«L’Amico del Popolo», 11 gennaio
2003, p. 36; «Le nuove del Pais», bollettino del decanato
di Livinallongo, a. 39°, n. 1,
gennaio-febbraio 2003, p. 8
Larzonei,
piccolo, amabile villaggio
Da quaggiù, dalla strada statale, sembra una
corona di case poste volutamente a risalto della bellezza del pendio montuoso
su cui sorge. Da lassù è un degradare del pendio in un accenno di pianoro. Fra
mezzo, la boscaglia verdeggiante e quasi tenebrosa, con la sua stradicciola
fatta di curve e restringimenti, quasi volesse porre il suo alt a chi
non è vero amico della montagna.
Larzonei, il villaggio posto nei lariceto
o bosco di larici (anche sopra il villaggio zoldano di Coi vi è una zona
denominata Larzonè), nei primi decenni del secolo scorso contava circa 120
persone; oggi ha 33 abitanti, compresi gli otto della contrada superiore, di
Col di Larzonei.
Ci fu un tempo in cui, come un po’ tutti i villaggi
disseminati sulle Dolomiti, aveva la sua piccola scuola; ci fu un tempo in cui
era circondato da campi e i suoi abitanti sapevano allevare un bel numero di
mucche e di altri animali adatti alle necessità della vita quotidiana.
Sulla parete anteriore di una casa, forse
quella originaria e certamente una delle più antiche, è infissa una pietra
scura, sulla quale m’è parso di veder incisa una croce, la data 1613 e qualche
lettera, probabilmente le iniziali del nome dei primi possessori. Le famiglie del
ceppo locale sono le Degasper, Delunardo, Palla e Martini.
Ha una bella chiesa, dedicata a San
Silvestro e San Leonardo. La gente la tiene in ordine: l’adorna all’interno un
altare dai colori luminosi e, all’esterno, un bel campanile. Non manca neppure
la canonica, quando solo ci fosse il sacerdote disponibile, come fu in passato.
Fa bene al cuore vedere qualche campo
coltivato: la terra smossa è nera, come è quella a lungo curata e concimata;
non si può pretendere dia chissà quali prodotti; ma, se amata e coltivata, può
dare più di quel che si crede. Accostati alle pareti di qualche casa, ci sono
susini e ciliegi.
Addossata al pendio montuoso e tutt’uno con
esso, la comunità di Larzonei è minuscola, ma amabile. I suoi ritmi di vita
sono quieti, ma tutt’altro che rassegnati o inconcludenti. I più giovani vanno
e vengono, hanno fatto virtù della necessità dell’automobile. La gente si
ritrova, conversa, si conosce e vincola con conoscenze e sentimenti profondi e
duraturi. Segue uno stile di vita più umano, più semplice, ma anche più
sensibile ai valori essenziali, di quello frenetico e spersonalizzante delle
città.
Non è difficile intuire che questo ritmo di
vita nella nostra società è considerato marginale e reso tale. Ma è necessario
ricucire lo strappo tra la vita moderna e la terra. Finché i boschi, i campi, i
prati, gli animali, le distese circostanti, il canto degli uccelli, il sibilare
del vento non torneranno a essere parte di noi, del nostro vissuto quotidiano,
non saremo autenticamente felici.