«Stile Zoldano», n. 223, marzo
2006, p. 7
Lo sviluppo reale è integrale
Ringrazio Maria Francesca Cinefra e Vittorio
Brustolon per aver letto con attenzione (per quanto non condividendole del
tutto) le mie considerazioni sull’iniziativa provinciale di far dichiarare le
Dolomiti, da parte dell’Unesco (un organismo dell’Onu), «patrimonio
dell’umanità».
Se ne avrà un vantaggio turistico? Osservo,
anzitutto, che le realtà dichiarate «bene dell’umanità» sono centinaia e
centinaia. Tra esse, per fare un esempio, vi è la stessa Città del Vaticano;
ebbene: sarebbe ridicolo affermare che la gente va in piazza San Pietro per
vedere un «patrimonio Unesco»; ci va, come sempre, per ben altri motivi!
Ammettiamo pure, comunque, che ne verranno
dei benefici turistici (nessuno può escluderlo). Il signor Brustolon dice che,
in un caso analogo, la casera di Pramper, una volta inserita nel Parco delle
Dolomiti Bellunesi, ha ricevuto dei contributi e si sono potute fare delle
ottime ristrutturazioni. Ciò è vero, e l’ho constatato di persona; ma è proprio
questo che mi preoccupa! Mi chiedo, infatti, perché, per concedere dei
contributi, lo Stato ha voluto prima ottenere dal Comune l’accettazione di una
serie di clausole che, per molti aspetti, comportano effettive limitazioni
all’esercizio del diritto di proprietà. Fino a che punto è giusto (se lo è)
perdere dei diritti, per avere dei contributi? Sono dell’idea sia meglio non
aver fretta nel vendere un immobile; i soldi vanno e vengono e quello che è venduto,
è perso.
Ci vorrebbe ben altro fossi contrario, come
è stato scritto, allo sviluppo della nostra amata valle! Quando viene a
trovarmi qualcuno, lo accompagno volentieri a vedere, fra le altre cose, gli
impianti di risalita. Nel periodo invernale, le piste illuminate offrono uno
spettacolo veramente piacevole e provo in me, pur senza averne merito, un po’
di fierezza per simili, impegnative realizzazioni.
Nel contempo, però, devo affermare e, se
necessario, scrivere, che lo sviluppo reale della Valle non coincide, né può
essere semplicisticamente ridotto al suo sviluppo turistico. Anche dal punto di
vista strettamente economico, c’è miglioramento là dove a una vendita
corrisponde un investimento. Si può parlare di progresso solo se il vecchio è abbandonato,
ma sostituito con qualcos’altro, e migliore. E vi è sviluppo di una società locale,
se sono i locali a svilupparsi, non se vengono favoriti dei residenti fuori
valle. C’è sviluppo sociale del senso della solidarietà, solo se si è capaci di
preferire, nelle contrattazioni, un paesano, anche se, sul momento è meno in
grado di soddisfare un desiderio di guadagno materiale. Al di là del guadagno immediato
ed esclusivamente materiale (in quantità di schéi),
vi è per tutti un guadagno, anche economico, altrimenti si creano nei paesi della
valle inattese concorrenze commerciali e una lievitazione dei prezzi, cui poi non
si riesce più a far fronte; inutile lamentarsi, allora, queste cose devono
essere comprese e messe in pratica prima di procedere, come si è fatto troppe
volte, a tali tipi di vendita!
Non è sviluppo reale se, con il continuo
vendere terreni, tabià e case vecchie, con l’abbaglio del guadagno immediato ed
esclusivamente personale, si mette la comunità dei paesani in una situazione di
crescente rivalità e disagio economico, perché incapace di far fronte alle
offerte di acquisto dei forestieri.
Con operazioni di pura facciata, come la
dichiarazione che le montagne delle Dolomiti sono «patrimonio dell’umanità»,
gli Zoldani troveranno un motivo in più per restare? E’ forse questo che
risolve i loro (i nostri) problemi, per cui le famiglie continuano a trasferirsi
in altre località, anche per motivi di puro lavoro? Io vedo che di quattro
comunità di suore, presenti in Valle, non ne è rimasta una; di otto canoniche,
sei sono rimaste senza parroco residenziale; di tutte le scuole frazionali,
sono rimaste in quattro… Dai nostri politici è giusto attendersi cose più
concrete, di simili dichiarazioni altisonanti. Ripeto: interventi più
concreti!
Insomma, per concludere, ho ritenuto e
ancora credo mio togliere false aspettative, distruggere miti senza fondamento,
troppo simili alle favole ma per nulla divertenti. Zoldo, come tutti i paesi di
montagna, merita di essere vissuto e valorizzato, nella consapevolezza della
sua realtà, difficile e pur amabile, con la conoscenza della sua identità e del
suo territorio, della sua storia, della sua lingua, della sua gente; con il
lavoro, la solidarietà, la gioia di stare insieme. I giovani mi comprenderanno,
nel loro cuore essi comprendono che le mie parole sono sincere; io non voglio
ingannare nessuno, meno che meno loro; e in me potranno sempre trovare un
compagno di viaggio forse un po’ esigente, ma affidabile.