Articolti e studi di Don Floriano Pellegrini

 

Foglio, pro manuscripto, 2004

 

Coi. La chiesa

 

La cappella gentilizia

 

Voluta dalle famiglie originarie, Pellegrini e Rizzardini, forse verso la metà del Quattrocento, la cappella gentilizia, pur rovinata e inclusa nella sagrestia, è la struttura architettonica più interessante del paese.

Orientata esattamente a sud-est, si sviluppata su sei lati: il frontale e maggiore, quattro laterali e uno di fondo, raccordati da volte, due delle quali tronche, a motivo dello sconsiderato ampliamento della prima metà del Seicento, quando alla cappella vennero aggiunte in facciata la chiesa attuale  e, sul suo lato destro, una stanzetta con funzioni di sagrestia.

La parete frontale, a ovest, si chiude in alto con un arco, e reca in affresco un motivo geometrico ornamentale. La porta di accesso corrisponde probabilmente all’iniziale e la bacheca che le sta a fianco, bassa e regolare, era una finestra. Nella parte inferiore, la parete venne tinta leggermente di rosa, forse nel Settecento: felice intuizione simbolica, a indicare che, rimanendo nella Chiesa vivente, si può godere della perenne, affascinante aurora del Cristo che, sole vivo, nasce nel mondo per accompagnare la storia di ogni uomo.

La parete di fondo, rovinata da profonde crepe per la sconsiderata crescita di alcuni abeti sul terreno circostante, comprende la finestra originaria, ora murata, decorata con motivi ornamentali, fatti «a pónta e mazót», come altri che spiccano sul suo primo lato sinistro e che, con ogni probabilità, erano anche sul suo primo lato destro. Queste ultime decorazioni sono la stilizzazione di un vaso di fiori, posto a ornamento della croce greca, sopra affrescata e indicante l’avvenuta consacrazione. Sopra la finestra, il piccolo disegno di un vaso con tre fiori.

Colpisce la voluta inclinazione del (suo) lato destro della finestra, per cui essa volge esattamente verso sud. Il simbolismo di questa «astuzia» architettonica è evidente: vuole indicare che la Chiesa è aperta alla luce di Cristo, che, sorto nel mondo, va verso il suo splendore (il mezzogiorno); è Cristo stesso il grande santo pellegrino! Compagno di viaggio nel pellegrinaggio terreno di ogni uomo, lo conduce, nella Chiesa,  alla somma luce del Cielo.

Nella finestra-bacheca è conservato un frammento di salterio del Quattrocento.

Nel vano della cappella originaria e della sagrestia vera e propria ci sono altri oggetti interessanti:

La campanella della Regola, utilizzata dai discendenti degli originari nelle loro assemblee: opera in bronzo dell’artigianato locale, è abbellita da una duplice scenetta di caccia.

Un vaso in pietra, con coperchio in ferro battuto: è un mortaio per la resina che, presa dalle formiche sulle piante del bosco, era da esse spruzzata di urina e depositata nei formicai; gli antichi si erano accorti che aveva un buon profumo e l’adoperavano come incenso.

Una copia dello stemma della famiglia originaria dei Pellegrini, collegati alla chiesa anche nel nome.

Una tavola in legno raffigurante la Madonna del Parto (forse copia della tela di un altare della chiesa di Pecol – purtroppo distrutta da un incendio nel 1961 – e di un affresco di un’antica casa sempre di Pecol).

Una targa in ottone dice «DIVO PEREGRINO DICATA - IAM IN CONSTITUTIONE -LIBERI MANSI - DEY COY - DOMINI PEREGRINI - CUM COLONES [sic !] – RIZZARDINI - EX PLANACII MANSO – VOLUERUNT - a. p. m.».

 

Il patrono: San Pellegrino delle Alpi

 

Il «Martirologio Geronimiano», del 592 circa, ricorda un San Pellegrino quale primo vescovo di Bouhy, in Francia. – La «Passio Peregrini», scritta nel 600 o poco dopo, afferma, con più particolari, che un sacerdote romano dei tempi di papa Sisto (115-125), di nome Pellegrino, fu inviato dal papa stesso, assieme ad alcuni compagni, ad aiutare una comunità cristiana della Gallia (attuale Francia), perseguitata dai pagani. Ad Antricus, ora Auxerre, quei missionari riuscirono a convertire al cristianesimo molte persone; a Interamnis, ora Entrains-sur-Nohain (nel dipartimento della Nièvre), mentre predicavano, il giorno della festa di Giove, vennero invitare ad offrire il sacrificio alle divinità e si rifiutarono; allora furono imprigionati, a Bougiacus, ora Bouhy, e Pellegrino fu decapitato. – Il «Catalogo dei Vescovi» di Auxerre, e le «Gesta Pontificum Autissiodorensium», redatti tra l’873 e l’876, indicano in Pellegrino il primo vescovo di Auxerre.

