SEGRETARIATO PELLEGRINI DA ZOLDO (a c.), pro
manuscripto in 153 copie, Serie «Le Schede», n. 2, pp. 10, 15 giugno 2000; Centro
cult. «Amicizia e Libertà», pro manuscripto, novembre 2001.
Sulle origini dello
scultore Andrea Brustolon [1]
Si è creduto, e
qualcuno si ostina a credere nonostante l’evidenza dei fatti in senso contrario,
che lo scultore Andrea Brustolon, nato in città di Belluno il 20 luglio 1662,
figlio di Giacomo e Marietta Orégne, fosse di famiglia originaria di Zoldo e,
precisamente, di Sottorogno, frazione del comune di Forno di Zoldo e della
parrocchia di Dont.
Così credeva
l’apposito comitato che, preso da vivo entusiasmo, gli innalzò – opera
pregevole dello scultore questo sì zoldano Valentino Panciera Besarèl, detto
semplicemente «Besarèl» – che si può ammirare nella chiesa di Dont, inaugurato
nel 1885.
Così credeva e
scriveva nel 1927 il prof. Antonio Balestra, [2]
senza portare alcun documento, ossia dando la cosa per certa. E ciò nonostante
riporti l’atto di matrimonio dei genitori, dal quale atto non traspare alcun
accenno alla provenienza del padre (o della madre) da Zoldo: «Die 4 novembris
1600. Jacobus Brustolonus et Maria fra [?] [3]
q.m Andreae Auregne praemissis in hac Cathedralis juxta ritum Ecclesiae
denuntiationibus, nullo objeto impedimento matrimonium contraxerunt in Ecclesia
confraternitatis S. Joseph cum licentia, coram me Angelo Aurigno sac. Et
testibus» (Lib. I pag. 253 dei matrimoni della Parrocchia della Cattedrale di Belluno).
E nonostante riporti l’atto di nascita o, meglio, del battesimo di Andrea e,
infine, quello di morte e sepoltura: «Andreas filius M[isieri] Jacobi
Brustoloni et D[ominae] Mariettae ejus uxori susceptus a M[isiero] Domino
Belline a M. Joanne da Ric nomine D. Elisabeth ejus uxori baptizatus fuit a me
Jacobo Pedecastello Sac.» (Libro IV pag. 66 dei battesimi della detta parrocchia)
e: «Die 25 octobris 1732. Obitus D[omini] Andreae Brustoloni q. Jacobi annorum
70, sacrament[is] Ecclesiae premuniti, civis celeberrimi scultoris egregii,
patriae decus et honor mortui in Domino et sepolti ad S. Petrum per ambos
sacristas et duodecim sacerdotes» (Fideliter desumpsit ex lib. VIII mortuorum, pag. 212). Un funeralone, dunque, dato che
Belluno lo considerava, qual in effetti era, un suo figlio illustre.
La tradizione
popolare, indotta dal fatto che a Dont esistono alcune famiglie cognominate
Brustolon (mentre a Belluno sono andate estinte), era accolta e diffusa senza alcun
senso critico, nel 1983, dall’amante di cose locali Noradino Olivier. [4]
Maggior vigilanza ci si poteva forse attendere dallo storico locale don Ernesto
Ampezzan, nel 1985, [5]
per quanto – in vero – che riporta semplicemente quanto scritto nel 1920 (vedi p. 165) sull’argomento da don
Antonio Arnoldo; che si ispirava, a sua volta all’ottimo Luigi Lazzarin
(1891-1915), solo di recente pubblicato, [6]
e che, nei suoi pochi anni, non poté certo verificare l’infondatezza della
tradizione zoldana sull’origine di Andrea Brustolon.
Formuliamo qui,
per la prima volta, l’ipotesi che l’errata attribuzione di zoldanità sia stata
favorita nella memoria collettiva – facile ad equivoci – dal nome della madre,
«Marietta Oregne», con quella triplice coincidenza di lettere, «…tt…or…gn», con
Sottorogno (di Zoldo), che va infine a far coincidere la memorizzazione con
quest’ultimo nome, molto più conosciuto dell’antico cognome «Oregne».
A parte questa
ipotesi di spiegazione di un così macroscopico fraintendimento storico,
ricordiamo che il primo ad avanzare seriamente il dubbio sulla zoldanità
d’ascendenza di Andrea Brustolon è stato, nel 1985, lo scrupoloso prof.
Giovanni Angelici, nel corso delle celebrazioni centenarie del monumento del
Besarel.
Va però allo
studioso locale Romano Gamba tutto il merito del mondo scientifico per la
paziente ricerca d’archivio che, da lui condotta, è stata resa pubblica, nei
suoi risultati, con un articolo sul settimanale provinciale di Belluno,
«L’Amico del Popolo», in data 11 gennaio 1986 (p. 3). Visto il periodico sul
quale è stata pubblicata, è però facile ipotizzare che simile ricerca sia
sfuggita ai ricercatori e cultori dell’argomento, sicché ci è sembrato
opportuno riprenderla, ed è stata ripubblicata in 101 copie, come pro
manuscripto, il 9 settembre 1997. Ora si ripete quell’iniziativa, aggiungendo
queste note inedite.
