«Lo spirito ladino di Zoldo», pro
manuscripto, 2001, pp. 99-100
Risveglio
sulle Dolomiti
Io a te, lassù: «Oh dolcezza, faccia a
faccia delle durissime rocce, delle maestose cime, dei vertiginosi strapiombi!
A quest’ora l’alba si estende nell’aria con le sue giovani carezze, apre le
umide zolle della terra alle dita dorate del sole, ronza lieve sulle ali di
piccole mosche, che paiono salutarla, e forse sta già distillando gocce di
rugiada nelle gronde della legnaia, a fianco della nostra grande casa».
Tu a me, lontano con il corpo e pur
vicinissimo con tutto il mio essere: «Nella tiepida limpidezza di questi
momenti, la tua gagliardìa – lo so - si
va popolando di calde presenze di irrinunciabili fantasmi. Vedi la sagoma dei
monti lontani filtrarsi attraverso le ricamate figure delle tende e fondersi a
quelle dei tuoi sogni, dei sussulti e dei palpiti della tua linfa vitale.
Attimi evanescenti, come quelle ombre e quei fantasmi che, silenzioso, osservi
dissolversi e sembrano echeggiare nell’anima i fremiti della tua mano
insaziabile».
Ancora io: «Oltre le bianche tende, oltre le
incorniciate finestre sei tu, avvolto di amabile candore. E attendi da un
momento all’altro i noti rintocchi della campanella del villaggio, che è il
nostro piccolo mondo».
E tu: «Oltre le bianche tende vi è l’antico
frassino, l’angelo custode della nostra casa e dei nostri segreti; anche questa
notte la sua alta figura ha vegliato su di me, contro gli spiriti maligni delle
tenebre. Or ch’è vinta, la sua immane fatica si compone a umile omaggio della
quieta luce, e tra i suoi rami par d’udire il tintinnar gioioso delle gocce
mattiniere e delle bianche perle che il cielo offre alla sua sposa fedele».
«E tu, mentre ascolti la musica di colori
che vibra e ondeggia di foglia in foglia, di ramo in ramo, e si innalza verso
il cielo infinito, a perenne gratitudine; mentre osservi il sole ergersi e poi
inchinarsi, sempre più, finché tutto di sé abbia avvolto, nella sua feconda
luminosità, senti pure il tuo cuore che, in tumulto, si va interrogando.»
«Ti stenderai ancora a togliere ogni spazio
all’abisso della mia solitudine?»
«Il mio corpo s’allunga, misurando
l’infinita distanza dalla vetta del desiderio.»
«Tu, mio infinito!»
«Il cielo attende l’alba sulle cime dei
monti e per essa s’inargenta.»
«Ho visto i suoi carri e i suoi cavalieri,
ho udito l’alba del loro giovane canto.»
«Gli agricoltori hanno potato i roseti? Gli
scalatori hanno preparato le provviste per l’arrampicata?»
«Sì, la terra deserta si è fatta grembo per
il tuo ritorno, mia Luce.»
«Mio specchio, nel vecchio frassino è un
chiacchiericcio di riflessi, un inseguirsi di farfalle».