San Pellegrino è, dunque, un santo molto antico e romano; se non proprio il primo vescovo di Auxerre, il primo evangelizzatore e Pastore, ucciso a Bouhy dai pagani. Nel Sei-Settecento i resti del suo corpo da Bouhy furono portati ad Auxerre, all’abbazia di San Dionigi, dove ben presto si sviluppò il suo culto, perché la locale chiesa paleocristiana (di cui rimangono solo le fondamenta e la cripta, incorporate in una chiesa protestante) era dedicata a lui. – L’abate di San Dionigi donò a papa Leone III (795-816) alcune reliquie di San Pellegrino e il papa fece costruire sul colle vaticano una chiesetta e un ospizio per i pellegrini francesi.

Documenti del 1110 e 1168 fanno noto che i pellegrini francesi da e per Roma avevano fatto erigere, in una amena località degli Appennini o Alpi tosco-emiliani, una cappella e un ospizio dedicati a San Pellegrino, affidandoli in gestione alla locale parrocchia di Fosciana. Tali cappella e ospizio ebbero un crescente successo di fedeli: vennero ingranditi, incominciarono a ricevere lasciti e a costruire chiese e ospizi, da essi dipendenti, in Toscana, Emilia e persino in Veneto e Trentino. A quel punto la loro gestione venne tolta alla parrocchia di Fosciana e affidata a dei monaci Agostiniani organizzati in comunità autonoma, detta «Ordine di San Pellegrino delle Alpi». Un po’ alla volta si fissarono anche due leggende, relative a San Pellegrino: la prima (fatta propria anche dallo scultore dell’altare di Coi, Jacopo Costantini, e ricordata dal Lazzarin) narra che egli era un principe di Scozia, che, rinunciato al trono paterno, era andato in Terra Santa, nel ritorno si era fatto monaco ed era morto esattamente dove sarebbe sorto il santuario appenninico. La seconda leggenda dice che la chiesa era stata fondata e dedicata al Santo ancora il 1° agosto 643 (da qui la data della festa). Pazienza!

Nel 1358 venne eretto l’ospizio del Passo San Pellegrino, tra Moena e Falcade, dove abitavano alcuni religiosi. Essi giravano nelle valli dolomitiche ad elemosinare, e diffondevano la loro devozione. Ed essa giunse anche a Coi…

 

La festa patronale

 

Delle antiche feste patronali, chiamate erroneamente sagre (il termine deriva dal latino sacra e da consacratio;  sagra è, dunque, nel vero senso della parola, la festa della consacrazione di una chiesa), quella di San Pellegrino delle Alpi, ai Coi, ha conservato meglio di altre la data, i colori e i riti della tradizione.

LA DATA della festa è sempre stata il primo agosto. Da una trentina d’anni si svolge, però, in due tempi: il primo giorno di agosto la festa liturgica, con la processione, la Messa e, se possibile, i Vesperi solenni; la prima domenica del mese (oppure, se coincide col primo del mese, la seconda) la «festa in piazza» con costumi, giochi, intrattenimenti e ballo serale.

I COLORI della festa sono dati da vari elementi, a cominciare dalla processione, che si snoda dalla chiesa alla piazza e viceversa, durante la quale, al suono delle campane e al canto dell’antico inno «Iste Confessor», viene portato il bel gonfalone con le immagini di San Pellegrino e del compatrono, Sant’Ermàgora, patriarca di Aquileja; mentre il sacerdote regge il reliquiario di Sant’Anna. Non essendoci una reliquia di San Pellegrino delle Alpi, essa venne «sostituita» da quella dell’omonimo Laziosi, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria (Serviti), che avevano un importante convento a Belluno, presso la chiesa di Santo Stefano, e facevano sentire il loro influsso fino a Coi.

Il giorno di San Pellegrino tutto il paese fa festa, da sempre, anche se, anni fa, c’era la necessità di raccogliere il fieno; quel giorno persino il pastore del villaggio riceveva, nella sua baita sopra le Lendine, una porzione speciale di cibo e alla sera gli era consentito, straordinariamente, di scendere alle case!

Il piatto tipico della festa sono le fùie rostide, altrove dette cròstoli.

Come tutte le tradizioni che si rispettino, anche la sagra di San Pelegrìn ha i suoi riti: I) Il gonfalone è sempre stato portato da uno dei membri delle famiglie originarie; II) E’ sempre stata gradita la presenza degli abitanti di Zoppè, il paese cadorino più vicino e i cui i terreni regolieri, pascolivi e boschivi, sono confinanti. Al punto che Coi possiede una reliquia di Sant’Anna, patrona di Zoppè, festeggiata pochi giorni prima, il 26 luglio, e alla cui festa gli abitanti di Coi si recavano annualmente fin quando, nell’Ottocento, venne loro proibito, per il sospetto di disordini politici e morali.

Ci allontaniamo dalla chiesetta esultanti. Negli occhi l’immagine delle volte e dei piccoli affreschi sulle strutture superstiti della cappella originaria, nell’animo il senso dei festosi addobbi della chiesa. Anche la brezza sembra festosa, quest’oggi, e la bellezza dello scenario montano dà un leggero senso di vertigine. Che San Pellegrino ci aiuti a camminare, forti e uniti, tra noi e con Lui, verso la sorgente stessa della bellezza e della gioia, Dio, alba di ogni vita e sole senza tramonto!

