Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 2 febbraio 2003, p. 16; «Stile Zoldano», n. … , aprile 2003, p. 3

 

Il ritorno della capretta

 

Era il giorno di Natale, al pomeriggio, e a Mareson di Zoldo i giovani stavano preparando una rappresentazione del presepio vivente, con tanto di animali, pecore e capre, come da tradizione avvenne nella notte santa di duemila anni fa.

Per aumentare il loro numero, i giovani si rivolsero a Nicolò Pellegrini, che mise a disposizione la vecchia capra bianca e i due capretti. Usciti dalla stalla, felici e contenti e saltellanti, come ben si può immaginare, i tre caprini mal si adattarono a salire sul furgone che li trasportava sulla scena e la capretta più giovane se ne fuggì, verso il Pelmo, lasciando tutti avviliti per l’accaduto.

Pensavano fosse andata a disperdersi nel bosco, forse sarebbe vissuta qualche giorno, brucando erbe secche, bevendo l’acqua freddissima dei ruscelli, poi sarebbe stata costretta a morire, nel freddo delle nevi e dei venti.

Invece il 31 gennaio è tornata. A mezzogiorno e mezzo era sulla strada, esattamente nel punto da dove era scappata. Quando ha visto passare l’auto della padroncina, si è avvicinata e l’ha persino preceduta, negli ultimi trecento metri, poi è scesa alla stalla, come niente fosse stato. E non era neppure dimagrita più di tanto. Sulla porta della stalla si è affacciata ed è andata a leccare la capra sua madre. Poi, chissà quante cose si sono dette…

Sembra una favola, ma è la realtà, un tratto simpatico della realtà, ed è proprio il caso di dire che si conferma il detto della saggezza popolare: «Si impara anche dagli animali».