Inedito, del 2003
Breve guida alla chiesa parrocchiale di Fusine
E’ molto probabile che tra le cappelle ricordate
da papa Lucio III in una bolla del 1185 ci fosse anche quella di san Nicolò, di
Fusine.
Il primo accenno a un sacerdote stabile si
ha in un documento del 1328, che nomina a certo Dominus Petrus Lauri,
ossia verosimilmente don Pietro Lauri; il documento parla pure di un ser
Ottobono dicto Monacho, ossia sagrestano, segno certo che vi era la chiesa.
Nel 1573 risulta però che la chiesa non
aveva un sacerdote stabile, ma un cappellano mandato dal parroco di Pieve di
Zoldo, per funzioni particolari.
Nel 1576 fu visitata del vescovo Giovanni
Battista Valier.
Nel 1578 Fusine divenne curato, con un
sacerdote stabile, dipendente sempre da Pieve. Attorno alla chiesa, rivolta a
oriente, vi era (fino al 1830) il
cimitero.
Nel 1583 la parrocchia contava solo 380
persone, e «tutti si confessano et comunicano».
Nel 1597 la chiesa fu visitata dal vescovo
Luigi Lollino.
Nel 1611 i regolieri, cioè le famiglie
originarie della parrocchia, fecero richiesta di elevare la curazia a
parrocchia indipendente, ma il vescovo Alvise Lollino non accettò. Allora i
regolieri si appellarono al nunzio apostolico (il rappresentante del papa) a
Venezia, che sul finire del 1613 giunge a Fusine e, nel 1615, accolse la loro
richiesta.
Nel 1619 venne in visita il vescovo di
Caorle, delegato dal Lollino: la chiesa, ben tenuta e amministrata, aveva un
altare maggiore con pala raffigurante la Madonna, san Nicolò e san Gottardo; un altare minore dedicato a san Leonardo,
tre statue antiche in marmo della Madonna e dei santi Pietro e Paolo; un
secondo altare minore dedicato alla Madonna, con pala lignea della Madonna e
delle sante Apollonia e Giuliana. C’èra una grande devozione all’Eucaristia.
Nel 1626 venne in visita il vescovo Giovanni
Dolfin. Vi era un quarto altare, c’erano tre campane e il camposanto era ben
tenuto.
Nel 1654 visita del vescovo Giulio
Berlendis, che ritornerà nel 1669 e nel 1675. La parrocchia contava 860
«anime». La chiesa era ricca di opere d’arte e aveva quattro altari, dedicati a
san Nicolò, a San Leonardo, alla Madonna del Rosario, alla Madonna delle Pietà,
con relativa scultura lignea. Era l’unica chiesa di Zoldo ad avere, in
quest’epoca, sculture in marmo.
Nel 1675 la parrocchia contava 1096 «anime».
Nel 1685 venne istituita la Confraternita
del Suffragio, e nel 1686 (circa) fu costruito l’apposito altare, ancora
esistente.
Nel 1689 il doge, accogliendo la richiesta
dei regolieri, stabilì essere di loro spettanza l’elezione del parroco (lo
ricorda la lapide posta nel 1701 sulla canonica). La chiesa aveva un quadro di
sant’Agnese.
Nel 1695 venne in visita il vescovo Giovanni
Francesco Bembo, poi anche nel 1701 e 1708, con richiesta dei regolieri di
innalzare il campanile. Il Bembo risponde affermativamente, purché prima si
facesse una sala di riunioni della Regola, che si radunava in chiesa, con
«alterazioni e strepiti».
Con decreto 30 agosto 1748 del vescovo
Giacomo Costa la parrocchia venne elevata a pieve; primo pievano, don Carlo
Pavoni (1748-1783).
Nel 1754 la chiesa di Fusine aveva forti
debiti con le chiese dei villaggi, per i prestiti fatti per l’ampliamento del
campanile.
Nel 1795 visita del vescovo Sebastiano
Alcaini.
Agli inizi dell’Ottocento quasi tutti i beni
e le argenterie della chiesa vennero confiscati, cioè di fatto rubati, dal
Governo occupante.
Nel 1816 papa Pio VII concesse che nella
chiesa si possa lucrare, il giorno di san Giuseppe, l’indulgenza plenaria;
Leone XII confermò la bolla nel 1826.
Nel 1844 la Fabbriceria (amministrazione)
della chiesa acquistò una propria casa, per conservare l’archivio.
Nel 1846, su progetto e sotto la direzione
di Giovanni Battista Panciera Besarel (1801-1973), venne elevata l’attuale
guglia campanaria.
Nel giugno 1900 iniziano i lavori di
ampliamento, su progetto dell’ing. Antonio Monterumici, con orientamento non
più a est, ma a sud. La consacrazione del nuovo tempio, ad opera del vescovo
Francesco Cherubin, è del 2 luglio 1902.
Le decorazioni pittoriche, su disegno del
reputato artista Lodovico Seitz, terminarono nel 1938. Gli affreschi esterni
sono di Monterumici.
La chiesa ha alcune opere di Valentino
Panciera Besarel: statue della Madonna, dei santi Pietro e Paolo, di
sant’Antonio e un crocifisso.
Nei primi anni novanta del 1900 la chiesa
venne ristrutturata, sotto il controllo della competente Soprintendenza.