Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Tischlbongara Piachlan. Quaderni di cultura timavese»,  n. 5, dicembre 2001, pp. 104-111,

per l’introduzione. La trascrizione dei documenti, invece, è inedita.

 

Appunti sui beni collettivi della Carnia

 

Dedica

 

Nella vita a volte succedono cose non programmate e che, pure, la segnano poi in modo definitivo. Tali sono state per me la conoscenza e la morte di Erwin Maier. Voglio, e lo dichiaro subito, che questo scritto, rendendo imperituro l’eco della nostra amicizia, sia come un fiore che pongo tra le sue mani, uno slancio che la mia anima compie per riabbracciare la sua, generosa e felice (mi manchi, amico!).

 

Il persistere del diritto di proprietà

 

Con il suo studio nei «Quaderni di cultura timavese», n. 4, Stefano Barbacetto si è prefisso di analizzare la situazione del«le terre collettive in comune di Paluzza tra passato e presente». Lo ha fatto, con ampia documentazione bibliografica, in una prospettiva storica («non si può prescindere da un esame di natura storica», p. 17) e giuridica, inquadrando queste realtà tra quelle regolate al presente dalle Leggi 1977/27 e 257/57 e dal Regio Decreto 332/28 (p. 27).

Il mio intervento mira a evidenziare come i (le) «Comugne» della Carnia, indipendentemente dall’origine e dalla storia (mi domando, ad esempio, se c’erano delle investiture, come per il Bellunese, e, in caso affermativo, se sono state pubblicate; oppure, se le comunità erano regolate secondo una legislazione locale, in analogia con il Cadore), possono trovano oggi un riconoscimento e una rinnovata vitalità. L’art. 3 della Legge 31 gennaio 1994, n. 97, detta disposizioni per le «Organizzazioni montane per la gestione di beni agro-silvo-pastorali». Può darsi che la Regione autonoma «Friuli-Venezia Giulia» abbia già predisposto una propria legislazione in materia; in ogni caso, «per la contraddizion che nol consente», questa non dovrebbe essere meno aggiornata, nella giurisprudenza, né meno attenta, di fatto, alle concrete realtà locali della legislazione statale. E ciò anche in relazione agli usi civici, non potendosi ignorare che le stesse regioni a statuto ordinario hanno ottenuto, con il Decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 11, il «trasferimento delle funzioni amministrative statali in materia di agricoltura e foreste, di caccia e di pesca nelle acque interne e dei relativi personali ed uffici», con la specificazione (art. 4, lettera l) che «resta ferma la competenza degli organi statali in ordine: [omissis] l) al demanio armentizio, nonché agli usi civici limitatamente alle attività giurisdizionali ed a quelle amministrative non comprese nell’ultimo comma del precedente art. 1» (al riguardo poi anche il Decreto del P.D.R. 24 luglio 1977, n. 616, artt. 66-78).

Sarebbe assurdo, pertanto, che la legislazione primaria di riferimento nel Friuli-Venezia Giulia fosse ancora la Legge 1977 del 1927, quando anche una regione a statuto ordinario come il Veneto ha provveduto a riconoscere e rivitalizzare le comunità di cui alla Legge 97/94, tramite la L.R. 19 agosto 1996, n. 26, «Riordino delle Regole».

Per quanto mi è dato sapere, e per quanto ho potuto leggere dall’intervento di Barbacetto, le comunità carniche non possono continuare ad essere inquadrate nel regime degli usi civici, in quanto, sia nel caso ci fossero stati dei regolamenti scritti previi al 1806, come nel caso di esistenza di sole consuetudini normative orali, si tratta di istituti giuridici in tutto parificabili alle Regole cadorine e bellunesi in genere o, comunque, potenzialmente rientranti nella nuova categoria giuridica statale di «Organizzazioni per la gestione di beni agro-silvo-pastorali». A differenza delle situazioni d’uso civico, infatti, ove è determinante e sufficiente la qualifica di residente, nel caso delle comunità carniche si rileva, al pari delle cadorine e bellunesi, che «non sono composte da tutti i residenti, ma […] dai soli antichi originari e da chi costoro ritengano di ammettere nel proprio novero»  e c’è, ed è secondo motivo qualificante, la documentazione dell’esistere e sussistere di «norme proprie, scritte o consuetudinarie» (p. 41).

L’autore citato afferma, nel passo riferito, che tutto questo non esiste più, per quanto sia esistito «nella Carnia prenapoleonica» (ibidem). Tale affermazione non mi risulta sostenibile, in prospettiva giuridica generale ovvero in mancanza di fatti positivi (teorici, ma possibili) che lo giustifichino.

Il Decreto Vicereale 25 novembre 1806, n. 225, a firma del principe Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno Italico, nell’intento dichiarato di risolvere le questioni vertenti in merito ai beni collettivi degli antichi originari, introduceva la distinzione tra quelli in loro amministrazione e quelli in possesso. Nel primo caso i beni, venendo sciolte ex lege le comunanze amministratrici, passavano automaticamente ai neo-costituiti enti comunali o a specifiche frazioni di essi. Nel caso del possesso, invece, i beni dovevano essere divisi in lotti e distribuiti tra gli originari, che avrebbero acquistato la proprietà sui beni loro giunti in sorte. Nel primo caso i beni collettivi conservavano la loro unità, pur passando in amministrazione dagli antichi originari ai comuni; nel secondo, venivano frantumati in piccoli o grandi terreni privati. Il Decreto Vicereale prevedeva un terzo caso: qualora gli antichi originari non avessero portato, entro un certo tempo, la documentazione del loro possesso, i beni sarebbero passati (al pari di quelli fino allora solo in amministrazione), in mano dei comuni, ma essi (antichi originari) ne avrebbero conservato la proprietà collettiva e indivisa, almeno in linea de iure. In Cadore e nel Bellunese le comunità proprietarie dei beni non divisero, a parte qualche raro caso, tali beni pascolavi e boschivi, motivate, in ciò, da una ragione pratica: un pascolo non può essere diviso, senza diventare disutile per tutti; la monticazione richiede grandi spazi, che ridotti a brandelli non avrebbero fatto il vantaggio di alcuno. La gente volle restare unita,  come sempre, e non ebbe paura di perdere l’amministrazione, perché sapeva di non perdere la proprietà dei beni.

I neo-costituiti enti comunali, di matrice francese, vennero conservati dal sopraggiunto regime austriaco e intestati catastalmente dei beni delle disciolte comunità degli originari. Ma, con ciò,  non divennero affatto proprietari dei beni medesimi, né per sé, né per le frazioni eventualmente da essi rappresentate, come ente pubblico superiore. A togliere ogni dubbio al riguardo fu, pur con un linguaggio assai stringato, la Sovrana Risoluzione 16 aprile 1839 dell’imperatore d’Austria Ferdinando I. Poiché però, come sempre, c’era chi non vuole intendere, intervenne l’I.R. Governo di Venezia, con l’Istruzione Governativa 17 giugno 1841, n. 18558-2520, che fa una specie di esegesi, ufficiale e vincolante, della Sovrana Risoluzione. Mi sembra particolarmente importante il paragrafo 10, che trascrivo integralmente: «10. La rinuncia al diretto dominio dello Stato clementissimamente accordata da S.M. ( § 3. della Sovrana Risoluzione 16 aprile 1839) si riferisce, in vece che all’attual corpo communitativo, ai corpi morali dalle originarie investiture contemplati, dappoiché la consolidazione del diretto dominio coll’utile deve sempre aver luogo a favor di quello, a cui esso utile dominio venne originariamente concesso, e la comunione d’interessi riguarda l’amministrazione e non altrimenti la proprietà. Dietro ciò ad ogni frazione, originariamente investita appartiene esclusivamente il Sovrano benefizio, e ov’essa abbia passività, dev’essere alienata tanta parte di beni comunali incolti quanta sia sufficiente ad estinguerle giusta la Sovrana prescrizione. Nel resto, e fuor di questo caso, ove sussista l’unione d’interessi, siccome si tratta di un solo indistinto, e complessivo corpo comunitativo nel modo stesso, che comune e indistinto è il vantaggio derivante dalla disposizione qualsiasi de’ beni incolti, dev’essere comune e indistinta la proprietà».