 

Reliquie e Messe di legato

 

La chiesa conserva due reliquiari lignei, settecenteschi. Il primo contiene le reliquie di S. Antonio di Padova, S. Vincenzo Ferrer (nella chiesa c’è una sua statua, ottocentesca), Sant’Anna, S. Pellegrino Laziosi e S. Mauro abate. Il secondo, le reliquie degli apostoli S. Bartolomeo e S. Matteo, S. Adautto, S. Paolo eremita e S. Antonio abate. Un terzo reliquiario, di fattura più recente, contiene una reliquia di Santa Monica.

La tabella con le «Funzioni, e Legati, che annualm[en]te si celebrano nella Chiesa Filiale di S. Pelegrino dei Coi» dice: «Il P[ri]mo d’Agosto Festa del Titolare si va con processione alla pred[ett]a Chiesa, si canta Messa con p[ri]mi , e secondi Vesperi. – Il lunedì delle Rogazioni si visita processionalmente la d.ta Chiesa, e si canta Messa. – Il di quattro Maggio giorno di S. Monica si va processionalm.te a d.ta Chiesa, e si canta Messa con Vesperi. – Il 25 Maggio giorno di S. Urbano, non essendo impedito si va processionalm.te alla d.ta Chiesa, e si celebra Messa bassa. – Il di 12 Luglio non essendo impedito si và con processione e si canta Messa, con primi e secondi Vesperi per la Festa di S.S. Ermagora, e Fortunato. – Infra la Quaresima si celebra una Messa bassa per la fondazione della Chiesa. – Per Legato [= p. l.] del q.m [=fu] Zuanne de Lucia Messe una n. 1; p. l. del q.m Giacomo Rizzardini Messe una n. 1; p. l. del q.m Zammaria Rizzardini Messe due n. 2; p. l. del q.m Bortolo Rizzardini Messe una n. 1; p. l. del q.m Valentin Zambianchi Messe una n. 1; p. l. del S[igno]r Zambatta Rizzardini di Col, e di D[onn]a Mattia sua Consorte Messe una n. 1; p. l. del q.m Jseppo q.m Bortolo Rizzardini Messe una n. 1; p. l. del q.m Bortolo q.m Piero Rizzardini Messe una n. 1; p. l. del S.r Gio. Batta Rizzardini, il dì di S. Anna non impedito Messe una n. 1».

 

La festa de San Duan

 

Scriveva agli inizi del Novecento Luigi Lazzarin: «Non solamente qui [in Zoldo] è distinta dalle altre la notte di San Giovanni [Battista] [=cioè la vigilia della festa, il 23 giugno, mentre la festa è il 24], ma da per tutto o quasi, e con varie cerimonie ed usanze è festeggiata. – Qui è questo costume, o meglio era, perché ora è quasi scomparso. La vigilia, le giovani di ogni villaggio vanno a raccoglier dei fiori per i prati, di ogni qualità ma specie di quelli detti fior de San Zuan. La sera a notte inoltrata, chiuse per bene le porte e le finestre con grembiuli ed altro, fanno il tradizionale bagno. Quelle di ogni singolo villaggio si raccolgono in una casa del villaggio stesso. Chiudono le porte col catenaccio e coprono le finestre acciò impedire di esser sorprese o vedute dai giovani che, sapendo l’usanza, non mancano di andar a vedere, se possono. In una caldaia d’acqua mettono i fiori e li fanno bollire alquanto. Poi versano l’acqua in na mastéla in mezza casa, la raffreddano un po’ con della fredda, mettono na caréga nel mastello e poi, ad una ad una, nude, vanno dentro e si coprono con una tela od altro acciò il fiador le faccia sudare; finito una, si veste e va sotto l’altra. – Intanto fanno da mangiare, o gnoch o lesagne o fùoie rostide od altro, ma sempre una merenda in gamba. Finito il bagno, mangiano e bevono  e così tirano mattina. Poi vanno in un prato e si bròdolano nella rugiada, nude, poi vanno per le vie della villa cantando, ed è quasi giorno. Perciò dicesi: San Zuan dai bagn o dai maign. – I giovani di nottetempo andavano a rubare la salata e mangiavano di questa in tal notte. Le giovani che avevano fatto il bagno si distinguevano dalle altre perché avevano la ciera più nobile. All’Avemaria della sera della vigilia, in tutte le chiese fanno campanot fino ad un’ora di notte, ma una volta facevano tutta la notte. In Zoldo Alto usano ancora e coloro che sono stati a far campanot vanno alla cerca per le case e raccolgono burro, farina e puina e si fanno i gnoch. Questo il costume del giorno di San Giovanni. – Anche degli ammalati vanno a brodolarsi nella rugiada di San Giovanni, ritrovandola efficace rimedio al proprio male. – In Alleghe fanno anche i fuochi sulle montagne».

 

I manufatti in pietra

 

1) IL PORTONE PRINCIPALE

Ha gli stipiti in pietra chiara di Castellavazzo, risalenti al 1902, a gradino e cornicione sembrano più antichi e di provenienza da verificare.

