Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 18 gennaio 2004, p. 16

 

Amiche piante

 

E’ bello starsene rincantucciati in un angolo di poltrona, ad ascoltare lo scoppiettare della legna, sul fuoco, e ad osservare la luce del sole, che si sposta, lenta, sulle pareti, finché l’ultimo raggio va a nascondersi in un angolo della stanza.

E’ bello guardare il rincorrersi delle nubi, maestosi cumuli di calda pioggia, respiro della terra sul volto azzurro del cielo. Baciate dal sole, sembrano dire: «Coraggio, andiamo a prendere la primavera!».

E’ bello soprattutto quando si è stanchi o convalescenti, come è capitato a me nei giorni scorsi, inseguire con lo sguardo, oltre i vetri della finestra che sta accanto, la lotta solenne tra il vento e i robusti rami dei frassini, quasi dita di mani affusolate che s’alzano verso il cielo alla ricerca di un appiglio nell’aria. E la lite capricciosa fra la tormenta e le ramaglie dei susini e dei sorbi, posti a guardia e corona delle verdure dell’orto, avvolto da un gelido manto.

Oh, le piante: esse non sono del tutto altro da noi!

Le conosciamo da lunghi anni; sappiamo, rametto per rametto, lo sforzo che hanno fatto, come noi, per crescere. Nella loro tenace resistenza alle inclemenze dell’aria, leggiamo vittorie che sentiamo anche nostre, soprattutto quelle dell’infanzia e dell’adolescenza. Nella loro presenza, nell’esuberanza del loro fogliame, nel loro costante e quasi impertinente allungarsi, sappiamo leggere gli sguardi dei nonni, il lavoro dei genitori, i momenti di gioia e di sofferenza della nostra famiglia, e quelli del villaggio.

Oh, piante, voi non fate alcun male, e noi vi maltrattiamo!

Lunghe primavere dei vostri legni, lunghi profumi delle vostre resine, caldi aliti delle vostre fronde, come ignorarvi? Continuate ancora – vi preghiamo – a restare tra noi, cittadine del villaggio e membri della famiglia, care presenze; e proteggete col vostro silenzio i nostri sogni e le nostre speranze, le nostre fatiche i nostri riposi.