Di fronte a tanta (solenne) chiarezza, non resta che ribadire una triplice conclusione: 1) Le intestazioni catastali (cui si riferisce il testo austriaco) non hanno per soggetto beneficiario i comuni intestati; 2) non hanno per beneficiario neppure le frazioni intese come corpo collettivo di tutti i residenti; 3) è ribadito che gli antichi originari formano, nonostante tutto, un «corpo morale dalle originarie investiture contemplato» (si intende lì dove ci sono investiture), in ogni caso un «corpo morale» distinto da quello comunale e frazionale, e proprietario dei beni di cui è catastalmente affidata ai comuni la sola amministrazione (qualcuno doveva pur amministrarli!).

Da allora non sono intervenuti provvedimenti legislativi d’alcun genere, né con l’Austria, né con il Regno d’Italia, né durante la repubblica, che abbiano posto in essere un cambio di proprietà a danno degli antichi originari e a vantaggio o dell’ente comune o dell’ente frazione. Neppure la legge sugli usi civici del 1927 aveva e ha forza di estinguere il diritto di proprietà in coloro che ne sono titolari.

E’ per questo che, sebbene, ad esempio, alcuni beni collettivi del Comelico, fossero già stati dichiarati soggetti ad uso civico frazionale, con il Decreto Legislativo 3 maggio 1948, n. 1104, i medesimi beni poterono essere sottratti alla normativa degli usi civici, per ricadere sotto quella del«lo statuto deliberato dall’Assemblea» (art. 4, lettera c), in «conformità ai fini stabiliti negli statuti originari, alla legislazione forestale ed al presente decreto legislativo» (art. 5), ovvero: «L’amministrazione dei beni sivo-pastorali delle Regole, attualmente affidata alle frazioni comunali, potrà dall’Assemblea dei regolieri essere riservata alla Commissione amministrativa di ciascuna Regola oppure delegata al Comune nel cui territorio la Regola ha la sua sede, sempre attenendosi alle norme fissate dagli antichi laudi e statuti» (Art. 3, c. I).

La svolta era notevole: per la prima volta dal 1806, alcune comunità di originari riprendevano l’amministrazione diretta dei loro beni. Ma l’ente gestore, la Regola, secondo la locale terminologia antica, era riconosciuto di diritto pubblico; le Regole ampezzane, pertanto, consapevoli del loro carattere privatistico, non accettarono di essere comprese e riconosciute in base a quel Decreto legislativo. La loro resistenza ebbe successo nel 1952, con l’approvazione dell’art. 34 della Legge 25 luglio, n. 991, che utilizzava, per esse e per le altre realtà analoghe, il concetto giuridico di «Comunioni familiari», parzialmente improprio e ambiguo, ma di chiaro profilo privatistico; articolo confermato con l’art. 30 del D.P.R. 16 novembre 1952, n. 1979, e meglio specificato (oltreché ribadito) dagli artt. 10-11 della Legge 3 dicembre 1971, n. 1102, che continua ad utilizzare il termine «Comunioni familiari». Dopo alcuni provvedimenti regionali (del Veneto), l’ultimo provvedimento statale in materia è la citata Legge 97/94, sicché ogni diritto è confermato, anche se molte comunità interessate non ne hanno preso coscienza.

 

I documenti rintracciati

 

Nella primavera 2001 ho avuto la fortuna di scorgere e poter acquistare alla rigatteria «Lo Scaffale» di Belluno dieci fascicoletti, forse sconosciuti e molto probabilmente inediti, relativi proprio a beni di cui stiamo trattando. Li pubblico, qui di sèguito, in ordine cronologico.

Essi recano sulla prima pagina, che fa da copertina, queste indicazioni:

1) «Ministrazione Della Meriganza Di Mattio q.m Pietro Quaglia So[t]to l’an[n]o 1775. Come Dentro Appare» (pp. 40 non numerate, scritte le pp. 1, 3-17, 20-22);

2) «Mini[s]tracione di me Gion Batistta q.m Zuane Quaglia vizzi mariga de il Sig.r Odorigo Moro de 1781 e 1782» (pp. 36 parzialmente numerate, scritte le pp. 1-6, 8-10, 12, 14-19, 21, 34);

3) «Laus Deo Sempre. Priolla 1784 a[i] 4 Luglio. Libretto, che contienne il cavato, ed pagato per l’Ono[ran]do Com[u]ne di codesta Villa sotto la meriganza di me Pietro q.m Leonardo Quaglia, ut intus» (pp. 36 n.n., scritte le pp. 1, 3-23, 28-33);

4) «1786. Li 4 Luglio Sino L’Anno 1787. 4 Luglio. Specificacione dell’Amministrazione dell’intratta, ed’uscita di quest’On[oran]do C[omu]ne sotto la Meriganza di me Gio. Batta Valle come entro» (pp. 40 n.n., scritte le pp. 1, 3-7, 9-13);

5) «Libretto Di Scodere la Prepositura e Settimina Sotto la Marianza di Giacomo q.m Pietro Quaglia Sotto l’Anno 1791» (pp. 16 n.n., scritte le pp. 1, 5-11, 16);

6) «Libretto Di Scodere la Prepositura e Settimina Sotto la Marianza del Sig.r Nicolò q.m Gio. Batta Moro Sotto l’Anno 1793» (pp. 16 n.n., scritte le pp. 1, 3-9);

7) «Libretto Di Scodere la Prepositura e Settimina Sotto la Marianza  di Giacomo q.m Pietro Valle Sotto l’Anno 1795» (pp. 16 n.n, scritte le pp. 1 e, in senso opposto, 5-11);

8) «Libretto Di Scodere la Prepositura e Settimina Sotto la Marianza di Vicenzo q.m Valentino Polame Sotto l’Anno 1796» (pp. 16 n.n., scritte le pp. 1, 5-11);

9) «Libretto Di Scodere la Settimina, ed Prepositura Sotto la Marianza di Gio. Batta q.m Valentino Polame Sotto l’Anno 1797» (pp. 16 n.n., scritte le pp. 1, 5-11);

10) «Libretto Di Scodere la Settimina, e Prepositura Sotto la Marianza di Giacomo q.m Domenico Gaspari Sotto l’Anno 1798» (pp. 16 n.n., scritte le pp. 1, 3-9).

 

Criteri della trascrizione

 

I manoscritti sono in buono stato di conservazione generale, hanno una grafia abbastanza nitida e in più di un caso buona, per cui leggerli non è stato eccessivamente difficoltoso. Pur tuttavia, è stato necessario adottare alcuni criteri generali di trascrizione, per rendere uniforme e agevole la distribuzione e la resa grafica dei testi.