 

2) LA PAVIMENTAZIONE

E’ costituita da tre spazi, due del vano della chiesa e uno del coro. Il primo, subito dopo l’ingresso principale, ha una pavimentazione in assi di larice e risale all’ampliamento della chiesa del 1902; non lo consideriamo.

Il secondo spazio è in pietra di Castellavazzo, con lastre grigie e molto lievemente rossastre. Forse risale al periodo immediatamente precedente a quello di collocazione dell’altare maggiore, quindi al 1618; ma potrebbe, forse con più facilità, essere successivo. E’ un lavoro degno di nota, non fosse altro perché collocato a queste quote (1500 metri s.l.m.), semplice ma anche discretamente raffinato. Ha una lunghezza di metri 6,70 e una larghezza di metri 4,70,  E’ formato da lastre disposte in linea obliqua, di cm. 52 x 52 (in qualche caso 51,50 su uno dei lati o su entrambi) o da lastre di misura doppia (cm. 104 x 52), alcune con incisione del segno divisorio a metà, altre senza.

Il terzo spazio è quello del presbiterio. Si ha l’impressione che sotto l’altare e gli annessi gradini non vi siano lastre; per il resto, ce ne sono 2 di doppie, 16 di normali e 27 più o meno gradi, ma incomplete rispetto alla misura normale, utilizzate per gli angoli.

Tra il vano e il presbiterio vi è un gradino, dello stesso tipo di pietra, di cm. 17 di altezza e 23 di larghezza, costituito da cinque pezzi, che, da sinistra a destra, sono lunghi rispettivamente cm. 65, 161, 107, 93 e 36 (il gradino continua con un frammento di cm. 8), sicché la lunghezza complessiva del gradino e del vano della chiesa è (come detto) di metri 4,70.

 

3-5) GRADINO E DUE PIETRE DEL CAMPANILE

Nel vano centrale, s’apre la porta del campanile, il cui gradino è in pietra rossastra di Castellavazzo, di cm. 102 di lunghezza, 25 di larghezza e 16 di altezza. Appena oltre, all’interno del campanile, è utilizzato come pavimentazione un frammento delle lastre della chiesa. Nel vano del campanile è collocata pure una pietra color grigio scuro, di non sicure provenienza e utilizzazione originaria; misura cm. 68 x 68 e 12 di altezza, ed è tagliata, sembra accidentalmente, da un lato all’altro, a 27 cm. dal bordo.

 

6) L’ACQUASANTIERA DELLA PORTA PRINCIPALE

Infissa nella parete, al lato destro dell’ingresso e poco visibile a causa della bussola in legno (di fattura relativamente recente), è in pietra di Castellavazzo, più rossastra di quella del pavimento. Rotonda, ha il diametro di cm. 40, l’incavo è di cm. 32, l’altezza massima di cm. 20.

 

7) L’ACQUASANTIERA DELLA PORTA SECONDARIA

Infissa nella parete, al lato destro dell’ingresso, è in pietra bianco-crema con piccole macchie marrone. Rotonda, ha il diametro di cm. 20 e l’altezza di circa cm. 13. Non individuato il tipo di marmo.

 

8) L’ACQUASANTIERA DELLA CAPPELLA ORIGINARIA

Posta sul lato sinistro dell’ingresso (visto il tipo di apertura), è di marmo della cava Buscada di Erto. Ovale, ha una lunghezza di cm. 24 e una larghezza di cm. 22, con uno spessore di cm. 4 del marmo in tondo, per cui l’incavo è di cm. 16 x 14; l’altezza è di circa cm. 18.

 

9) MORTAIO

Nella cappella originaria è conservato un mortaio per resina utilizzata come incenso. E’ ritenuto di pietra di Castellavazzo, ma è da verificare. Di forma leggermente diversificata nelle singole parti, ha una larghezza di circa cm. 45, e un incavo di 28, con un abbassamento nella prima parte dell’incavo di 2 cm. lungo l’intera circonferenza (per cui l’incavo nel punto più alto è di cm. 32); l’altezza è di circa cm. 36. E’ un manufatto pregevole e raro, almeno in provincia di Belluno, la cui presenza a Coi si spiega, tra l’altro, con la funzione funeraria della cappella originaria. L’incavo è chiudibile con un coperchio in ferro, affisso nella pietra, di cm. 31,5 di lunghezza e 30 di larghezza; al lato anteriore è pure affisso un anello per cui anche il coperchio poteva essere chiuso, per mezzo di un lucchetto.

 

10) LAVELLO

Nella sagrestia, seicentesca, che costituisce un unico vano con la parte superstite della cappella originaria, in una nicchia, di cm. 40, è collocato un lavello, per permettere l’eliminazione dell’acqua di scarto. Forse è anch’esso in pietra di Castellavazzo; l’incavo misura cm. 40, mentre i bordi in pietra sono di cm. 5 e sui lati tali bordi sono confissi nella parete.

 

Le due balaustre

 

Sul gradino in pietra di Castellavazzo che delimita il presbiterio, sono affisse  due balaustre lignee, esattamente eguali, gradevole lavoro di falegnameria locale della seconda metà dell’Ottocento.

