«Stile Zoldano», n. 210, dicembre
2005, p. 6
Tutela Unesco e senso della storia
La signora Maria Francesca Cinefra, che non
conosco, è rimasta «molto colpita» e stupita dalla avversione, mia e non solo
mia, all’iniziativa provinciale di far dichiarare le Dolomiti, da parte
dell’Unesco, «patrimonio dell’umanità».
Il suo stupore è ben comprensibile, perché «sui
banchi di scuola e della vita», come dice, ha imparato male la storia. Essa (la
storia), non è affatto un destino che ci sovrasti e di cui non resterebbe che
prendere atto, ma l’insieme delle opere degli uomini, frutto della loro volontà
e delle loro scelte, di piccola o grande economia, di piccola o grande visione
delle cose.
Noi vogliamo, almeno nel nostro territorio,
imporre la nostra volontà, senza la minima titubanza, nel rispetto delle leggi,
ma anche con la richiesta, ferma e quanto mai solenne, che le leggi si decidano
a riconoscere e garantire noi, come comunità storica, nella nostra identità.
Basta con i complessi di inferiorità e il
continuo tormento del dubbio interiore di valer meno!
Basta con i romanticismi dei mille e mille
che dicono belle le nostre Dolomiti, ma sulle Dolomiti non vivono!
Basta con i pacifismi di chi pensa sia
necessario andar sempre d’accordo, mentre, quando è necessario, bisogna
combattere!
Basta con gli spiritualismi, per cui in nome
della fraternità universale non si vogliono affrontare i problemi concreti
della gente di montagna!
La cultura attuale, grondante di
cosmopolitismo capitalista, di destra e di sinistra, è una malattia mortale per
noi, come pure per l’intera umanità, soprattutto per i piccoli e i poveri. Nel
nostro piccolo la combattiamo e la combatteremo fino all’ultimo respiro!
La Storia un giorno ci darà ragione. Avrà
misericordia di chi l’avrà compresa tardi, pietà di chi non avrà voluto
ammetterla, ma ribrezzo di chi avrà ostacolato la presa di coscienza della
preminente dignità umana su tutte le strutture storiche, economiche e culturali.