Ho rispettato le maiuscole, anche nel caso dei nomi comuni o delle preposizioni, ovunque ciò era negli originali; ho reso sempre al maiuscolo, invece, anche quando ciò non era all’originale, i nomi propri di persona e di luogo. Ho sciolto tutte le abbreviazioni, eccetto quelle di uso ancora corrente, come «Sig.r», per «Signore»; la parte della parola che non compare all’originale è scritta tra parentesi quadra, ad es.: Co[mu]ne. L’abbreviazione equivalente a «ai», «adì» e stata resa sempre con «ai». Le parole dubbie sono state rese con un successivo punto di domanda, ad es. Comune [?]. Ho posto qualche segno di interpunzione, soprattutto virgole, per rendere meno impacciata la lettura, e, per lo stesso motivo, qualche accento, ad es. su cioè e più. Il termine «lire» nel testo è stato reso per intero e nell’elencazione finale delle entrate e uscite con il segno « £ ». Avverto che la trascrizione del doc. 2 è incompleta, in quanto era previsto venisse fatta da altra persona e ciò non è più successo.

 

Qualche considerazione sui contenuti

 

Come sempre, nel caso di documenti originali, abbiamo una certa quantità di informazioni contingenti inedite e preziose, anche se più o meno di spessore. Non conoscendo la storia locale, mi è impossibile collocarle e valutarle con la necessaria completezza; è un lavoro che altri potranno fare. Mi piace, tuttavia, fare qualche considerazione spicciola.

Le comunità locali sono dette «Comune» o «Commune», al femminile, (la C.), e portano l’appellativo di «onorande». Sono rappresentate e dirette congiuntamente da un «mèriga», che è una specie di presidente, e da due (doc. 3, p. 13) «giurati», che lo affiancano. Essi, forse insieme con altri soggetti e forse persino con tutti i capifamiglia (i documenti trascritti non sono stati sufficienti a sciogliermi questo dubbio) formano l’Organo supremo della comunità, denominato «Banca». Credo che la riunione dei capifamiglia sia da identificare con la Vicinia, che dovrebbe essere intesa ad un tempo come la comunità degli aventi diritto e la loro assemblea periodica, per la verifica e l’approvazione dell’operato del meriga e dei giurati. Le riunioni della Vicinia (ovvero la Vicinia, a seconda del significato che si dà al termine), avvenivano probabilmente in luoghi tradizionali, all’aperto e nella buona stagione; ma qualche volta anche in una «stua» privata, presa in affitto e per il cui uso veniva dato un contributo (così il 2 gennaio 1776).

I responsabili del «Comune» dovevano provvedere a tutti i bisogni essenziali della comunità, quali la coltivazione dei boschi e la distribuzione del legname, sia per la sistemazione dell’abitazione e dei fabbricati rurali, sia per il combustibile; era un’operazione che richiedeva alcuni giorni di lavoro (doc. 1, p. 5). Ogni tanto venivano preparati dei lotti, per la vendita di legname ad estranei alla comunità; e c’erano le esigenze dello Stato da soddisfare, ossia del Serenissimo Principe, che – comunque – non mancava di dare un contributo per il legname richiesto!  Vi erano poi le strade da sistemare, con «comandamento» esplicito del Capitanio, sia nella buona stagione e in vista della monticazione, magari con l’eliminazione dei sassi e dei massi che periodicamente cadevano a ingombrarla nei punti più pericolosi, sia nella stagione invernale, togliendovi la neve. E c’era l’acquedotto da tenere in funzione, con il controllo e la riparazione stagionale dei «cannoni», ossia delle condotte in legno (doc. 1, p. 5), che bisognava, appunto, «governare», «bocolare» e «porre in opera» (doc. 1, p. 7), con l’applicazione scrupolosa di particolari tecniche. E c’era il sale da provvedere, assieme a qualche altro «Comune» (doc. 4, p. 5). E il «pane della Settimana» (doc. 1, p. 11).

L’aspetto sociale più coinvolgente era l’allevamento e la monticazione. Con buon anticipo di tempo si doveva provvedere a un pastore per le capre e le pecore e a uno per le vacche. Troviamo che il giorno di capodanno 1776 venne data al pastore la caparra, e un boccale di vino. Le contrattazioni si facevano particolarmente urgenti all’inizio della primavera e la paga consisteva sia in denaro (lire), che in un quantitativo di «sorgo turco» e di formaggio. Molte montagne, ossia zone pascolive collettive, erano concesse in affitto; in questo le comunità carniche si differenziano da quelle cadorine e bellunesi, restie a tali affitti, proibiti dalla normativa locale; mi domando se erano determinati da un maggiore bisogno sociale di realizzare un qualche guadagno comunitario. Meticolosa, in quest’ottica, la registrazione dei passaggi del bestiame sulle montagne di altre comunità, che erano soggetti a una tassa. Vi sono alcuni accenni pure a quelle prestazioni d’opera che nel Bellunese sono chiamate, con una leggera variante, «piodego»; nella Carnia, però, erano soggette a pagamento e non gratuite, per quanto mi sorga il dubbio che, forse, un tempo anche nel Bellunese e Cadorino fossero a pagamento e solo po’ alla volta, per un certo romanticismo sulla vita comunitaria del passato, si sia diffusa l’errata opinione fossero opere di volontariato (bisognerebbe verificare).

Quello degli affitti, delle tasse e «gravezze» deve essere stato un problema serio. Il Capitolo dei canonici di Udine aveva diritto a un quantitativo annuo di formaggio, salato, detto «polla», quello che in altre località dell’arco alpino era la «primizia» o «decima» del «frutto della terra e del lavoro». C’era chi si ribellava (doc. 1, p. 3), come un certo Dorotea, che «non vuole pagare l’affitto di Capitolo» (doc. 1, p. 11). In effetti, è immaginabile che alle famiglie più disagiate tale contributo si rivelasse un peso faticoso. Poi c’era l’affitto da pagare alla parrocchia (doc. 1, p. 8), che si serviva, allo scopo, di un «cameraro» (ibidem). I manoscritti 5-10 sono libretti di conto a favore di organizzazioni religiose locali e documentano l’obbligo di assolvere ad ulteriori aggravi, per l’utilizzo di beni di proprietà ecclesiastica. Pur tuttavia, le persone erano religiose. La comunità versava al sacerdote l’offerta della prima messa quotidiana (forse di lire 2), ogni tanto faceva celebrare messe particolari, per chiedere l’aiuto delle anime del purgatorio (doc. 4, p. 5), dava un contributo per le processioni e faceva il regalo di dieci soldi ai poveri e ai «convertiti» (doc. 1, p. 10), per lo più ebrei che aderivano al cristianesimo (doc. 4, p. 3). A Natale la «Banca» distribuiva, tra tutte le famiglie, un quantitativo di denaro.

Ho l’impressione, in definitiva, che le comunità storiche di cui ai documenti fossero piuttosto compatte, per affrontare congiuntamente i numerosi e costanti problemi collettivi; all’interno delle comunità si intravede qualche presenza (casato, clero) economicamente più forte, cui ci si rivolgeva con l’appellativo di Domino e Donna, ben più impegnativi del semplice «Signore».

La solidarietà, che sembra determinata più dal bisogno che da una libera scelta di cooperazione vicendevole, e la presenza di soggetti di maggiore forza economica e in qualche misura «concorrenti» con la comunità sono stati forse la causa che ha portato, qualche decennio dopo, al progressivo abbandono della civiltà agricola e del territorio? E’ forse questo nostro, più ancora che il passato, il tempo per ridefinire, con minori preoccupazioni economiche alle spalle, il rapporto con il territorio e riscoprire, nella gioia dello stare insieme, i fermenti migliori della civiltà antica? Sono convinto che questa possibilità sia reale.

 

***

 

Documento n. 1

 

[p. 3]

1775. Priola. L’On[oran]do Com[u]ne deve dare, come qui Sotto Specificatamente apparre Sotto l’Amministrazione della Meriganza del Sig.r Matio q.m Pietro Quaglia.