Esse avevano corso il rischio di essere eliminate. Oggi, osservandole, sembra impossibile; eppure, fino al recente restauro, davano di sé un’immagine penosa. Ricoperte da una duplice  vernice, con larghe macchie di caduta del colore, rovinate in più punti dall’uso e dall’acqua delle pulizie del pavimento, erano ritenute oggetto di poco valore. Sicché, ai primi anni Settanta, l’arciprete don Ernesto Ampezzan aveva disposto fossero staccate e, in previsione di demolirle, poste lungo le pareti.

Per i fedeli, però, le balaustre avevano un aspetto pratico positivo: potevano servire da sostegno ai quattro ferài o fanali. E’ vero che essi sono usati solo il primo agosto, per la processione in onore del santo; ma, intanto… Fu così che, in un anno imprecisato, vennero ricollocate.

Essendo (allora) prive di vincoli legali e con l’intento di farle pulire, ai primi di dicembre del 2004 don Floriano Pellegrini, sacerdote originario del villaggio e officiante nella chiesa, si rivolse al restauratore Gualtiero Gasperini, di Brusadaz, che provvide all’opera di pulitura, terminata il 23 dicembre.

La pulitura delle balaustre stata l’occasione per averne, finalmente, una più giusta conoscenza, la valorizzazione materiale e culturale ed il recupero della originaria godibilità estetica. Nonché, in considerazione della parziale esecuzione con l’accetta e non con la pialla, una tecnica di falegnameria impiegata fino alla metà dell’ Ottocento e che a occhio nudo un esperto non nota, la datazione delle balaustre a tale epoca.

Questa la relazione del restauratore (inviata all’Ufficio per i Beni artistici e culturali della Diocesi di Belluno-Feltre il 22 gennaio 2005): «Il corpo delle balaustre è in faggio ed ippocastano, le colonne sono in acero e i riquadri in acero e faggio. Le balaustre erano ricoperte da una prima mano di olio di lino con aggiunta di pigmento rossastro (ocra rossa) e da una seconda pittura ad olio di colore grigio, che voleva dare l’effetto di un finto marmo. Il restauro ha comportato il disassemblaggio completo delle singole parti, la pulizia ed eliminazione dei due colori e la riparazione dei singoli pezzi. La buona qualità e la pregevolezza dei legni impiegati fa intuire che originariamente erano pensati come legno a vista. Il restauro ha mantenuto il corpo e l’idea originale. Dopo il riassemblamento delle parti, il legno è stato trattato con cera d’api e le singole stuccature sono state eseguite con stucco in pasta cerosa sintetica, che mantiene sempre, nel tempo, una buona elasticità. Ore impiegate 100, a 16 euro l’una».

 

 

Libri antichi e materiale d’archivio

 

PERGAMENA – Cfr. apposito file.

 

MANOSCRITTI

1)      Preparatio ad Missam et c.; s.d. ma del Settecento. - Ff. 1 n.n. + 46.

2)      Applicatio – Psalmorum David quos Deus per os illius composuit ad erudictionem nostram, et prò salute animae, corporis, substantiae, et honoris mundi; et quicumque  cum vera fide recitaverit dictos Psalmos digne, attente ac dievote obtinebit a Deo gratis in ipsis ennunciatas; s.d. ma del Settecento. Pp. 2 n.n. + 150 + 6 n.n.

3)      Promesse delle giovani alla Madonna. [Parte comune:] Santissima, nostra diletta Madre,  che nelle apparizioni di Fatima hai indirizzato al mondo un messaggio di misericordia e hai anche svelato le sofferenze del Tuo Cuore Immacolato e di quello del Tuo Divin Figliolo, Gesù, specialmente per i peccati causati dalla moda immodesta e dai sensi sfrenati, per le bestemmie che si pronunciano e per il modo con cui è trattato il Vicario di Cristo, io mi impegno spontaneamente e volentieri a fare quanto sono per prometterti. - Con questa umile offerta intendo particolarmente chiederti, o Vergine Immacolata, la salvezza della Patria nostra, la protezione del Papa e il trionfo della devozione, nel mondo, al Tuo Cuore Immacolato. [Parti specifiche:]

[1] Promessa delle Piccolissime: Prometto di: 1° Fare un fioretto ogni giorno – 2° Recitare ogni giorno un’Ave Maria di più – 3° Dire ogni giorno una volta di più «Gesù, Ti amo». [Firmato:] Amelia Cappeller, Francesca Dal Mas, Maria Dal Mas, Maria De Marco di Domenico, Mirella Iral, Maria Panciera, Marcella Pellegrini, Bruna Piva, Gemma Talamini, Norma Zalivani.

[2] Promessa delle Aspiranti Minori e Beniamine: Prometto di: 1° Recitare ogni giorno un mistero colle dieci Ave Marie del S. Rosario – 2° Fare ogni giorno un fioretto di più – 3° Recitare ogni giorno dieci giaculatorie e almeno una volta: «Dio sia benedetto» tutte le volte che sentissi dir bestemmie. [Firmato:] Caterina Balestra, Bernardetta Costa, Enrichetta Costa, Mirella Dalla Libera [su due fogli], Armida Dal Mas, Rita Dal Mas, Silvana Dal Mas, Luigina De Marco, Venturina De Marco, Giacomina Fattor, Matilde Fattor, Fioretta Iral, Anna Martini, Teresina Martini, Silvia Panciera.