Romano Gamba è andato
alle fonti, ovvero all’archivio parrocchiale di Pieve di Zoldo, nella cui
giurisdizione rientrava anche Dont, che diverrà parrocchia autonoma solo nel
1889. Tali fonti hanno permesso allo studioso di giungere alle seguenti
conclusioni:
1) Tra il 1568 e
il 1720 non vi fu alcun rapporto parentale tra i Brustolon di Belluno e quelli
di Zoldo;
2) I Brustolon di
Belluno sono documentati nel 1546, e in vari rami, mentre in Zoldo il cognome
Brustolon compare solo verso la metà del 1600, quale soprannome di alcune
persone di Foppa (vicino a Dont), che, in realtà, erano cognominati «de
Titian».
3) Non vi è
alcuna possibilità, pertanto, che lo scultore, essendo già Brustolon il padre,
potesse avere ascendenza zoldana, non esistendo ancora in Zoldo simile cognome.
Ma lasciamo la
parola al Gamba, nella trascrizione integrale del suo articolo.
***
Il mese di
novembre scorso venne commemorato a Dont, con una simpatica manifestazione alla
quale parteciparono autorità e popolazione, il centenario della inaugurazione
del monumento allo scultore Andrea Brustolon, opera di Valentino Besarel.
Nel discorso
evocativo l’esimio prof. Giovanni Angelici, pur escludendo garbatamente che
Andrea Brustolon fosse originario di Zoldo come vorrebbe la tradizione locale,
affermava che le origini dei Brustolon zoldani sono ancora poco chiare, ed
esortava ad approfondire le ricerche su quel casato, più che altro (mi pare di
aver capito) per vedere se vi fosse una connessione di parentela tra i due rami
familiari.
Ho accolto
l’invito, e con l’aiuto del rev. Arciprete di Pieve che con tanta pazienza mi
diede modo di consultare più volte i vecchi registri parrocchiali, spero di
essere riuscito a districare la matassa della provenienza dei Brustolon
zoldani.
Il soprannome
Brustolon, dato alla famiglia dei Vedeston, appare per la prima volta a Belluno
nel 1546 (v. Biasuz e Alpago-Novello), ma un paio di decenni dopo lo si trova citato
più volte, il che lascia supporre che le famiglie «de Vedeston», o «Brustolon»,
fossero a quell’epoca più d’una a Belluno, e probabilmente nemmeno tutte
imparentate tra di loro.
In Zoldo il
soprannome Brustolon appare invece per la prima volta soltanto nel 1658 (o
1654), affiancato o alternato al più vecchio soprannome «de Titian».
Nelle ricerche
sui libri parrocchiali (rese difficili per la scrittura che è spesso sbiadita,
e anche per le grandi lacune nelle notazioni), mi sconcertava il fatto che fino
agli ultimi anni del ‘600 trovavo citato il soprannome Brustolon solo
sporadicamente, e poi d’improvviso, senza una spiegazione logica, trovavo che
il poco frequente soprannome era diventato tutt’a un tratto il cognome di
numerose famiglie a Dont, all’Ospitale di San Martino, e poi anche a Forno.
Risalendo pazientemente di famiglia in famiglia, trovai infine che tutti quei
Brustolon, sorti apparentemente dal nulla nel giro di pochi anni, in realtà avevano
un avo in comune.
Verso la metà del
‘500 viveva a Foppa, piccolo e ameno paese sopra Dont verso la val di Goima, Jhovata
de Fopa, detto anche Joata e Vata. Il suo strano nome deriva
certamente, per contrazione, dal più comune Giovan-Battista. Di questo Jhovata,
che è poi anche l’avo dei Vatà di Foppa, trovo registrati sei figli: Giacomo,
Bastian, Vatà come il padre, Pietro, Lugan, e TITIAN, nato il 15 gennaio 1575.
Quest’ultimo,
Tiziano figlio di Jhovata de Fopa, è il capostipite di tutti i Brustolon di
Zoldo.
Sposa una certa
Maria e ha cinque figli: Zuani n. il 26 dicembre 1605, Martha n. il 24
settembre 1609, Matthio n. il 17 febbraio 1611, Bortholomeo n. il 26 gennaio
1614, e Antonio n. verso il 1619.
Fino agli inizi
del 1600 i Titian (o Tician), abitavano a Foppa, e poi, forse verso il 1620, si
trasferirono a Dont, paese a quell’epoca molto industrioso con forno fusorio,
mulini, e diverse officine per la lavorazione del ferro lungo i torrenti Maè e
Duram.