1775. 4 Luglio, deve dare per contadi al merigha precessore, e fratello Gio. Batta per Saldare il Formagio del R[everendissi]mo Capitolo d’Udene, £ 67:13 ½

più pagato per la Condotta delle Legne del Parocho, £ 3:-

9 detto, pagato alli Mistri che fecero l’avere [?] così restati ad’accordo, £ 70:-

detto, pagato queli, che fecero Le catinelle nell’orto di Canonica per terzo, £ 16:15

detto, pagato Cecha a Gio. Batta di Giuseppe Quaglia fatta il giorno di S. Odorico doppo li Conti, £ 6:18

più in detta cecha furono omessi, e scordati due Bocali vino, £ -:19

per il Solito Salario a metter la fontana, £ 5:-

per un viagio a Tolmezo a portar la relatione della Vacha del Sig.r Matio Quaglia detto Quajot, £ 2:-

Stato a Sutrio per interessi di Boscho spesi, £ -:12

Summa £ 173:10 ½

 

[p. 4]

1775. Deve dare inoltre L’On[oran]do Comune per contadi al Sig.r Pietro Quaglia Tach per esser Stato a Sequestrare la Piaza di Vora di Zuane Nodale, £ -:10

23 Luglio, pagato alli fratelli Vanzeli di conto fatto Sotto la Mariganza del Fratello Gio. Batta, £ 11:15

26 detto, p[ag]ato L’affitto al Sig.r Zuane Straulino Sotto L’anno corrente, £ 30:-

speso in tall’occasione, £ -:5

per la paga del Soldato, £ 1:4

contati al Sig.r Capitanio Fauner giusto il comparto Seguito li 13 Agosto nella comanderia, £ 48:-

per il viagio, £ 1:-

per la denuntia della vacha di Concina, £ 2:-

più per la denuntia d’una vacha crepata in Tamaj, £ 2:-

30 Ag[osto], fatta la visita nella montagna Vedeseil per oggetto di Sanità e trovato Sano, £ 2:-

Speso dal Mardar a ricever il montenaro con la bancha, £ 7:-

dato a Zuane Caporal per esser Stato a far la visita della Vacha del Fedaro di Tamaj, £ 2:-

pagato al Mardar per cecha fatta [dal]la Bancha vechia in occasione, che fù a far visita in Beorchia, e giù della Roja Sopra i legnami Stati tagliati, £ 2:18

più pagato al Mardar Cameraro di S. Biagio, £ 31:-

per Salar il formagio del Capitolo con il Sale, £ 2:-

pagato a Domenico Sagrado per un[a] libra [di] formagio, che fù di più, £ -:10

8 Settembre, datta La denuntia d’una vacha morta, £ 2:-

11 detto, consumato una giornata a andar a Paluza per far notar un protesto contro Nojarijs, £ 2:-

Summa £ 148:2

 

[p. 5]

1775. Item deve l’On[oran]do Com[mu]ne per l’arbitraria Sentenza fatta dall’Egregio Sig.r Agostino Silverio contro Zuane Nodale, e Gio. Batta, e Mattio q.m Zuane Quaglia, e Vicenzo Polame per obbligarli a pagar l’affitto annuo del Capitolo, tanto per il decorso, che per il venturo, £ 1:9

pagato due giornate a due Huomini, che furono con il Capitanio a Boschi, e Periti, in occasione della Stima fatta degli Arbori da lui Segnati, £ 6:4

19 Settembre, due giornate a far Scorta al Capitanio a Boschi, £ 6:4

dato a Giacomo Vanzeli per otturar i Busi della Caneva di Com[mu]ne, £ 1:15

più per nettarla, fatta la Tassa o sia Polla del formagio, £ 1:4

8 Ottobre, Pagato all’On[oran]do C[omu]ne di Nojarijs per la condotta del Formagio de Diesemari, £ 3:13 ½

per giornate in occasione della Signatura fatta degli Arbori Sopra Ronco e Chiaula Travanaria, e Canoni di fontana a piena bancha, £ 9:6

pagato al Sig.r Gio. Batta Quaglia per spesa fatta l’On[oran]do C[omu]ne appieno in occasione di detta Signatura, £ 18:13

fatta governare la Foradoria da Canoni, £ 1:4

p[ri]mo Novembre, Stata la bancha in Palutis a far la revisione degli Arbori Stati tagliati dall’On[oran]do C[omu]ne di Sutrio, £ 3:-

Summa £ 52:12 ½

 

[p. 6]

1775. 2 Novembre, Deve dare L’on[oran]do Com[mu]ne: pagato il Censo della Prepositura al Sig.r Paulo di Ronco di Rivo, £ 8:-

5 detto, pagato al Sig.r Giacomo Gaspari per il taglio praticato Sopra Ronco in numero 304 a Soldi 9 il pedale, giusto il convenuto e terminatione, £ 136:16

pagato all’On.do C[omu]ne di Sutrio per il transito di Tamaj, £ 7:10

pagato al Sig.r Gio. Batta Quaglia per ceha fatta a pieno C[omu]ne Sotto li 31 Ottobre, £ 6:17

18 detto, pagato una giornata a Pietro Fuso per far la Strada in Alzers, £ 2:-

22 detto, datta la Relatione della Vacha morta a Gio. Batta Quaglia Vanzeli, £ 2:-

20 No[vembre], Speso per Cibaria con il comesso del Sig.r Gio. Batta Cossi in occasione che portò l’affitto di Vedeseit, £ 2:11

25 detto, pagato il taglio de Canoni di fontana giusto l’accordo a Soldi 2 il passo, Sono passi 150, £ 15:-

pagato per la foratura dei Canoni a Soldi 9 il passo importa, £ 67:10

pagato a Giacomo Vanzeli per quatro giornate a Condurli, £ 16:-

Spese la Bancha a ricever detti Huomini, £ 4:10

pagato al Sig.r Giacomo Gasparri giornate tre a Segnare, misurare ed appreciare il legname sopra Ronco e Chiaula Travanaria, £ 9:6

in tall’occasione al Sig.r Gio. Batta q.m Zuane Quaglia, £ 9:6

più al Sig.r Zuane Caporal, £ 9:6

più a Matio q.m Pietro Quaglia, £ 9:6

Summa £ 306:6.

 

[p. 7]

29 Novembre, Item. Deve l’On.do Com[mu]ne per contadi al Sig.r Capitanio Fauner giusto il comparto fatto, e come da Poliza, £ 192 :-

30 detto, pagato al Sig.r Leonardo Concina per giornate n. dodeci, e meza fatte nel taglio del bando, compresse due giornate fatte una in Alzers, e l’altra in Fontana, £ 25:-

più a Batta Polame giornate 12 ½ compresso una in Fontana, £ 25:-

Item, a Gio. Batta Bozo Giornate 12, compreso una in Alzers, e l’altra in Fontana, £ 24:-

più a Zuane Venier Giornate n. 12, compreso una in Alzers, e l’altra in Fontana, £ 24:-

più a Daniele Chiapulino, Giornate 10 comprese una in Alzers, e l’altra in Fontana, £ 20:-

pagato due giornate a Giacomo Vanzeli a metter la fontana, £ 4:-

più giornate trè a sottigliar i Canoni, bocolarli e porli in opera, £ 6:-

Primo Dicembre, pagato al Sig.r Gio. Batta Quaglia di cecha fatta nell’incanto di Sopra Ronco e Chiaula Travanaria, £ 15:-

più pagato al Sudetto due giornate a misurar il Legname del Bando compresa quella del Gasparri, £ 6:4

in tall’incontro una Giornata a Zuane Caporal, £ 3:2

in tall’occasione una Giornata a me merigha, £ 3:2

più pagato al Sig.r Gio. Batta Quaglia per Cibaria, Pane, e Vino con Ordine de Comune, £ 15:-