[3] Promessa delle socie Effettive e Aspiranti Maggiori: Prometto di: 1° Recitare ogni giorno il santo rosario – 2° Accostarsi [sic!] ai sacramenti il primo sabato del mese – 3° Obbedire alle disposizioni dell’autorità ecclesiastica relative alla moda – 4° Recitare ogni giorno il «Dio sia benedetto» e una preghiera per il Santo Padre. Fare atti di riparazione per le bestemmie pubblicamente quando è opportuno e difendere il Papa. [Firmato:] Silvana Balestra, Anna Cason, Ginevra Cason, Antonia Colussi, Giuseppina Colussi, Maria Colussi, Caterina Costa, Giovannina Costa, Ada De Marco, Caterina De Marco, Celestina De Marco, Fioretta De Marco, Margherita Fattor, Adriana Iral, Giovannina Iral, Margherita Monego, Silvana Monego, Emma Panciera, Filomena Rizzardini, Maria Rizzardini di Giovanni, Maria Rizzardini di Luigi, Pierina Rizzardini di Giovanni, Adelia Talamini, Aurora Talamini, Vido Luigia.

[4] Promessa delle socie Effettive e Aspiranti Maggiori e Dirigenti: Prometto di: [come la promessa precedente più un quinto punto] 5° Assistere le socie perché acquistino maggiore sensibilità di fronte al peccato, sentano il dovere della riparazione ed imparino ad agire pubblicamente contro il peccato. [Firmato:] Isolina Cason, Maria Costa, Pierina Costa, Lucia De Marco, Italia De Marco, Liliana Iral, Adelina Vido, Pia Zalivani.

 

STAMPATI FINO AL 1900

1)      Incisione del 1554 prima del frontespizio de «Idea Philosophiae moralis» (a meno che non si tratti di un errore tipografico, per 1654).

2)      Missale Romanum – Ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum […]; Venetiis, Apud Nicolaum Misserinum, M D C I X. - Ff. 20 n.n. + pp. 540 + 24 «Missae propriae Sanctorum […] » (Venetiis, MDCCIV, Apud Dominicum Lovisam) + 2 «In Vigilia Immac. Concept. B. V. M.» (Belluni, Tip. Deliberali, 1880), + 8 + 6 + 2 (aggiunte dei medesimi anni).

3)      Constitutiones et Decreta Ioannis Delphini Episcopi, et Comitis Bellunen. – In primâ Dioecesanâ Synodo promulgata die 27. & 28. Aprilis. 1629; Belluni, Typis Castilionaeis, Apud Franciscum Viecerum, M DC XX IX.  – Al frontespizio una annotazione manoscritta: «Di Cà Fulcis».

4)      Idea Philosophiae moralis, seu Ethica, Paucis multa complectens de Beatitudine, de Actibus humanis, & de Virtitibus moralibus. – Pars quarta totius Philosophiae. – Auctore D. Petro a Sancto Ioseph – Fuliensi ; Parisiis, Apud Georgium Iosse, viam Iacobaeam, sub signo Coronae Spinae, M.DC.LIV., Cum Privalegio, & Approbatione. – Prima del frontespizio c’è una raffigurazione dell’Ethica, stampata «Parisiis. Apud Georgium Iosse via Iacobaea sub signo Coronae Spinae ANNO MDLIIII».

5)      Memoriale della vita cristiana – Del P. F. Luigi Granata dell’Ordine de’ Predicatori – Diviso in tre Tomi- Nel primo de’ quali vi è la Vita dell’Autore, e s’insegna tutto quello, che deve fare il Cristiano dal principio della Conversione per sino al fine della sua perfettione. – Nel Secondo si contiene tutto quello, che appartiene agl’esercitij della Divotione, e dell’Amor di Dio. – Nel Terzo si tratta dell’Amor di Dio, con meditazioni molto devote sopra i Misterj principali della vita del nostro Salvatore. – Con gl’Indici de’ Capitoli in fine di ciascuno Tomo. – Tomo Primo; In Bologna. M.DC.XCI. – Per gl’Eredi di Antonio Pisarri. Con lic. de’ Superiori.

6)      P. Virgilii Maronis opera omnia; senza frontespizio e s.d., ma del Settecento.

7)      Missale Romanum – Ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum […]; Venetiis, Apud Nicolaum Pezzana, M DCC VII. - Ff. 8 + pp. 10 n.n. + 448 + XCVI + 96 «Proprium Missarum in usum Dioeceseon Bellunensis et Feltrensis a S. R. C. recognitum et decreto VI. Junii MDCCCLXXXVIII approbatum – Illustrissimi ac Reverendissimi D. D. Salvatoris Bolognesi Episcopi et Comitis Bellunensis et Feltrensis jussu editum. – Additis Missis a S. M. Pio PP. IX. et a SS. D. N. Leone PP. XIII. ad universam Ecclesiam extensis (Tarvisii, Typis Pii Istituti Mander Scholae Apostolicae, MDCCCLXXXIX).