Si ha conferma
del trasferimento della famiglia a Dont dagli atti; mentre fino agli inizi del
1600 la famiglia era detta «de Fopa», dopo è detta «da Dont»: «1627, Giorgio
figlio di Zanni de Titian da Dont»; «1629, Jhoatà figlio di Zuanne del
Titian de Fopa, da Dont», e così poi anche negli atti successivi.
Il Tiziano, che
dev’essere stato un carattere molto forte, similmente ad un patriarca biblico
impone il suo nome a tutto il casato, e la numerosa schiera di figli, nipoti e
pronipoti si chiamerà per un secolo: del Tiziano, «del Titian». Il vecchio
patriarca muore, quasi novantenne, il 17 febbraio 1664.
Testimonio ad uno
sposalizio nel 1658, il Tiziano è detto per la prima volta «Brustolon», e
sempre nello stesso anno anche la nuora Caterina, moglie di Matthio e madrina
ad n battesimo, è detta «Brustolon».
Negli anni
successivi il soprannome Brustolon viene usato molto di rado dalla famiglia: alle
volte dato ad uno dei discendenti del Tiziano, alle volte ad un altro, senza regola
e senza motivi ora comprensibili. Si trovano anche, poche volte, uniti insieme
i due nomi: «1690, Orsola figlia di Batta del Titian da Dont, detto
Brustolon», «1664, Bortholomea figlia di Bortholameo q. Titian Brustolon
da Dont». Altre volte qualcuno nell’atto di battesimo è detto «de Titian» e
in quello di morte «Brustolon»: «1656, nasce Jacomo figlio di Miot
(Bortholameo) de Tician da Dont – 1679, muore Jacomo figlio di Bortholameo
Brustolon da Dont»; «1670, nasce Domenega figlia di Antonio q. Titian da Dont –
1674, muore Domenega figlia di Antonio Brustolon da Dont».
Infine, verso i
primi del 1700 scompare, ossia non viene più usato, il «de Titian», e da allora
tutti i discendenti del Tiziano di Foppa assumono e portano il cognome Brustolon.
Dirò, a chiarimento di questo quasi improvviso cambiamento di nome, che molti cognomi zoldani si sono formati pressappoco allo stesso modo e alla stessa epoca (1670-1720), come fossero stati imposti d’ufficio.
Verso il 1670 due figli di Zuanne, Giorgio e
Francesco, si trasferirono all’Ospitale di San Martino, ricovero per i
viandanti sulla strada che da Longarone va a Zoldo. Restano all’ospitale per
diversi anni, svolgendo – pare – l’attività di mugnai. Nel 1680 una delle figlie
di «Giorgio dell’Hospedal di Zoldo», Giovanna, di 19 anni, «cade da un alto
monte e muore»; e nel 1683 una delle figlie di Francesco, Maria, sposa nella
chiesetta ora scomparsa di San Martino, che era annessa all’ospitale, un certo
Nicolò dalla Villa.
Più tardi,
invece, forse verso il 1720, uno dei figli di Bortholameo, Pietro, si trasferisce
a Forno, dove anch’egli si mette a fare il mugnaio: «1727 e 1728, Misier Pietro
Brustolo, munaro dal Forno».
[Conclusioni]
Mi pare che
quanto ho esposto sia sufficiente per capire che:
1) Il ceppo dei
Brustolon di Zoldo ha avuto origine a Foppa e, inizialmente, fino ai primi del
1700, si chiamava «de Titano», dal nome del capostipite;
2) Per tutto lo spazio di tempo preso in esame
(1568-1720), non risulta esservi stato alcun legame di parentela tra i
Brustolon di Belluno e quelli di Zoldo.
[1] SEGRETARIATO PELLEGRINI DA ZOLDO (a c.), Sulle
origini dello scultore Andrea Brustolon ; pro manuscripto in 153
copie, Serie «Le Schede», n. 2, pp. 10, 15 giugno 2000. La presente trascrizione, a c. di don Floriano
Pellegrini, è del novembre 2001.
[2] Antonio BALESTRA, Cenni topografici e storici
sulla Vallata Zoldana e breve sunto storico del Risorgimento nazionale; Vicenza,
Tip. Commerciale, 1927, pp. 174-179.
[3] E’ certamente una cattiva lettura per «f.ia», cioè
«filia, figlia».
[4] Noradino OLIVIER, Zoldo: arte e storia;
Cortina d’Ampezzo (BL), Ed. Ghedina, 1983, p. 21.
[5] Ernesto AMPEZZAN (Don), Storia zoldana;
Belluno, Tip. Piave, 1985, pp. 182-184.
[6] Floriano PELLEGRINI, Paolo ZAMMATTEO, Silvano
ZAMMATTEO (a c.), Note di Storia zoldana nelle memorie di Luigi Lazzarin;
Comune di Forno di Zoldo, Pergine Valsugana (TN), 2000, pp. 288.