Summa £ 362:8

 

[p. 8]

Segue per aver pagato per far la Strada del Rivo di Scudiz, £ 6:-

19 detto, tre giornate a governar i Canoni vechij e portarli a tetto, £ 6:-

1776. Primo Gennaro, datto di Caparra al Pastore, e Bocale uno vino, £ 3:5

Item, pagato bocale uno vino a nome del C<omu>ne in detto accordo, £ -:7

2 detto, per aver fatta Scaldare la Stua con ordine del C[omu]ne in due giornate di vicinia per l’incomo[do] esborsai a Lucia moglie di Giuseppe Quaglia, £ -:15

16 detto, per una giornata a Zuane Caporal come giurato che fù a Segnar Sopra Ronco … [?] 3:2

Item, altra a Nicolò Moro, £ 3:2

Item, altra al Merigha, £ 3:2

detto, pagata una giornata pagata al Sig.r Pietro Quaglia Tac [?] fatta Sotto l’anno 1774, così gli fù accordato dal C[omu]ne, £ 2:-

30 detto, speso con il Sig.r Osvaldo Cozzi in occasione che portò il Dinaro per il Legname, assieme con la Bancha ed’altri Huomini, £ 7:3

31 detto, Statto in Piano per gli affari di  C[omu]ne dal Sig.r Osvaldo Cozzi, £ 1:4

pagato l’affitto, che l’On[oran]do C[omu]ne tiene verso la v[eneran]da Parochia, cioè al Cameraro Giacomo Pitin, £ 25:-

più pagato al Nonzolo Giacomo Vanzeli per l’accrescimento della sua Carica, £ 5:-

Speso il giorno del’incanto delle tolle di Rovere tocate a Pietro Tac [?], £ 4:5

più due Bocali vino, £ -:14

Summa £ 70:19.

 

[p. 9]

Pagato in occasione del Contratto Seguito trà Gio. Batta Bozzo di piante n. 229 per mittà di Cecha, £ 2:2

13 Febbr[ra]ro, pagato a detto Gio. Batta per sua mercede Soldi 9 la pianta fa, £ 103:1

Pagato al Sig.r Don Francesco del Negro per la messa prima, £ 88:-

più, oltre le lire 14:10 pagate dal Sig.r Cozzi in occasione dell’ultimo incanto godute appieno com[mu]ne, pagai, £ 5:12

Primo Marzo, francato un Capitale che teniva esso C[ommu]ne con la v[eneran]da fraterna di San Biagio di [lire] 620, con le spese importa, £ 638:8

pagato ancora l’affitto, che non era compresso al Cameraro Giacomo Valle, £ 31:-

Ho francato un Capitale che teniva con la v.da Chiesa di S. Odorico di Sutrio di lire 250, e con le Spese importa, £ 263:7

Ho francato altro Cap[ita]le che teniva con la v[eneran]da Parochiale di [lire] 500, e con le Spese, £ 530:7

Consumato a francar detti C[apita]li trè quarti di giornata, £ 1:10

2 detto, pagato al Cancelliere l’onorario annuo, £ 10:-

13 detto, pagato l’affitto della V.da Chiesa di S. Odorico al Cameraro Lorenzo Nodale… [?] 12:10

17 detto, Pagato al Sig.r Cannonico per l’officiature fatte colli altri Sacerdoti, £ 18:10

8 App[ri]le, pagato a Gio. Batta Segrado per spese fatte in occasione del giustamente col Sig.r Secardi per nostra porzione, £ 15:19

Summa £ 1740:6.

 

[p. 10]

P[ri]mo App[ri]le, pagato alli Sig.i Secardi, come appare da riciputa per Saldo di tutti i Conti, e pretese che tenivano verso il C[omu]ne, £ 156:-

8 detto, contaj al Merigha di Nojarijs per mezo vitello regalato a Rev.mo Sig.r Canonico di peso … [?] 25 a soldi sette la lira fa, £ 8:18 ½

Contaj al Cancelliere per le Sue giornate a trattar l’aggiustamento colli Eredi Socardi, £ 4:-

più al Merigha in tall’incontro, £ 4:-

16 detto, Speso col daciaro di Cibaria, £ 4:10

Contadi al medemo… [?] 4:10

21 detto, pagato al Sig.r Zuane di Bello cessionario del Capitale del Sig.r Urbano Morassi, £ 28:-

per mio viagio, £ -:12

23 detto, Pagato a Bigharon per la Cassetta di Comune, e per le tole, e toloni adoprati, £ 9:-

a Lorenzo Selenato per le Birtuele, £ 1:15

per cibaria con la Bancha e sudetti mistri, £ 2:14

28 detto, a due convertiti, £ -:10

per aver fatta la Masera sopra la trivella [?] per condur i Cannoni, £ -:15

al Nod[ar]o Bortuzi per la Scrittura di fine remissione con li Secardi, £ 1:4

al Sig.r Francesco Nodale per 4 termini di pietra per confinar il C[omuna]le con Nojarijs di nostra portione, £ 5:16

speso per viagij, passij juridichi, come appare da Poliza contro Nojarijs, £ 188:13

Item, per la Scrittura di Conventione  trà Comuni fatta per mano del Sig.r Egregio Pietro Moro come da Poliza, £ 23:18

Summa £ 442:15 ½ .

 

[p. 11]

29 detto, Speso a metter i Confini con Nojarijs, £ 7:2

più doppo per bocali n. 6 vino, £ 2:2

pagato al Sig.r Gio. Batta Quaglia per il danno di Ronco, £ 5:-

Spese per Cibarie a visitar le Chiusure, ed a stimar i danni, £ 2:-

16 Maggio, per Speso nel giorno della Ascensione per la Solita rifecione Sette [?] 3 vino, £ 13:10

più bocali vino n. 22 a soldi 7 [?] fa, £7:14

pane, £ 14:18

Salame una libra e due onze, £ 1:10

presciuto lire trè e onze otto a Soldi 24, £ 4:8

puina fresca … [?] 15 a soldi 5, £ 3:15

Salatta, £ 3:-

dato ad’un convertito, £ -:10

Pagato trè giornate a far i trozi per il Pascolezzo, £ 6:-

Al merigha a portar la pietra di Confine in cima Valmajor, £ 1:4

per sua giornata, £ 2:-

alli Sig.i Giurati per loro giornata, £ 4:-

24 Giugno, contaj al Sig.r Egregio Straulino [?] per l’assistenza avuta nella composizione della Scrittura di Convenzione con Nojarijs, £ 2:-

per l’affitto di Capitolo che il Dorotea [?] non vuole pagare, £ -:9

due Bocali vino a far il Pane della Settimana, £ -:14

pagato al Degano di Nojarijs per formagio e …ttura [scrittura?] come da Poliza, £ 10:7

Summa £ 92:3.

