Il
primo è in «Il Maso ai Coi. Bollettino n. 1», aprile 2002, pp. 21-22, con qualche
ritocco.
Per
il secondo manca l’indicazione bibliografica.
Erwin Maier
nasce a Casteons di Paluzza il 30 maggio 1971.
Inizia a lavorare come meccanico, ma il suo vero
amore è lo sport. Comincia con lo sci, poi passa all’atletica e all’alpinismo,
quindi decide di entrare nell’esercito. Viene scelto dai Carabinieri e si reca
a Bologna, alle dipendenze del Gruppo sportivo dell’Arma. Entra nel Soccorso Alpino
dei Carabinieri di Cortina d’Ampezzo, facendo dapprima soccorso piste sulle Tofane
e sul Cristallo, quindi operando per tutto l’arco dell’anno come soccorso in
montagna.
Amante dei monti, di tutti i monti, apre una
via denominata »Nei secoli fedele», sull’Everest, dedicandosi così
completamente all’alpinismo.
Pur ancora giovane, è già molto esperto di
questa pratica. Erwin apre nuove vie e ferrate e, quando il presidente della
Repubblica Scalfaro fece visita a Timau (frazione di Paluzza),
l’alpinista-carabiniere volle salutare l’evento scalando il Ganzschpiz e
fissando, su una placca, il Tricolore. Erwin, con i suoi colleghi, compie
escursioni in tutto il mondo, anche sul tetto del mondo, sugli ottomila
dell’Everest, dove, suo malgrado, , trova il modo di esprimere il suo carattere
altruista e deciso.
E’ il 1995 e sull’Himalaia si scatena
l’inferno. Mentre erano intenti ad aprire una nuova via sulla vetta del Lobuche
Pek, nel gruppo dell’Everest, a quota 6119 metri, molti alpinisti furono
sorpresi da una tempesta di neve. Una cinquantina di morti; ma Erwin e i suoi
commilitoni prendono in mano i soccorsi, salvando diverse vite umane, incuranti
del pericolo che loro stessi correvano.
«Al verificarsi di una grave calamità naturale, che coinvolgeva numerose persone sulla parte alta della valle del Khumbu, dapprima su sua iniziativa e poi su richiesta dell’Unità di crisi del Ministero degli Affari esteri italiano, si prodigava in condizioni ambientali estremamente difficili, con spiccato coraggio e singolare perizia in estenuanti attività di ricerca, soccorso ed assistenza alle popolazioni colpite dalla tragedia, anche a rischio della propria incolumità personale, ricevendo lusinghieri apprezzamenti, che contribuivano ad elevare anche all’estero il prestigio dell’Arma dei Carabinieri»: questa la motivazione con la quale Erwin, insieme con i colleghi di cordata Walter Nones e Peter Nicola Cemin fu poi insignito della medaglia d’argento al valore dell’esercito e ricevette un encomio solenne.
Il primo agosto del 2000, però, sulla parete
nord dell’Eiger in Svizzera, lo attendeva la morte; una scarica di sassi
troncava improvvisamente il suo entusiasmo di vivere.
***
Mandi, frut !
3 settembre 2003. Nell'alta valle del Bût,
in Carnia, c'è la ridente cittadina di Paluzza, articolata in vari paesetti.
Casteons è uno di essi, gioiosamente adagiato al sole. Deve il suo nome a un
antico castello di guardia, di cui resta la spettacolare Torre Moscarda.
Su tutti domina, rassicurante, la chiesa
pievana, dedicata al profeta Daniele. Alle sue spalle c'è il cimitero.
Anche Erwin Maier è immerso nel verde delle
sue ondeggianti abetaie, nei suoi prolungati silenzi. Tre anni or sono, sui
suoi occhi chiari di ventenne, è scesa all'improvviso eterna notte.
Oh, la Carnia, verde e ospitale: ogni
giorno, e forse ogni notte, sulla brezza del vento gli porta il suo
particolare saluto: «Mandi, frut ! », «Mandi, figlioletto ! ». Sì, arrivederci,
amico; arrivederci, ragazzo nostro !
Lo abbiamo ripetuto in tanti, anche
quest'anno, affratellati dal dolore e dalla speranza; dal ricordo, vivo e
sofferto, di lui: ci siamo trovati dal Bellunese, dal Bergamasco, da San Donà
di Piave, dal Friuli e dalla sua Carnia. L'abbiamo fatto perché è un dovere,
come quello di mangiare, lavorare, essere in forma.
Quasi trecento domenica 24 agosto si sono
ritrovati a Casteons a correre nel suo nome e gli hanno tributato due
spontanei, calorosi applausi. Da lassù avrà sentito? Avrà sorriso? Il sindaco
di Paluzza, Emidio Zanier, ha ricordato il suo impegno di atleta e di
carabiniere; la sua grandezza d'animo, come giovane uomo.
Forse già nel volgere di un anno gli verrà
dedicato un piccolo Museo. Gli Alpini di Paluzza si sono detti disponibili ad
accoglierlo nella loro sede.
Erwin: come ogni vero amico, era
incredibilmente unico.
Stando assieme a lui, abbiamo appreso che,
nella sua essenza, la vera amicizia trascende e supera ogni altra forma di
rapporto umano. Lo stesso innamoramento non è altro che una forma di amicizia
e, se si assolutizza, è un tentativo mal riuscito di imitarla.
Egli era il nostro maestro di vita, senza
saperlo; colui che ispirava gesti, comportamenti, e infondeva slancio. Colui
che ci insegnava la strada di un umanesimo autentico, ad essere sinceramente
noi stessi, senza falsi orgogli ma anche senza ingiustificati timori, in
pienezza.
Noi lo ricordiamo, conservando nel nostro
intimo la tranquilla fierezza d'essergli stati cari. E ci siamo impegnati a
tener desto il suo ricordo; come non è difficile fare.