Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Il Gazzettino», edizione di Belluno, 6 aprile 2001, p. 2

 

I sacerdoti e il valore della parrocchia

 

La notte scorsa ho fatto un sogno. Ero con mia sorella maggiore (un anno più di me). Come altre volte, essa mi precedeva, camminando verso chissà dove, e il avanzavo tranquillo. All’improvviso mi accorgo che è rimasta indietro, vedo che è a terra e sento che grida: «Aiùteme!». Torno indietro, si appoggia a me e si rialza. Ma, a questo punto, io sono sveglio, quasi di soprassalto; osservo la sveglia sul comodino: sono le 2.35.

I «sognologi» interpretino come meglio credono. Ho raccontato questo fatterello notturno, così privato, così minimo, perché – chissà come mai – nella mia anima c’era un continuo sovrapporsi di immagini della sorella e della parrocchia. Cosa c’entra la parrocchia? Ad ogni modo, avevo l’impressione che la parrocchia, assieme alla sorella e più ancora di essa, gridasse: «Aiùteme!». Ero abbastanza agitato (mai, come in quei momenti, è percepibile la solitudine, il non poter parlare con qualcuno).

Oh, la parrocchia, la comunità, il grande bene per il quale sono diventato sacerdote, la bellezza di ogni parrocchia! La sua sofferenza, io l’ho percepita! Sento nel profondo che vanno bene la forania, il gruppo, l’iniziativa pastorale assieme, ma se rispettano e valorizzano la parrocchia, la sua precedenza, quella che in qualche modo è la sua completezza. La mia anima sogna questo. E mi vado augurando che la ricchezza umana delle parrocchie trovi da parte di noi sacerdoti sempre più convinti segni di attenzione.