 

[p. 12]

Item, per esser Stata la bancha a Segnar arbori n. 780. Contai per loro mercede, £ 9:6

più pagata una giornata alli fratelli Fric [?] nella rosta, Statta Scordata, £ 2:-

al Sig.r Don Antonio Quaglia [?] per 5 messe Celebrate con ordine dell’On[oran]do C[ommu]ne, £ 10:-

più pagato l’affitto d’un Capitale, che tiene l’On.do [Comune] con il Sig.r Pietro q.m Leonardo Quaglia di lire cinquecento, £ 25:-

Contaj al Sudetto per dinaro e danni auti, £ 4:14

Spese nella Settimana in tutto, £ 46:8

Per aver pagato a Gio. Paolo q.m Giuseppe Quaglia per danni auti dal negotione di Osvaldo Cozzi Sopra Ronco, £ 5:-

Item, a Zanetta moglie relitta q.m Antonio Quaglia come da Giurati fù Stimato, £ 2:-

Item, pagato per il taglio d’Arbori n. 737, a Soldi 10 come fù accordato, £ 368:10

pagato il fito Del Capitolo per la portione di Paulo Polame a P[rè] [?] Tita Moro, £ 2:12

più al Sudeto per il fito Del Capitolo per il Cassaglio [?] Dalla Drena [?], £ 1:2

più per il fitto Del Capitolo Di Paulo Polame, £ 7 [?]:12 ½

più per Cibaria auto le à esborsate […] la banca lò Dal Sig.r Os[val]do, così pelli viagij fati nel Contrasto Con Nojarijs per Giustar li Dani, £ 10:-

più Contati al Sig.r Os[val]do Cozi per il Dano auto nel Negozio, £ 85:-

[Summa] £ 572: 2 ½

 

[p. 13]

Item pagato per spesa auta il Meriga per un viagio fato in Piano in tal ocas[io]ne, £ -:11

10 Agosto, speso la banca a tirar Conti, £ 3:13

16 Dito, spesso la banca Con il Sig.r Os[val]do Cozi in ocas[io]ne che portò il Saldo del Contrato 3 Febraro, £ 4:16

Dato a Mio fratelo Tita per una giornata fata in Vedesseit Con il Meriga Di Nojaris cioe tanti [?] giugno a veder il Dano fato con il Negozio di barba Tita, £ 3:2

più al Sudato per Due viagij fati in pieno con ord[inizio]ne Del on[oran]do Comune, £ 2:-

pagato 3 uomini a portar li termini Deli Confini Con Nojaris cioe Matio Bogo, Tita Bogo, Lenardo Concina, af[fer]mo, £ 2:5

p[iù] 2 Setenbre passato, in Consiglio per il bates.mo Del Soldato Matio Quaglia fu passato di bonargli, £ 6:4

al Soldato per li Mostrini cioe a Matio Quaglia, £ 1:4

più per il viagio Della Mostra generale, £ 1:4

[Summa] £ 24:19

 

[p. 14]

1775. Li 4 Luglio, deve Avere L’on[oran]do Com[un]e dal Sig.r Mattio Quaglia Merigha per dinaro Scoduto da Gio. Batta Quaglia precedente Merigha, che esisteva, per esamo [?] in di lui mano, £ 19:-

Più per Scoduti dalli eredi q.m Leonardo Quaglia e Gio. Batta Quaglia per diferenza di Conti che frà essi avevano, £ 383:13

24 Agosto, Cavati dal Sig.r Gio. Batta Quaglia per l’accrescimento d’Agareit, £ 70:-

più per il Solito affitto, che annualmente paga l’on[oran]do C[omu]ne di Nojarijs per Caneva e Rivi, £ 10:-

28 Ottobre, Item per Scoduti per l’affitto di Tamaj pagato dal Sig.r Gio. Batta Quaglia, compresso una Cesta [?] fatta a piena radunanza in occasione dell’incanto del Legname sopra Ronco e Chiaula Travanaria a conto, £ 76:13

5 Novembre, cavati dal Sudetto per Saldo dell’Affitto di Tamaj, £ 130:7

parimente, rincassato per il Legname delle Chiusure di Naunal come dall’accordato, £ 80:-

più riceuto dal Sudetto l’Affitto dell’Anno 1774 e 75 delli Chiaulis [?], £ 11:10

Più riceuto per il Legname auto in Palutis tagliato Sotto la mericanza di Gio. Batta Quaglia Boz dal succenato, contadi £ 28:-

20 Novembre, per Contadi per nome del Sig.r  Gio. Batta Cossi per l’affito della Montagna Vedeseit Vechia e Nuova, £ 275:-

30 detto, per l’affitto della Zussigna [?] piccola pagato da Daniele Chiapulino sotto l’anno 1775, £ 6:5

[Summa] £ 1090:8

 

[p. 15]

Parimente deve avere l’on[oran]do Com[mu]ne per Scoduti da Zuanne Renier per la tansa dell’Anno 1774, £ 6:4

21 Dicembre, cavati dal Dalbedaro [?] per la prima ratta della Tansa, £ 8:-

più per la Caparra depositata  d’Antonio Marsili come Spica la terminatione, £ 210:10

Item, dal Sig.r Gio. Batta q.m Zuanne Quaglia per la Caparra del Legname di Chiaula Travanaria, £ 100:3

1776: 16 Genn[ar]o, Scoduto da Pietro Quaglia Tac per l’incanto toccatoli di Canoni vechj e trè tagliette Larisi e due manici d’Albeo, £ 10:15

più per l’incanto toccato al Sudetto delli tavoloni di rovere in numero 22 incassato £ 12:-

30 detto, Cavati dal Sig.r Osvaldo Cozzi per la Caparra del Negozio alienatogli l’on[oran]do Com[mu]ne li 2 Corrente, £ 300:-

P[ri]mo Marzo, riceuto da Gio. Batta Bozo per l’affitto che deve per un pezzo d’orto stato di Gio. Batta Polame, £ 1:16

2 d[et]to, Scoduti dal Sig.r Giacomo Valle per l’affito della Zussigna [?] grande sotto l’anno 1775, £ 6:5

3 d[et]to, per cavati dal Sig.r Pietro Marsili per l’affitto Sotto l’anno Sudetto del Prato Clapeis [?], £ 8:10

10 d[et]to, da Mattio q.m Zuanne Quaglia per Arbori Concessoli dall’On[oran]do Com[mu]ne per fabbrica della Salla Sopra la Caneva nuova in numero di piante 12, a £ 1:15, £ 21

[Summa] £ 2111:19

 

[p. 16]

d[et]to, Deve inoltre aver l’on[oran]do Comune per Arbori concesso alli Fratelli q.m Nicolò Quaglia n. 7 per far l’Aia, £ 12:5

21 App[ri]le, Cavati da Zuane q.m Nicolò Quaglia per l’affitto del Prato Saustri [?], £ 8:-

d[et]to, Ricevo dal Sig.r Gio. Batta Valle per nome di Zuane Capulino per conto del prato Saustri, cosi gli fù dal C[omu]ne accordato, £ 22:-

Scoduti per due Arbori da Zuanne Quaglia auti per uso di Casa, £ 3:10

più per filari tagliati dal Sudetto nel Bando n. 5 a Soldi 10 fa £ 2:10

Item dal Sig.r Gio. Batta Quaglia a Conto del Negozio del Bando auto come in Contratto Spica £ 99:2, più per pagati al Egregio Sig.r Pietro Moro per Conto del Com[mu]ne £ 12, porta £ 111:2

Scoduti da D[on]na Lucia Moglia del Sig.r Matio Quaglia per Arbori n. 15 nel Bando per far il Stauliero Superiore a soldi 10 l’uno, £ 7:10

 

[Summa] £ 211:17

[p. 17]

Deve avere L’on[oran]do C[omu]ne per Scoduti da Zuane q.m Nicolò Quaglia per l’affitto Maturito Sotto l’Anno 1775 del Bearlo da Baca detratto l’agravio che v’è annesso, £ 6:13

Item, dal sudetto per l’affitto di Beorchia Sotto l’Anno 74, 75 a lire 1:5 l’anno fa £ 2:10

30 Giugno, Cavato per Saldo della Ratta da Gio. D[omeni]co Dalbedaro Sotto l’anno corrente, £ 8:-

Dal Merigha Matio q.m Pietro Quaglia per Arbori n. 12 per far due Camerini nel portico inferiore, e Superiore a lire 1:15, £ 21:-

Più per Cavati dal Sig.r Pietro q.m Leonardo Quaglia per nome di Gio. Batta Polame per un debito, che teniva verso L’on[oran]do C[omu]ne detto Gio. Batta, £ 35:10

in più volte Ricevo Dal Sig.r Os[Val]do Cozi Di piano [?] Giusto l’acordo Venti febraro, £ 1000:-

[Summa] £ 1073:13

Item, per tanti scossi Da Daniele Chiapulino [?], £ 9:7

[Summa] £ 1083:-

 

[p. 20]

Il Da Avere Somario del meriga: prima suma £ 173:10 ½ , seconda £ 148:2, terza £ 52:12 ½, quarta £ 306:6, quinta £ 362:8, sesta £ 70:19, settima £ 1740:6, otava £ 442:15 ½ , nona £ 92:33, d[eci]mo £ 572:2 ½ , und[eci]mo £ 24:19. Summa £ 3986:4.

