Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 28 gennaio 2006, p. 16

 

Don Francesco Pellegrini, sacerdote e storico

 

I giorni scorsi è stato presentato il libro degli Atti del convegno svoltosi nel 2003 su Don Francesco Pellegrini, un sacerdote nato a Falcade nel 1826 e morto a Belluno nel 1903. Un grande studioso di storia, come è noto e come ben spiegano Ferruccio Vendramini (pp. 1-67) e Marco Perale (pp. 69-77), oltreché (per alcuni profili particolari) Davide Faoro (pp. 117-145) e Paolo Doglioni (pp. 157-160); ma studioso anche di altri aspetti culturali, come la linguistica o il folklore, sul qual ultimo si sofferma Daniela Perco (pp. 147-156).

E’ affidato a Paolo Pellegrini il compito di andare oltre l’indagine sullo studioso, per rivolgere l’attenzione all’uomo e sacerdote Don Francesco Pellegrini. Ciò avviene attraverso l’analisi (pp. 79-115) del dibattito da lui avuto con il vescovo di allora, Salvatore Bolognesi, in merito al dibattito sul cosiddetto «potere temporale» della Chiesa.

Dagli Atti emerge la solidità, come studioso storico del Pellegrini e la sua importanza, allora e non meno oggi, per la storiografia bellunese, che trova in lui un maestro indiscusso e un costante punto di riferimento.

A me, però, come suo piccolo discepolo nel campo della storia e confratello nel sacerdozio, sembrerebbe necessario venisse analizzato, mentre non è mai stato fatto, proprio il rapporto tra esercizio del ministero sacerdotale e studio storico. E’ lo studio storico un di più e, alla fin fine, una sottrazione di tempo e di energie al ministero sacerdotale? O può essere, al contrario, una forma di servizio alla Chiesa e alla comunità locali? E’ stato, un Don Francesco e poi – solo per fare un nome – un Don Ferdinando Tamis, un sacerdote «a tempo limitato», per potersi dedicare alla sua vera passione, la storia?

Certamente non è così, né per l’uno né per l’altro sacerdote e storico agordino. Ed è, proprio per questo, che, personalmente, non avrei mai scritto un sottotitolo come quello che appare nel libro degli Atti del 2003: «storico, educatore, sacerdote». A mio parere la qualifica di sacerdote doveva essere indicata al primo posto», perché solo così sarebbe stata rispettosa dell’identità che Don Francesco aveva voluto dare a se stesso. La scelta operata, svela però ad un tempo la maggior considerazione di lui quale storico, la non ancora compiuta indagine sulla sua personalità (di fondo!) quale sacerdote e la mancata soluzione del conflitto – tutto nostro perché allora inesistente – tra esercizio del ministero e indagine storica.

Sono dell’avviso, pertanto, che sia necessario affrontare anche questo profilo e questa questione, per avere di Don Francesco Pellegrini un profilo complessivo e centrato sulla dimensione portante, quella del sacerdozio; e per ridare allo studio storico, nell’ambito ecclesiastico, un più sicuro rilievo e apprezzamento ministeriale.