Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Stile Zoldano», n. … , dicembre 2002, p. 3

 

Lavori al tabià dei Rizzardini Ogiòin

 

Nel vasto silenzio della campagna circostante, in questo precoce autunno, a Coi di Zoldo echeggiano i rumori, quieti e distensivi, di quanti preparano le legne de la part o riparano i rustici.

L’alta quota impone riassetti periodici, in particolare ai tetti, soggetti ai caldi torridi del’estate e ai geli del lungo inverno. In questi giorni a Coi fervono i lavori di restauro del tetto del tabià dei Rizzardini Ogióin.

Si tratta di uno dei due fienili in block-bau del villaggio, entrambi del Settecento. Questo reca, sopra una delle porte d’ingresso alle due stalle, la data del 1798; risale, quindi, al primo anno dopo la caduta della Serenissima.

L’importanza del manufatto è resa più evidente dalla presenza di un frassino secolare, forse coevo, ora antistante casa Pellegrini. E’ l’unico superstite di quanti ornavano l’antica strada tra Coi e Mareson; ha, perciò, un significato storico: è posto a confine di proprietà, secondo la prassi giuridica longobarda, in base alla quale l’acquirente di un fondo ne diventava possessore per fraxinum, ossia dopo aver superato fisicamente il frassino posto a confine. Segni di questa prassi sono forse introvabili (nella Val Belluno sono documentati solo fino al 1144), per cui tabià e frassino di Ogióin hanno un valore che meriterebbe di essere più chiaramente riconosciuto e tutelato.