Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

Opuscolo pro manuscripto del 2005

 

Tra San Giuseppe e Sant’Orsola:

il patrocinio della buona morte 

 

La devozione a Sant’Orsola è giunta a Coi da Vigo di Cadore, che, per importanza ecclesiastica, è la seconda pieve del Cadore. A Vigo fin dal XIV secolo esiste una celebre cappella in onore della Santa.

Sant’Orsola era invocata dai fedeli quale protettrice presso Dio per ottenere la grazia di morire con il conforto spirituale dei Sacramenti. [1] Un patrocinio simile a quello di San Giuseppe, invocato per ottenere una buona morte. [2] Questo parallelismo aiuta a comprendere il significato particolare del «buon morire» chiesto a Dio per intercessione di San Giuseppe: esso si riferisce principalmente all’aspetto fisico, quale «morire serenamente, senza sofferenze», mentre nel protettorato di Sant’Orsola ci si riferisce soprattutto all’aspetto spirituale, quale «morire in grazia di Dio».

Tra le due devozioni, legate al momento della morte, quella a San Giuseppe fu prevalente, nell’alta valle di Zoldo, a testimonianza di una piuttosto diffusa preoccupazione fisica della sofferenza legata al morire; anche se, ovviamente, era ben presente pure la ricerca spirituale dell’assicurare alla propria anima la salvezza eterna.

La devozione a San Giuseppe trovò il suo culmine,  all’interno della Regola Grande dai Coi, nella fondazione della chiesa di Brusadaz, voluta dagli abitanti di Brusadaz e Costa nel 1682 e condotta a termine le 1693. [3]

La chiesa di Coi conserva, purtroppo in cattive condizioni, il ritaglio superstite di un pregevole gonfalone settecentesco della Scuola dei Morti, già esistente a Fusine, soppressa e riposta in essere proprio dagli abitanti di Brusadaz, il 13 settembre 1856, con il nome di «Sodalizio dei morti». [4]

La nostra chiesa conserva, inoltre, donata dalla famiglia Pellegrini, una stampa settecentesca di San Giuseppe, proveniente dalla cittadina tedesca di Augusta. [5]

Ed è sempre all’interno di questa famiglia che abbiamo testimonianza della devozione a Sant’Orsola, in quanto essa conserva, tra i propri oggetti di devozione, una piccola reliquia, che, in occasione della festa della Santa, il 21 ottobre, viene esposta in chiesa. Di recente (2005) è stato poi trovato, tra il materiale d’archivio dei Pellegrini Vésco, un santino settecentesco, raffigurante Sant’Orsola, qui riprodotto, per quanto in bianco e nero. Si tratta di una stampa, probabilmente del Settecento, di cm. 8.5 x 13 di altezza, acquerellata a mano, piuttosto deteriorata da tracce di umidità e d’altre cause. Reca in basso la scritta: «S. Orsola V. e M. con XI m[ila] Compagne».

L’usatissima Filotea di don Giuseppe Riva ha  tre preghiere a Sant‘Orsola. [6] Le riportiamo, a titolo di documentazione, per quanto non corrispondano più alla spiritualità (o, almeno, al frasario) attuale:

[1] Per quel tenerissimo amore che voi portaste maisempre a Gesù Cristo, per cui, sebben principessa di nascita, allevata alla corte paterna, fornita di tutte le doti che sogliono avere nel mondo le più distinte fortune, e chiesta in isposa da un principe dei più rinomati d’Europa, rimaneste ognor immobile nel gran proposito di conservar sempre intatta la vostra verginità, deh! impetrate a noi tutti, o gloriosa s. Orsola, di non macchiar giammai la castità, conveniente al nostro stato, e di non mai deviare, né per allettamenti, né per minaccie dai nostri buoni proponimenti. Gloria al Padre…

