«Corriere delle Alpi», 28 febbraio
2006, p. 19
Rispetto,
profondo rispetto!
La cosa che più mi irrita, forse l’unica che
riesce a farlo, è l’ipocrisia, quel certo lasciarti intendere o dirti «So più
di te» o, peggio, «Conto più di te», riferito a dimensioni che non ammettono
una graduatoria: quelle costitutive della dignità umana.
Credo sia stata offesa la stessa dignità di
un uomo, quando è stato chiesto alla medaglia d’oro Gerhard Plankensteiner di
cantare l’Inno di Mameli e, assieme a venti giornalisti dell’«Alto Adige»
sottoscrivo la condanna per «la più totale mancanza di rispetto e la violenza
psicologia, contraria alle più elementari norme di deontologia professionale»
messa in atto durante un’intervista della Rai. Scusa, Gerhard, per
l’umiliazione che hai subito!
Ma credo sia stata offesa egualmente la
dignità umana di quanti cercarono la libertà istituzionale dall’Austria,
nell’Ottocento, affermare, come è stato fatto di recente in un incontro a
Cortina d’Ampezzo, che l’esponente di tale movimento libertario, Pietro Fortunato
Calvi, era un «personaggio controverso e contraddittorio». Grazie, Pier
Fortunato, per quel che hai fatto!
Profondo rispetto voglio testimoniare a Luca
Coscioni, leader radicale, morto il 20 febbraio. Ci sono molte idee, di lui,
che non condivido; ma l’amico radicale Roberto Salvan mi ha fatto capire, da
anni, che una persona, pur con idee diverse dalle mie, può avere un
comportamento tale che merita non solo rispetto, ma persino affetto. Grazie,
Luca, per il tuo coraggio!
Profondo rispetto voglio testimoniare e alle
donne regoliere, a cominciare da mia madre: voi siete sempre state le «Alpine»
che, con la tenacia silenziosa del vostro essere presenti sul territorio, avete
portato avanti la vita dei paesi. C’è
chi continua a dire che siete discriminate nella vostra dignità e dovreste
rivolgervi al giudice, per far applicare la legge regionale del 1996, l’ultima
sulle Regole.
Io, che ho lavorato materialmente per
stendere tale legge, devo ripetere che soggetto delle Regole non è né l’uomo,
né la donna, ma la famiglia originaria e ogni Regola ha da sempre il diritto di
stabilire – come dice proprio la legge - «i criteri oggettivi di appartenenza»,
ovvero in base a cosa esiste famiglia originaria. Insomma, trovo come minimo ridicolo
si continui a speculare su di voi,
tirando in ballo la «storia» della vostra discriminazione. Prometto,
comunque, da parte mia, d’essere totalmente al vostro fianco, nei casi in cui
mi segnalaste qualche discriminazione o persino violazione della vostra pari
dignità umana!