Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 1° febbraio 2006, p. 10

 

Lamon con Trento: il totale fallimento

della classe politica bellunese

 

E’ ufficializzata persino dalla costituzione dello Stato repubblicano l’ingiustizia di dividere i cittadini in squadre di serie A e di serie B; le «squadre», inutile negarlo, come hanno fatto, scandalosamente, intere generazione di politici, sono le Regioni, aventi struttura statutaria e fiscale assai diversificata. Come se il lavoro e le fatiche di alcuni dovesse essere punito con più tasse, e quello di altri facilitato: perché mai?

Che una provincia come Bolzano, o quella di Trieste, fosse, al momento in cui è stata promulgata la costituzione, in condizioni particolari, che per allora (e solo allora) poteva giustificare ciò, nessuno lo nega: ma anche Trento era in condizioni speciali nel 1946? Anche il Friuli? La Valle d’Aosta? La Sicilia e la Sardegna? Non ne vedo il motivo e in me è sempre più forte lo sdegno per tale favoritismo istituzionalizzato.

E non basta: gli errori istituzionali sono vasti e profondi.

Con che diritto (e con che serietà)i comuni di  Cortina d’Ampezzo, Colle Santa Lucia e Pieve di Livinallongo sono stati inseriti nella provincia e nella diocesi di Belluno, con la quale non avevano nulla a che fare? Con che diritto è stata distrutta una comunità civica e poi una diocesi di Feltre, per inglobarle con Belluno, con il quale non avevano nulla a che fare? Con che diritto una comunità autonoma come il Cadore è stata ridotta a pura espressione morale e culturale nell’ambito della provincia di Belluno, dalla quale si era sempre orgogliosamente tenuta distinta?

Una struttura amministrativa come la provincia di Belluno è priva di reale fondamento storico e persino di unità geografica, è un’»ammucchiata» disposta dallo Stato, per i suoi scopi di organizzazione del territorio; se venisse abolita, così com’è, sarebbe meglio! E sarebbe ora!

Bene ha fatto, pertanto, la comunità di Lamon a chiedere il passaggio con Trento: con Belluno non ha niente a che fare, se non perché costretta da decisioni calate dall’alto. Ora essa stessa prende in mano il proprio destino.

Se uomini, donne, intere famiglie di Lamonesi erano costretti a partire dall’amata terra nativa, in cerca di lavoro, i politici facevano vedere «tutta la loro solidarietà», si dicevano «disponibili» a fare questo e quello; facevano ben poco altro, ma intanto ottenevano, con le loro promesse, di tener calma la popolazione, farle perdere tempo e demoralizzarla, insinuando il dubbio che nulla sarebbe cambiato.

Se ora l’intera comunità emigra, diciamo così, i politici non sanno più che faccia fare, si vedono persi, non possono più ripetere il ritornello: «State fermi, fate i bravi, vedrete che belle cose faremo per voi!». Si è visto! Ed è il «famoso» scandalo che abbiamo sotto gli occhi.