Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 27 dicembre 2005, p. 11;

«Il Gazzettino», edizione di Belluno, 28 dicembre 2005, p. 15;

«Ciasa de ra Regoles», n. 98, gennaio 2006, p. 6

 

Regole d’Ampezzo e identità

 

La nostra Fondazione, portavoce della famiglia costitutiva del maso originario di Coi di Zoldo, trova ingiustamente negativi i commenti giornalisti sull’assemblea straordinaria delle Regole d’Ampezzo.

Nel mentre è comprensibile l’amarezza di quanti avevano lavorato, con coscienza, per proporre sostanziose modifiche al laudo, è più da apprezzare che da criticare la grande prudenza che gli ampezzani hanno mostrano, un’altra volta, nell’introdurre novità che avrebbero potuto stravolgere il senso stesso dell’identità della loro più antica e cara istituzione.

Non si tratta, infatti, nelle decisioni prese, di un affronto – come è stato scritto - alla dignità delle donne. Né di escludere nuove famiglie. Né di impedire la cessione di terreni collettivi, sia pure ai regolieri, per la costruzione di nuove case.

Si trattava, invece, di stabilire, ed è stato fatto, che soggetto di diritti nelle Regole non è il singolo, maschio o femmina che sia, ma la famiglia originaria.

Di ribadire, ed è stato fatto, che nessuna, pur prolungata residenza nel comune sede di una Regola conferisce, da sé stesso, un pur minimo diritto d’ammissione alle Regole.

Di ribadire, ed è stato fatto, il principio che il bene collettivo deve essere salvaguardato, per quanto possibile, nella sua integrità, e che ogni eccezione deve essere motivata da un pari e superiore interesse collettivo, non da finalità di interesse privato, pur importanti.