1776. P[ri]mi Octobris, Conto al Mariga Sig.r Giacomo Gaspari, £ 491:11

1777. 27 Luglio, Conto al Medemo, £ 19:-

[Summa] £ 4496:15

 

[p. 21]

Somaria del deve avere del Comune: prima suma £ 1090:8, seconda £ 2111:19, terza £ 211:17, quarta £ 1083:-

Suma £ 4497:4

Si bate il avere del mariga come contra, £ 4496:15

[Differenza] £ -:9

più Deve il Meriga per il libreto Della Settimina, £ 19:-

più per l’afito che va notato due volte a Paulo Polame, Del Capitolo, £ 2:14 [?]

più per una giornata fata in Alzers, che fu notata a … [?], £ -:16

Va per Saldo Neto £ 22:10

Al 1776 primo Agosto fu pubblicato ala publica riunio[ne] e fu admeso. Et furono Detrate per il Beneficio fato nella Carica et non a altri £ 2:12, Resta £ 9:18

 

[p. 22]

1778 adì 27 Agosto Saldato £ 9:18 Ala partita di questo libro in Presenza delli Sig.ri avertenti [?] Giacomo Vale et Le… [?] Gasparo.

Io Gio. Batta q.m Nicolò Quaglia Vici Mariga con li Suoi Giurati.

 

***

 

Documento n. 2

 

[p. 2]

Segue il dato fora da il mio onor[an]do cumune.

1781 ai 5 Agosto, dato a un povero, contadi £ -:10

I[dem] ai 25, ai 26 deto, adì 3 Settembre, Speso con li montenari di Agardo per fare li conti e Ricerli, £ 9:3

più speso da un comeso [?] de la armenta di … [?] di Vanzelli di … [?], £ 1:-

ai 25 Agosto dal al Sig.r Matio Quaglia saldado la paga, £ 1:4

più dato fora de la visitta di Posplan e Vidiseit, £ 3:2

più pagato… [?] formagio ali montenari a… [?] al comune di Noarij, fa £ 1:5

Primo Ottobre la Sora Boscho abe contadi de il Ristoro dal casera… [?], £ 6:-

più de… [?] de poina da dare a Cercive[n]to… [?], £ 2:2

Ai 21, ai 23 Settembre 1781 speso con la Bancha di Sutrio e Noarij lo da Christofulo de li afari dela Scola… [?], £ 5:8

Primo Ottobre, Speso con la Sora Boscho a Ricever la £ 3:11 mità, £ 1:15 ½

Primo Ottobre, pagato la mità del pro al Sig.r Zuane Staglino in contadi, £ 294:10

[Summa] £ 325:19 ½

 

[p. 3]

1781. Ai 6 Settembre e questo s’arua [?] de 1782 caciato dali Sig.ri montenari di Agardo l’afito solitto che paga de Agarato  dopo tanto contizzato Giusto la locazzione in contadi £ 117:11

più de l’afitto di Caniva e Riuss, Ricevo £ 10:-

più Ricevo il solito formagio che pagano pezze n. 31, pesa … [?] 357 ½ come contra pagato lire [?] 2 ½

primo Ottobre, Ricevo contadi dala don[n]a Sabata [?] Fora Boscho di Mogio il solito afito che paga de la monte Zoplan [?] giusto la locacione cioè s’arua [?] de 1782 in contadi £ 333:4

ai 8 Ottobre, pagato il formagio di Dese Mari lire [?] 82:6, mi ano contato £ -:15

ai 28 Ottobre, deve avere de un incanto stimato lire 73:17 e al incanto toccato a mi più offerte, £ 125:5

ai 14 Novembre, ano di avere de un botolo [?] e una talglia Albeio e il Botolo [?] di peraro La de la fornace al incanto, £ 6:-

1782, ai 5 Genaro, Ricevo dal Sig.r  don Zuane Baracuti di Mena [?] il solito afito e gravezze che paga de la monte Vidisett cioè la mità, con massima egualgiazza, coma Aprare Riciputa datta, contadi £ 303:10

coma mi da nota Gion Battistta Quaglia Bozzo di aver trovato arb[o]ri dopo del incanto tariffati coma la minuta in scorsso £ 18:-

ai 9 Febraro, compare Gasparo mi contò … [?] 1 un chino, £ 22:-

[Summa] £ 936:5

 

[p. 4]

1781, ai 8 Ottobre, pagato al mariga di Noariy de Li Desemari, contadi £ 3:13 ½

ai 10 deto, speso io con un comeso de Tolmezzo de le armente di mea… [?] mortta, £ 1:-

ai 12 deto [resto del documento non trascritto, per troppe difficoltà]

 

***

 

Documento n. 3

 

[p. 3]

Laus Deo Sempre. 1784. Faccio memoria di quello che spendo per l’Ono[ran]do Com[mu]ne sotto dela mia Meriganza. Come segue.

P[ri]mo. Per aver fato condor in casa del Sig.r canonico sie breci [= braccia?] di Legne, come il Solito, £ 3:-[?]

ai 4 Luglio, per aver speso banca Vechia ed Nova Netto, £  4:16

ai 17 Detto, per aver spesso per aver fatta una Visita D’una Armenta Sulla Montagna del Sig.or Zuanne Valle, £ 1:8

Nel steso Giorno per esser statto a Tolmezo a prender licenza della detta Armenta, £ 2:-

ai 25 Detto, pagato a Mattio Quaglia per Atre [?] Mostrini, £ 1:4

ai 26 Detto, per aver mandato in Timai a fare la Visita della Armenta di Quajot, £ 2:-

ai 27 Detto, per esser stato a Tolmezzo a prender licenza della Sudetta, £ 2:-

ai 29 Detto, per esser stato sulle montagne Tamai et Agareil a prender in Nota li animali delle dette Montagne, £ 2:-

ai 30 Detto, pagato al Sbiro mandato dal Ill.issimo Camuzio, £ -:8

Summa £ 18:16

 

[p. 4]

ai 31 Detto, pagato a Zuanne Caporal un bocal vino Negro e £ 4 di pane quando mi contò i beci [breci, come p. 3?] delle uguaglianze per Suo incomodo, £ -:12

ai 2 Agosto, per aver speso a far comodare le arche da Pietro Bigaron tra opera cibaria chiodi e breas stimato lui Steso, £ 5:-

Nel Isteso dì per esser stato ad agiutarlo in Detta opera, £ 1:-

ai 4 Pa[ssa]to, Speso a far celebrare la S. Messa da Pre Gion Batta Moro, £ 2:-

Nel isteso dì speso la banca a ricever il Sudeto pre Gion Batta, £ -:11

ai 27 Pa[ssa]to pagato per andare in Vidiseit a prender in Nota le armente per mità con Nojarijs, £ 1:-

ai 3 Agosto, per aver pagato al Illus.mo Sig.r Zuanne Valle Procuratore del Ono[ran]do Com[mu]ne, £ 44:-

ai 5 Detto, primieramente per esser stato a Sutrio, ad adimandare il Mariga e Giurati di poter abbeverare gli animali di Agareit ora, che fa bisogno, e poi per esser stato in Agareit a Denunciare la … [?] concesa per metà, £ 1:-

