«L’Amico del Popolo», 6 gennaio
2001, p. 6
Sinodo,
un’occasione per interrogarci
Caro
Direttore,
negli ultimi mesi la diocesi ha sentito la necessità
di celebrare un sinodo, ovvero una grande assemblea della Chiesa locale, per
fare il punto sulla nostra fedeltà a Cristo, dato che ci diciamo e vorremmo
essere cristiani.
Da principio, Le confesso, questa idea mi ha
piuttosto irritato e ho commentato tra me e me: «Adesso inventano qualche altra
mega-celebrazione, fanno qualche altra “scoperta” liturgica, e: avanti, come
sempre, senza essere diventati evangelizzatori più credibili!».
Riflettendo, però, con maggior calma, penso
potrebbe essere un fatto veramente importante. Esso assolverebbe, anzitutto, al
bisogno interiore di raccontarci vicendevolmente la fede, sacerdoti e laici,
consacrati e non. Cosa che venne fatta anche all’inizio dell’episcopato tra noi
di mons. Dùcoli, con una assemblea diocesana forse troppo dimenticata.
Bisognerebbe poi chiarire meglio il servizio
di fede e carità che andiamo offrendo come Chiesa. Chiederci, ad esempio, se
siamo veramente attenti ai problemi delle persone e cosa potremmo fare oltre
quanto già viene fatto.
Ci lamentiamo (come sacerdoti, intendo) che
tanti laici non collaborano: su questo punto sarebbe da vedere se lasciamo loro
quello spazio di cui hanno diritto/dovere, se li trattiamo da fratelli adulti o
sempre da immaturi.
Per quanto riguarda l’attività «istituzionale»,
sarebbe da interrogarsi sul senso evangelico di alcune strutture, per giungere
coraggiosamente all’abolizione di quelle che, in centro e sul territorio, non
hanno più ragion d’essere, mentre altre dovrebbero essere create o potenziate.
A me piace la storia, piace sapere come è
vissuta la gente prima di noi; ma so che si vive andando avanti e che, a volte,
è necessario rischiare. Grati per ciò che di bello è stato compiuto, fiduciosi
in Dio, forse potremmo trovare nel sìnodo l’occasione per «fare il punto» del
nostro vivere cristiano all’inizio del terzo millennio e andare avanti con più
slancio.