Don Floriano Pellegrini

 

Saluto alla festa ladina del 20 dicembre 2007

a San Vigilio di Marebbe

 

Cari Amici,

desidero fare un gesto simbolico, con il quale interpretare questo splendido momento e darvi una prova concreta, se mai ci fosse bisogno, che cammino con voi sul sentiero, finalmente aperto, verso il ripristino dell’unità della Ladinia.

Questo gesto simbolico è in due parti.

Nella prima, cioè ora, vi invito a pensare a questa antica Patria, questa Madre Patria, che ha tanto sofferto in questi due ultimi secoli. Essa non meritava queste sofferenze, non aveva fatto nulla di male, eppure c’è stato chi è entrato nella sua casa, nella sua bella casa, da lei fatta con tante fatiche e con tanto amore, e l’ha scaraventata a terra, l’ha umiliata, l’ha ferita. Noi rabbrividiamo di queste sofferenze, ci chiniamo su di essa, le tendiamo una mano e diciamo: «Siamo qui, siamo tutti qui per te, Terra Madre, non vogliamo più che ti feriscano; non aver paura; siamo qui, rendici degni di essere tuoi figli!» E, anche a suo nome, le offriamo e le mettiamo al collo una collana antica, forse quella che una mia antenata portò da San Martino in Val Badia; sì perché anch’io, lo so da pochi giorni, per qualche goccia di sangue discendo da una donna della Val Badia. [consegno al dott. Marco Pizzinini una antica collana d’argento]

Nella seconda parte di questo piccolo gesto simbolico, immaginiamo sia ora essa, la Madre Patria a rivolgerci la parola. Il suo volto brilla di tenue luce rosata, le sue labbra sembrano tremare d’intima commozione, ma i suoi occhi sono pieni di amorevole luce: «Figli miei, mio sangue, ho atteso con voi questo giorno. Suvvia, non piangete! E’ bello vedervi tutti qui, riuniti. Cercate di essere sempre così, con il vostro lavoro, il vostro impegno, il vostro entusiasmo. D’ora innanzi vi parlerò nei colori delle albe e dei tramonti, nel fruscio del vento, nell’eco delle valli, nella nostalgia di pace infinita delle boscaglie, nel candore delle nevi, nello scorrere dei torrenti; sempre e ovunque, se saprete ascoltarmi. Sono felice che non vi siate dimenticati di vostra Madre, vi stringo la mano, vi ringrazio. Lasciate che anch’io vi lasci un segno di quello che voglio dirvi, un segno del mio desiderio che restiate uniti. Conservatelo! Allora io, vostra Terra Madre, non avrò più paura di essere umiliata, ferita e oltraggiata; sarò fiera di voi e nei vostri cuori regnerà la gioia e la pace». [consegno, sempre al dott. Marco Pizzinini, un cionc]

 

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