Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 8 febbraio 2006, p. 10

 

Sulle cosiddette coppie di fatto:

regolamentazione sì, riconoscimento no

 

Una suora mi incontra e mi dice: «Ogni volta che il papa parla delle coppie di fatto, mi vieni in mente. Perché non dici chiaramente, una buona volta, che la pensi come la Chiesa, di cui sei sacerdote? Altrimenti…».

Se dico: «Altrimenti che?», si agita; si inquieta anche se apro bocca con un timido: «Sì, ma…». Ho conosciuto troppe situazioni per non ritenermi in obbligo di distinguere e, ancor più, per non rendermi conto che la chiarezza senza misericordia non giova.

Penso a D. «Solo due mesi fa ce l’ho fatta a perdonare mia mamma. Non mi voleva e stringeva la cintura, per non far vedere che era incinta di me. E’ stato il mio compagno, nel periodo di Natale, che mi ha dato la forza di perdonarla. Con nessuno ho vissuto momenti così intensi, come quelli con lui». D. è un giovane di ventisette anni.

P. è un uomo di trentacinque: «Ci siamo detti: Ciao, nient’altro, e ci siamo lasciati. Ma abbiamo vissuto assieme dieci anni stupendi».

M. è diventata madre a vent’anni; ora convive con un altro.

B. è stata la compagna di N. per oltre vent’anni, finché, quasi dalla mattina alla sera, è stata piantata e manata fuori di casa: lui si era invaghito di un’altra.

Con l’espressione «coppie di fatto» ci riferiamo, insomma, non a un preciso fatto ma ai più svariati fatti… e misfatti. Alla prima, romantica esperienza di convivenza e rapporti intimi, etero o omosessuali, alla forma di patto implicito di convivenza, all’avventura prolungata. C’è dell’amore autentico e del sopruso, a seconda dei casi; la necessità di pazientare e, in altre, l’urgenza di intervenire. Pienezza di comunione, pur senza le forme e gli impegni formalizzati del matrimonio, ed egoistico sfruttamento della piacevolezza fisica del corpo di un altro o di altri aspetti del suo essere.

Damiano di Lugano scrive sul «Corriera della Sera Magazine»: «Qui contano i soldi, i soldi e ancora i soldi. Devi essere ricco, figo, abbronzato e modaiolo, sennò non esisti. I coetanei che conosco sono tutti separati e cercano solo, uomini e donne, avventure con il più figo in circolazione» (26 gennaio 2006).

Pur tuttavia e proprio per evitare il peggio, per quanto non abbia senso parlare di riconoscimento delle coppie di fatto, trattandosi di casi di convivenza non solo molto diversi ma persino contrapposti, mi sembrerebbe doveroso il Legislatore intervenisse con una qualche regolamentazione, che stabilisca esplicitamente quello che ora può essere regolato solo per analogia con i rapporti matrimoniali o della vita sociale in genere.

Ciò, ripeto, non al fine di avvallare (e a che scopo?) situazioni oggettivamente precarie, ma di renderle un po’ meno precarie, in tanto in quanto possibile.

A me, comunque, come sacerdote, al di là del concretizzarsi o meno, in un futuro più o meno vicino, di simile regolamentazione minimale, restano aperti spazi enormi di vicinanza, aiuto e, sempre, sempre, tanta misericordia. Questi sono per me impegni, non solo sentimenti, cui sono tenuto già ora e al di là di tutto.