8)      L’Utile col Dolce – Del P. Carlo Casalicchio della Compagnia di Giesù; Venezia [?], 1707.

9)      Rituale Romanum Pauli V. Pont. Max. jussu editum, - Cum Conjurationibus ad fugandas tempestates, & Benedictione Aquae qua fit in Vigilia Epiphaniae, ac aliis, - Addita Formula pro benedicendi Populo, et Agriis à S. Rituum Congregatione approbata; Venetiis, Sumptibus Pauli Balleonii, M.DCCVIII. – Pp. 262 + 2 n.n.

10)  Horae Diurnae Breviarii Romani – Ad usum Fratrum Minorum S. Francisci Conventualium, & Monalium S. Clarae, ac Tertii Ordinis – In quibus Festa Sanctorum juxta novum Kalendarium accuratè disponuntur – Jussu Reverendissimi Patris Magistri Fr. Dominici Andreae Burghesii – Totius praefati Ordinis Ministri Generalis editae; Venetiis, MDCCXVII, Sumptibus Pauli Balleonii. – Ff. 16 n.n. + pp. 672 + CLXIV.

11)  Missale Romanum – Ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum […]; Venetiis, MDCCXX… [uno strappo rende illeggibile la finale della data; si tratta probabilmente del 1720, poiché a p. LXXVIII finale appare la «licentiam publicandi» concessa in quell’anno dall’ «Inquisitor Generalis Venetiarum» ], Sumptibus Andrea Poleti sub signo Italiae. – Ff. 8 + 8 + pp. 480 + LXXVIII + 20 «Missae Propriae Sanctorum praesertim pro toto Serenissimo Dominio Veneto juxta Summorum Pontificum decreta – Ab Anno 1700. usque in praesens emanatae» (Belluni, MDCCXXV, Typis Simonis Tissi), + f. 1 manoscritto con «Missa in Festo Coronae Domini».

12)  Missae in agenda defunctorum Tantum deservientes ex Missali Romano […]; Venetiis, MDCCXXXI, Apud Nicolaum Pezzana. – Pp. 24.

13)  Horae […] Breviarii Romani […] [=manca la p. 1, cioè il frontespizio; probabilmente del 1749, poiché la «Tabella temporaria festorum mobilium» di pp. VI-VII inizia con quest’anno]. – Pp. XX + 740 + CCXL + 4 del 1748 per «In festo Beatis Simonis de Lipnica Confessoris Ordinis Minoris de Observantia». A p. CCXXXV «Piissima antiphona – Et Oratio contra luem contagiosam».

14)  Rituale Romanum Pauli V. Pont. Max. editum. – In quo quae Parochis ad administrationem Sacramentorum, ad Benedictiones, & Conjurationes necessaria censentur, accuratè sunt posita; Venetiis, Ex Typographia Balleoniana, MDCCXLIX. - Pp. 240. A p. 2 piccola annotazione manoscritta, non leggibile, e un Oremus; a p. 240, sempre manoscritto: Natale Baldasaretti.

15)  Theologia moralis universa, - complectens omnia morum praecepta, & Principia Decisionis omnium Conscientiae Casuum, suis quaeque momentis stabilita. – Ad usum Parochorum et Confessariorum. – aut hore Rev. Patre Paulo-Gabriele Antoine, Societatis Jesu Presbytero, Sacrae Theologiae Doctore, & Exprofessore. – In Hac Veneta edizione accedunt Propositiones Damnatae, Casus Reservati, Constitutiones Benedicti XIV. ac plura ex ejusdem Tractatu de Synodo Dioecesana, cum Appendice de Sollicitatione, Rerum Indice, atque aliis, quae in Epistola ad Lectorem indicantur; Venetiis, MDCCXLIX, Ex Typographia Balleoniana, Superiorum Permissu, ac Privilegiis.

16)  Missale Romanum – Ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum […]; Venetiis, MDCCLIX, Apud Nicolaum Pezzana. – Ff. 8 + 9 + 8 + pp. 648 + CLXXIV + 4 n.n. In III finale una annotazione manoscritta: «1864 – Questo Misal è un donativo per titolo di regalo da Valentino Piva fu Marco alla Chiesa di S.to Pelegrin di Coi».

17)  Biblia sacra vulgatae editionis Sixti V. et Clementis VIII. Pontif. Max. Auctoritate Recognita – Uberrimis prolegomenis dogmaticis, et chronologicis illustrata. In hac novissima editione accedunt […] - Tomus primus [in realtà unico] ; Ex Typographia Bassanensi, MDCCLXVIII., Sumptibus Remondini Veneti. Superiorum Permissu, et Privilegio. A specchio del frontespizio vi è una bella stampa con questa indicazione: «Jo. Baptista Tiepolo delin. – Franc. Bortolozzi sculp.».

18)  Missae in agenda defunctorum ad celebrantium commoditatem ex Missali Romano Depromptae; Venetiis, Ex Typographia Balleoniana, M D C C L X X.

19)  Missae in agenda defunctorum ad celebrantium commoditatem ex Missali Romano Depromptae; Venetiis, Ex Typographia Balleoniana, MDCCLXXIV. – Pp. 24.

