Pubblicato riassunto da: «Il
Gazzettino», edizione di Belluno, 9 dicembre 2005, p. 23
Affreschi nella chiesa di Dont
«Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto
Bellunese», dedicato quest’anno alle chiese della valle di Zoldo non poteva,
probabilmente, concludersi in modo migliore.
Si tratta di questo: in agosto erano
iniziati, nella chiesa di Dont, in comune di Forno di Zoldo, lavori di pulitura
e sistemazione interna, ad opera della ditta incaricata, i Fratelli Fabris di
Cornuda. Durante tali interventi, sono emersi, con grande piacere dei restauratori,
dei parroci e della comunità locale, alcuni affreschi, sul lato ovest della
chiesa.
Alcuni sono ottocenteschi e collocabili
all’epoca dell’inaugurazione del monumento allo scultore bellunese Andrea
Brustolon, allora ritenuto di origini zoldane.
Altri, ben più interessanti, sono del
Cinquecento e firmati. Un cartiglio, nella parte superiore, dice infatti: «DEL.
1582. FV FATO QUESTA O[PE]RA [DA] MA[ST]RO ZUAN M[AR]IA D[E]LA VIL[A]». Certa è
la lettura della frase nella prima parte, con qualche dubbio nella seconda,
relativa all’autore, che sembra essere uno sconosciuto Giovanni Maria di Villa,
frazione della medesima parrocchia.
Sotto il cartiglio, più o meno recuperate,
le immagini di quattro santi. Il primo da sinistra è l’arcangelo San Michele,
in abito da soldato romano e sandali, che regge nella sinistra una bilancia per
«pesare» ossia valutare la santità delle persone, e nella destra ha una lancia,
con la quale uccide il demonio, raffigurato da drago (come nelle visioni bibliche
dell’Apocalisse).
Il secondo santo è il Giovanni Battista, che
tiene in braccio l’Agnello del riscatto, simbolo di Cristo.
Il terzo è con tutta probabilità San
Valentino, patrono di Mareson, con berretto presbiterale, casula rossa, nella
sinistra la palma del martirio e nella destra un libro sacro.
Il quarto è San Pellegrino delle Alpi,
patrono di Coi, nei tratti agiografici che gli sono propri: abito da
pellegrinante, bordone nella destra e nella sinistra la catena che blocca, ai
suoi piedi, un buffo diavolo in forma di capretta.
Sotto queste quattro immagini, vari, anche
piacevoli grotteschi.
E’ interessante, ma per il momento
inspiegabile, la scelta dei quattro santi, nessuno dei quali venerato a Dont e
due dei quali titolari di chiese della pieve di San Nicolò di Fusine, una delle
quali poi (Mareson, nel 1944) divenuta parrocchia autonoma.
Interessante, in particolare, l’immagine di
San Pellegrino che, a questo punto, resta la più antica della valle, poiché
l’altare di Coi, dedicato al Santo, è del 1618. Interessante pure la presenza
di questa devozione a Dont, segno della vasta diffusione in valle del culto a
Pellegrino, testimoniato come cognomi De Pellegrin e Pellegrini a Fornesighe,
Dozza, Cella, Maso di Levazono, Mareson, Col e Coi.