Nel isteso dì, pagato a Zuanne Caporal per le tre montagne Vidiseit Tamai e…[manca un pezzo di foglio]

Summa £ 102:19

 

[p. 5]

Nel isteso dì, pagatoli l’affito d’un manoscritto di £ 198, che importa per anni due £ 19:16, £ 19:16

Nel isteso dì, pagatogli per un capitale di £ 250, importa ogni ano £ 12:10, £ 12:10

ai 7 Detto, pagato alli Sbiri mandati dal Illustri.mo Camuzio ed Frisaco [?] due volte, £ -:18

ai 9 Detto, per esser stato a Tolmezzo a pagare li sudetti, £ 2:-

Nel Jsteso dì, pagato al Illu.mo Camuzio per aver scritto citazioni al On.do Com[mu]ne contro Giacomo Quaglia, £ 3:4

Nel Jsteso Giorno, pagato a S.r Pietro Frisaco [?] per sudetta operazione contro Giacomo, £ 6:-

ai 11 Detto, pagato a D[omin]o Sig.r Bat[tis]ta Bozo per aver tagliato D’aurenti [?] n. 30 per D.o Zuanne Palotti di Zuglio, £ 3:2

Nel Isteso dì, pagato a D.o Pietro Calauti [?] per la meza molta d’Agareil per mità con Nearijs [?], £ 3:2

Di più pagato allo Steso per la casa di Paolo Polame che ora paga l’On[oran]do Com[mu]ne, £ -:14

ai 23 Detto, pagato al Soldato Mattio Quaglia con ordine del On[oran]do Com[mu]ne, £ 4:-

Summa £ 55:4

 

[p. 6]

ai 22 Detto, per aver mandato sulla montagna del Sig.r Zuanne Valle a far la Visita del Armenta di Giacomo Quaglia, £ 1:-

ai 25 Agosto per esser statto sulle montagne a veder se sono tutte le armente come prima secondo l’Ordine di Sanità per mità con Nearijs, £ 2:-

ai 3 Settembre, pagato a Gion Batta Bozo per la Visita fatta in Timai d’una Armenta, £ 2:-

Nel Jsteso dì, pagato allo steso per la pietra fatta nella fornace acconto del suo accordo fatto con l’On[oran]do Com[mu]ne, £ 20:-

ai 5 Detto, per aver speso a ricever D[omin]o Biasio ed Daniele ambi mulinari quando pagorono l’affiti delle due montagne Tamai ed Agareit assieme con la banca di Nojarijs, £ 6:16

ai 9 Detto, pagato al montenaro quando portò il formagio di licouf [?] di Zou Plan per due lire [= libbre] che erano di più, £ 1:10

Di più speso a ricever il Sudetto con Ordine della banca, £ -:15

Nel Jsteso dì, Speso la banca, £ 2:5

Summa £ 36:6

 

[p. 7]

ai 12 Detto, pagato a D[omin]o Pietro Calauti £ 300 e 10 per pagare l’affito d’un Capitale che avemo con D[omin]o Zuanne Foschian di Mion, £ 310:-

ai 21 Detto, pagato a D[omin]o Pre Francesco del Negro ed a D[omin]o Pre Nicolò de Rei per le procesioni fatte una a S. Pietro ed l’altra in Stalis [?], £ 4:-

Nel Jsteso Giorno pagato al Monico di S. Pietro per aver fatto il Campanon, £ -:10

ai 6 Ottobre, per aver pagato a D[omin]o Zuanne q.m Mattio Stoaulino di Sutrio l’affito del Capitale che tiene con l’On[oran]do Com[mu]ne, £ 294:10

Speso in tal occasione, £ -:8

ai 7 Deto, pagato per l’On[oran]do Com[mu]ne al Merico di Nojarijs per le decime, £ 3:13 ½

Nel Jsteso Giorno, speso a ricever il comeso mandato a pagare l’affito della montagna Zou Plan con la banca di Nojarijs per mità, £ 1:10

Per aver salato il formagio del Capitolo, £ 2:-

Summa £ 616:11 ½

 

[p. 8]

ai 8 Detto, pagato alli diesemari [?] libre 2 formaggio che erano mancanti ala Summa di libre 81, £ 1:-

ai 26 Detto, per aver pagato a Pre Francesco del Negro l’ann[u]o censo che si paga al Rev.mo MonSig.r Preposito di S. Pietro, £ 8:7

Nel Jsteso dì, speso a ricever D[omin]o Zanne Salotti [?] quando mi contò li beci dei Daurenti [?], £ -:14

Speso la banca in occasione che si pesò il formagio ai diesemari [?], £ -:17

ai 28, Speso la banca in occasione che furono a prender in Nota le biade, £ 1:19

ai 29, per esser stato a portar la distinta al Capitanio, £ -:12

ai 3 Novembre, per speso in occasione che si misse la fontana per pane [?] alli uomini ed alle Donne, £ 4:-

Nel Jstesso Giorno, per vino che fu dispensato alli uomini come consueto ed un rinfresco alle Donne, £ 5:18

Di più per libre 4 formagio, che a soldi 13 fa £ 2:12

Di più ancora per la Servitù prestata la banca, £ 3:16

ai 8 Detto, per esser portati il Merico ed un Giurato a prender in Nota quei pezzi che erano sprovisti nel Bosco, £ 6:4

Summa £ 36:3

 

[p. 9]

Per esser stati banca intiera a far la Strada in Radice [?] raccomandata da S[ua] S[ignoria] Luogotenente d’Udine, £ 6:-

ai 11 Detto, pagato al Nuncio quando tornò a portare la distinta delle biade, £ -:6

ai 12 Detto, speso la banca in occasione che si tornò a prendere in Nota le anime, le biadi ed a far altri interessi, £ 4:2

ai 14 Deto, speso la banca in occasione che si fece la carta per andare a prender ad imprestito denari per pagare l’Interveniente, £ 2:12

ai 15 Detto, per esser stati banca intiera meza Giornata a cercare il Denaro per pagare l’Interveniente, £ 4:13

ai 16 Detto, speso il merico e un Giurato per un quarto di Giornata fatta nel Bosco a Segnare arbori, £ 1:4

Nel Jsteso Giorno, per esser stato il Giurato Giacomo Giornata Intiera, £ 3:2

Speso la banca in occasione che sborsò il Denaro D[omin]o Pietro de Rei a riceverlo, £ -:8

Summa £ 22:7

 

[p. 10]

ai 18 Detto, per esser statti io ed il Sig.r Zuanne Valle nel bosco a segnare arbori infrutuosi mezza Giornata, £ 3:2

Nel Jstesso Giorno, per esser statto il Giurato Giacomo Giornata intiera cioè avanti mezzo dì a misurare e poi dopo a Segare, £ 3:2

ai 19 Detto, per esser statto il Giurato Giacomo una Giornata a misurare arbori, £ 3:2

ai 21 Novembre, per aver pagato al Sig.r Zuanne Valle procuratore per Suplire ai debiti incontrati per il Com[mu]ne nella causa contro Sutrio per la ricupera del monte Meleit [?] ed Zouf come apare in sua riciuta, £ 300:-

ai 24 Detto, per esser stato il Giurato Giacomo a misurare arbori de Albeo, £ 3:2