20)  Quaresimale – Del Padre Paolo Segneri della Compagnia di Gesù; Venezia, MDCCLXXIV. Nella Stamperia Baglioni. Con licenza de’ Superiori, e privilegio.

21)  Horae Diurnae Breviarii Romani ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restituti […]; Venetiis, Sumptib. Joannis Antonimi Pezzana, MDCCLXXXI. – Pp. XL + 422 + CLVIII. A p. I iniziale due timbri: «Rizzardini Pietro – Regio Pensionato – Zoldo Alto Coi».

22)  Horae Diurnae Breviarii Romani ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restituti [… ]; Venetiis, MDCCXCIII, Apud Josephum Orlandelli nomine q. Francisci ex Nicolao Pezzana. – Pp. XLIV + 412 + 214 + 2 n.n.. A p. II finale un Oremus manoscritto.

23)  Horae Diurnae Breviarii Romani ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restituti […]; Patavini, Typis Seminarii, MDCCCXX. – Pp. XXXVI + 362 + CCX.

24)  Missale Romanum – Ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum […]; Tarvisii, Sumptibus et Typis Pii Instituti Mander Scholae Apostolicae, MDCCCLXXXVII. - Pp. 4 n.n. + 32 + 596 + 104 + 186 «Appendix Missalis Romani pro Dioecesibus Venetis et aliis locis» + f. 3 n.n. (del 1888, 1889 e 1893) + ff. 2 n.n. (del 1891).

 

La visita di Luigi Lazzarin nel 1914

 

Luigi Lazzarin, egregio giovane e primo storico di Zoldo, nato a Bragarezza di Zoldo nel 1891 e morto in guerra, sul monte Mrzli, nei pressi di Gorizia, nel 1915, ci ha lasciato una pittoresca descrizione di un suo viaggio a Coi. La riportiamo: 1

 

Anno 1914. Li 24 maggio, quarta domenica del mese, mia madre doveva andare in Zoldo Alto, così volli andar anch’io, giacché non era mai stato. Si partì in scarpet non essendo pericolo di pioggia (ci pareva). Era messa ad Astragal ed ascoltammo la messa là, anzi io cantai l’epistola. Finita questa, per i trioi andammo alla Villa […], proseguimmo per Dont, indi per il Canale. Sopra il Fop mangiammo due fortaie ch’avevamo, poi ripartimmo […].

Da Mareson, per la strada indicataci da quei due ragazzi [di Pecol], ci avviammo ai Coi. Sul bivio della strada vecchia Mareson-Pianaz e Mareson-Coi v’è un vecchio capitello, con antichi affreschi, ben conservato. Dopo traversato prati, pascoli, paludi, ecc., arrivammo ai Coi, paese in amena posizione ed il più alto del Comune. Vecchie case e, quasi in fondo per andare alla chiesa, vedesi un gran Cristo, di grandezza naturale se non più, tanto nominato anche qui [nella parte bassa di Zoldo], che quando si vede una cosa più grande dell’ordinario, dicesi grande come il Cristo dai Coi. Di là andammo in chiesa. E’ bella, perché recentemente restaurata, con tre altari. Il maggiore sul sistema di Pecol: in mezzo ha la statua di San Pellegrino, re di Scozia e titolare della chiesa, Sant’Antonio abate ed un altro santo. Nella sacristia eravi il nonzolo a cui domandai certe cose, ma aveva poca affabilità e poca creanza, ed allora lo lasciai stare e se n’andammo. San Pellegrino ha da un lato la corona reale, dall’altro il diavolo.

Per un sentiero andammo a Brusadaz. Vedonsi ancora i ruderi delle case incendiate l’11 settembre 1911, nel quale incendio restarono senza casa quattordici famiglie […].

Sono rimasto persuaso [della gita], nonostante il cattivo tempo; certo che, se non si aveva tanta premura, si poteva fermarsi di più ad osservare. La migliore impressione che provai fu la funzione alle Fusine, la bella maniera dei due ragazzi da Pecol e di quel vecchio, e cattiva il nonzolo dai Coi, così poco grazioso; non tanto anche il nonzolo dalle Fusine, ma non c’è male, ché, essendo il campanile chiuso, mi diede la chiave.

 

Note su alcuni oggetti significativi

 

Nell’estate 2003 la Famiglia Pellegrini ha donato alla chiesa di Coi i seguenti oggetti: due grandi angeli in gesso, già della cappella dello Studentato «Maria Bambina» di Belluno, due stampe settecentesche ossia «La Comunione degli Apostoli» e «La SS.ma Trinità» (del 1776), tre piccole teste d’angelo (dorate), una candela offerta nel Natale 2001 dall’alpinista e carabiniere Walter Nones in ricordo del collega Erwin Maier, un quadro con la benedizione papale per don Floriano al momento della ordinazione sacerdotale (6 dicembre 1984).



1 F. PELLEGRINI, P. ZAMMATTEO e S. ZAMMATTEO (a c.), Note di storia Zoldana nelle memorie di Luigi Lazzarin; Forno di Zoldo, 2000, pp. 201-204, passim.