[2] Per quella magnanima risoluzione che voi sapeste insinuare a tutte le vergini vostre compagne di preferir gli sponsali con Gesù Cristo ai collocamenti più vantaggiosi coi più illustri personaggi del mondo, per quel giubilo che provaste, quando sorpresa la vostra nave da spaventosa tempesta che vi costrinse a prender porto presso l’imboccatura del Reno, e di là a Colonia, anziché ai lidi della Gallia Belgica, ove eravate diretta, riconosceste esauditi i vostri voti, cadendo nelle mani dei barbari piuttosto che in quelle del duca Conano e degli altri ufficiali Brettoni, che aspettavano voi e le vostre compagne in proprie spose, ottenete a noi tutti, o gloriosa s. Orsola, di riconoscer sempre dal cielo tutto ciò che accade di sinistro sopra la terra, e di adoperarci con ogni sforzo per indurre a mantenere i nostri prossimi nella strada della salute. Gloria…

[3] Per quell’ammirabil intrepidezza colla quale sacrificaste unitamente alle vergini vostre compagne il sangue insieme e la vita, anziché mancare alla fede giurata a Gesù vostro sposo, e per quelle infinite benedizioni che in ogni tempo spargeste sui vari beneficentissimi Ordini istituiti sotto la vostra protezione e il vostro nome per informare le giovani nella pietà la più soda, ottenete a noi tutti, o gloriosa s. Orsola, di essere sempre disposti a soffrire qualunque tormento, anziché tradire i doveri della propria coscienza, e di vivere sempre in maniera da meritarci il vostro speciale patrocinio sopra la terra, e l’eterna partecipazione alla vostra gloria nel cielo. Gloria…

 

In rapporto alla devozione, vennero dati anche i nomi di persona e varie donne della comunità hanno portato, e ancora hanno, il nome di Orsola.

Infine, in onore della Santa e in ricordo di Orsola Rizzardini in Costa, di Col di Coi (m. 1958), alcuni anni fa il pittore Giu Pin, ne ha fatto l’affresco accanto al portone d’ingresso dell’abitazione di famiglia, allora abitata dal figlio Mario e da sua moglie Santa Marta De Toffol. In tale affresco Sant’Orsola è raffigurata, con colori vivaci, quale giovane e bella principessa; nello stesso tempo la collocazione dell’affresco sta a indicare che la Santa  è vicina alla vita di quanti l’invocano, quale fu, nel caso concreto, la madre di Orsola Rizzardini, che le era particolarmente devota ed ottenne la grazia (se può essere considerata tale) di conoscere anticipatamente la data della sua morte, sicché poté prepararsi cristianamente con cura.

 

 



[1] RIVA Giuseppe, Manuale di Filotea Divina; Bergamo, Stab. Fr. Cattaneo Succ. Gaffuri e Gatti, 1891, p. 619. «Edizione pubblicata in pieno accordo con gli Eredi dell’Autore e conforme alla XXXI di Milano».

[2] RIVA G., Manuale…, op. cit., p. 619.

[3] VIZZUTTI Flavio (a c.), Tesori d’arte nelle chiese dell’alto Bellunese. Val di Zoldo; Provincia di Belluno Editore, 2005, p. 47.

[4] PELLEGRINI Floriano (don), Lo spirito ladino di Zoldo; Centro culturale «Amicizia e Libertà», pro manuscripto, 2001, pp. 93-98. Il decreto vescovile d’istituzione è del 28 novembre 1858.

[5] Si tratta di una stampa, sostanzialmente ben conservata, di cm. 50 circa di base x 72 circa di altezza, posta nella sua cornice originale, tinta di nero, restaurata nel 2003 da Gualtiero Gasperini. Raffigura un robusto San Giuseppe che regge con il braccio destro un maturo Gesù bambino, che gli offre una corona di fiori (piccoli gigli); lo stesso San Giuseppe sotto il bambino tiene il bastone fiorito, di cui parla la leggenda, con sette identici piccoli gigli. Con la sinistra, il Santo sembra offrire il bambino ai fedeli, mentre il suo sguardo è rivolto al Cielo.In basso compaiono due scritte: a sinistra «Alexand. Marchesini pinx.», e a destra «Georg Christoph Kilian sculps. et excud. – Aug. Vind.». In alto, al centro, un cartiglio dice: «Pater per quem servata est stella Iacob», una vignetta a sinistra ha le parole: «Hanc servans omnia reddo – Dabo Illi Stellam matutinam Apoc. 2» e una a destra: «Hanc tremens omnia rego – Genus David Stella splendida Apoc. 17».

[6] RIVA G. Manuale…, op. cit.. 1891, pp. 793-794.