Saluto
alla festa ladina del 20 dicembre 2007
a San Vigilio
di Marebbe
Cari Amici,
desidero fare un gesto simbolico,
con il quale interpretare questo splendido momento e darvi una prova concreta,
se mai ci fosse bisogno, che cammino con voi sul sentiero, finalmente aperto,
verso il ripristino dell’unità della Ladinia.
Questo gesto simbolico è in
due parti.
Nella prima, cioè ora, vi invito a pensare a questa antica Patria, questa
Madre Patria, che ha tanto sofferto in questi due ultimi secoli. Essa non
meritava queste sofferenze, non aveva fatto nulla di male, eppure c’è stato chi
è entrato nella sua casa, nella sua bella casa, da lei
fatta con tante fatiche e con tanto amore, e l’ha scaraventata a terra, l’ha
umiliata, l’ha ferita. Noi rabbrividiamo di queste sofferenze, ci chiniamo su
di essa, le tendiamo una mano e diciamo: «Siamo qui,
siamo tutti qui per te, Terra Madre, non vogliamo più che ti feriscano; non
aver paura; siamo qui, rendici degni di essere tuoi
figli!» E, anche a suo nome, le offriamo e le mettiamo al collo una collana
antica, forse quella che una mia antenata portò da San Martino in Val Badia; sì
perché anch’io, lo so da pochi giorni, per qualche goccia di sangue discendo da
una donna della Val Badia. [consegno al dott. Marco Pizzinini una antica collana d’argento]
Nella seconda parte di
questo piccolo gesto simbolico, immaginiamo sia ora essa,
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