Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Corriere delle Alpi», 16 maggio 2000, p. 10

 

Non è obbligatorio far credere di essere poeti

 

Lasciamo stare la questione del verso, perché «nella confusione totale dei valori… l’andare a capo è “diventato” aleatorio e inutile» (M. Macioce); «la maggior parte delle composizioni… in realtà sono prosa: si tratta di brani, a volte anche belli, di prosa creativa, quando non sono pensierini o piccoli temi o paginette di diario (che meglio sarebbe se rispettassero la privacy)».

Lasciamo stare che non è molto ispirato porre sulla copertina della silloge una propria foto in tenuta adamitica: consideriamo il discutibile gusto di una “poetessa” che «si prepara agonisticamente per gare di body building a livello nazionale» e «svolge il lavoro di modella fotografica». Abbiamo capito!

Interessa ben poco, ai fini della valutazione letteraria, sapere che altra scrittrice è anche pittrice, sicché la silloge da essa data alle stampe è una galleria di venti suoi disegni, cui i brani poetici sembrano fare da sfondo.

Ma come si fa a stampare un libro di “poesie” ove compaiono poi brani della sorella, brani del fratello e i disegni del papà? Tutti artisti?

Ma come definire poetico questo testo: «Vi siete domandati mai il perché / di una persona poco intelligente / di una persona con l’intuito lento / di una che ben poco ci sa fare / e tanto meno vuole lavorare / perché mai gli diciamo “che somaro!”». Ho capito: forse è poesia perché, in nome della famosa “licenza”, non si è segnato il punto interrogativo finale!

C’è chi va sullo spirituale, con risultati discutibili. Ecco, ad esempio, una preghiera alla Madonna: «Maria, immagine di sogno / madre dolcissima / io ti adoro da sempre. / Con te ho camminato / su immensi roseti / mi sono rotolata / nella candida neve… Quando scrivo per te una poesia / sono sempre più appassionata». Per fortuna!

I ricordi da soli non fanno poesia. Leggo: «Erano gli anni / duri della guerra / ed io salivo / ogni mattina / da Perino e Bobbio / in affannose pedalate, / sotto il sole e la pioggia, / per frequentare la locale Scuola…». Togliamo pure l’arbitraria divisione in versi! E’ una comunissima descrizione… in prosa.

La scelta delle immagini. Spiritualizzazione eccessiva: «Due anime energicamente / avvolte in un vortice d’amorose sequenze». Concretezza eccessiva: «Se fossi un contadino / dipingerei te stessa con la mia zappa, / il rastrello l’userei / per stringere i capelli / tuoi ribelli…»; «Guardarti negli occhi / e nulla sussurrarti / udir col naso / i tuoi profumi / e con essi dissolvermi / nel nulla».

Eccessiva sincerità, e tutt’altro che finezza poetica: «Di geografia non ne sapevo un fico / fino a qualche anno fa e qua lo dico. / … / Pei diciottenni figli, che ringrazio, venni a sapere che esisteva il Lazio. / … / Seppi più tardi dell’Italia intera, / persi la calma ed ebbi la bufera». Signore, pietà!

Citazioni reali di nove autori e dei loro libri: che tipo di recensione avrei potuto fare? Il valore commerciale delle pubblicazioni, acquistandole, sarebbe stato di lire 142mila. Il valore letterario e contenutistico assai scarso. Mi ripeto, dunque: non è obbligatorio far credere agli amici, neppure a sé stessi, che si è poeti!