«Stile Zoldano», a. 15°, n. 159, aprile 2001, p. 7.
Ripubblicato come
pro manuscripto, Centro culturale «Amicizia e Libertà», novembre 2001.
Dobbiamo al
ricordo di un fatterello personale, ad opera della signora Iolanda Soccol, la
conferma che il maso dei Pellegrini di Coi e degli altri abitanti di Col di Coi
(dei quali non conosciamo il cognome) si estendeva fino sopra l’antico casolare
dei Colussi, a Pianaz.
La questione sta
in questi termini: una pergamena dell’archivio parrocchiale di Goima, del 1416,
informa che in quell’anno sui colli da cui sarebbe nato Coi, vi era una casa,
abitata stabilmente da certo Andrea figlio del fu Nicolò.
Un altro
documento, del 1411, ci fa sapere come il capostipite dei Rizzardini sia certo
Rizzardo, padre di un Giovanni.
Rizzardini e
Pellegrini un po’ andavano d’accordo, un po’ si litigavano, e nel 1583-84 i
primi denunciarono i secondi (e gli abitanti di Col) per farli dichiarare
esclusi dai diritti di pascolo, legnatico, ecc. sulla mont.
Non si sa quale
sia stato l’esito del processo, svoltosi a Belluno, ma credo che i Rizzardini
avessero ragione. Si viene a sapere, infatti, che essi lavoravano terre del
maso di Pianaz, il qual maso era di proprietà nientemeno che dell’altare di San
Mattio del duomo di Belluno e aveva questi confini: a est il Rù di Molin
di Coi, giù fino dove il Rù entra nel Maè (quindi comprendendo tutta la
Talinera); a sud il Maè, fino al punto in cui vi confluisce il Rio Vido; a
ovest il Rù Vido e su, lungo esso, fino al Pelmo. Dai mulini di Coi,
verso est, il maso si allargava dove ora c’è La Belina (sopra la strada
di Coi) e, da essa, in su, fin sotto il Pelmo, comprendendo I Lach e
anche un diritto di pascolo in Darè Dof.
Il maso aveva
diritto di pascolo anche sul Col Torondo e possedeva (ecco come è sorta la
proprietà!) la zona di Pala Favera. Un maso, come s’intuisce, molto vasto e,
penso, ricco.
Dall’altra parte
del Rù di Molin, cioè sotto La Belina (la strada e la piazza
attuali di Coi), fino al colle su cui sorge la chiesa e, poi, in giù, verso
Col,fino al sentiero tra Col e Pianaz, era proprietà privata dei Pellegrini,
acquistata, o ricevuta come paga probabilmente dal vescovo e forse per qualche
servizio di natura militare.
Ebbene, la
signora Iolanda Soccol mi informa che la nonna materna era una Pellegrini e
possedeva ancora alcuni prati sul «costone» dove parte il sentiero che, da
Pianaz, va a Coi, cioè su per Sot Tana, al di là, appunto, del Rù
di Molin. In altre parole, dopo circa seicento anni e dopo moltissime
divisioni ereditarie, alcuni beni del maso originario dei Pellegrini, nella
parte che giungeva a Pianaz, erano ancora nostra proprietà alla metà di questo
secolo!