«Corriere delle Alpi», 12 ottobre
2003, p. 16
Suggestioni nell’antica cappella di Coi
Non riesco a credere all’ipotesi che i miei
antenati nell’edificare, verso la fine del Quattrocento, [1] la piccola cappella di San Pellegrino delle
Alpi, ai Coi di Zoldo, abbiano agito a caso. Ciò, in vero, potrebbe essere, in
linea di principio; ma, allora, come spiegare alcune scelte architettoniche?
Il Cristo sole pellegrino
Ho constatato, anzitutto, in base alla
parete frontale, che la cappellina è orientata esattamente a sud-est. Tale
inclinazione è rispettata in ogni elemento, eccetto nel lato sinistro della
finestra di fondo, che ha una rientranza orientata esattamente a sud; sicché
tale lato della finestra, con il suo determinare l’intreccio di luci ed ombre,
potrebbe fare da meridiana, indicante il mezzogiorno.
La cappellina ha tre piccoli affreschi. [2] Su un lato, a destra della finestra di
fondo, l’affresco della croce greca di consacrazione. Sopra il vano della
finestra stessa, proporzionalmente piuttosto spaziosa, per quanto murata nel
Seicento, la stilizzazione di un vaso con tre fiori; [3] infine, sulla parete anteriore (con
l’ingresso e una finestra essa pure murata), il simbolo dell’universo. [4] Nient’altro: nessuna immagine religiosa
tradizionale, né un Crocifisso, né un richiamo a San Pellegrino. Come mai?
La risposta è semplice e suggestiva.
L’immagine del Cristo, come del Pellegrino, è contenuta nei simboli già
indicati. L’elemento che fa da immagine religiosa centrale è, in faccia
all’altare (di cui è conservata l’antica pietra di consacrazione) [5] la finestra e, meglio ancora, ciò che in
essa appariva: il sole, simbolo di Cristo, luce e vita dell’universo. Un
simbolo, quello di Cristo-luce, ben presente nella iconografia cristiana,
soprattutto nella scelta della costruzione delle chiese verso est, ossia verso
il Sole sorgente.
Tale simbolo, presente, come detto, nella
chiesa di Coi, ha qui una sottolineatura inedita: l’attenzione particolare
rivolta al transitare del sole da sud-est a sud, con l’architettonicamente
forzata ma precisa indicazione del punto del mezzogiorno. Quasi a dire che il
vero Santo pellegrino è il Cristo stesso e che il pellegrinaggio più importante
non è quello che spetta a noi compiere, per amore e con amore, verso il Cielo,
ma quello che il Cielo quotidianamente, in Cristo, fa al nostro fianco.
Cappella di San Pellegrino delle Alpi,
dunque, quella di Coi, ma non meno di Cristo risorto, eternamente presente nel
tempo, per orientarlo al suo mezzogiorno, negli spazi eterni di Dio.
La Chiesa aurora perenne
Di mano posteriore, probabilmente della
prima metà del Seicento (ossia subito dopo l’ampliamento della cappella, con la
costruzione in faccia ad essa, inglobandola e purtroppo in parte demolendola,
di una chiesa più ampia), è l’aggiunta di una gradevolissima tinta rosa, lungo
la parete frontale e la parte inferiore delle altre; tinta di cui rimangono
poche, ma chiare tracce. Con successive dipinture, infatti, tale tinta era
stata coperta dai colori insignificanti del bianco, grigio o giallino.
Tale tinta rosa provoca, nel simbolismo
generale della cappellina, un felice e teologicamente profondo completamento.
E’ come se l’ignoto tintore, illuminato dalla fede, avesse voluto dire che
all’interno della Chiesa, cioè della comunità cristiana, si riflette e
conserva, in una specie di perenne aurora, la luce del Cristo sorgente; lo
splendore e lo stupore della presenza, misteriosa ma luminosa, di Cristo tra le
vicende umane. E che bella è questa definizione della Chiesa: lo spazio nel
mondo della luce mattiniera! Lì è la Chiesa ove sorge la luce, dono quotidiano
del Sole incarnato!
Una conclusione
Forse, quand’anche tutte queste considerazioni
ci fossero venute durante le prolungate soste nella cappellina, nello spontaneo
collegare degli elementi architettonici via via notati, senza che fossero
passati nella mente degli antichi costruttori e tintori (il che escludiamo);
pure, abbiamo creduto bene proporle, perché a noi hanno fatto del bene.
[1] Nota postuma: E’ più probabile la cappella
sia della prima metà del Cinquecento.
[2] Nota postuma: Gli affreschi in vero sono
quattro, perché uno, un semplice motivo geometrico ornamentale, era sulla
volta, ancora coperto da intonaci.
[3] Nota postuma: Un disegno simile, di
dimensioni maggiori, è sopra l’ingresso dell’antica abitazione dei Paragatta, a
Forno. I Paragatta erano lavoratori del ferro, provenienti dall’Agordino.
[4] Nota postuma: Senza questo piccolo
affresco, non avremmo la certezza che questa è la parete frontale della
cappella.
[5] Nota postuma: Si conserva pure la pietra
della mensa, inserita nell’altare del 1618.