«Il Cadore», maggio 2000, p. 16
Massimo,
o dell’entusiasmo di vivere
Con giugno 2000, sono ormai tre anni che
Massimo Pilotto Pesci non c’è più. Almeno qui, tra noi, dopo esservi stato
così poco…
Nato il 30 agosto 1972, non aveva, dunque,
neppure 25 anni. All’improvviso, nel buio della notte, nella solitudine di un
incidente automobilistico, ha dovuto staccarsi da genitori, fratelli, amici. Da
questa vita, così fragile e pur così amabile; dall’amato paese di Vigo, da
Laggio, dalla quiete di Tàmber, nascosta nel verde.
«Un bravo ragazzo», dicevano tutti; «il
figlio che tutti i genitori sarebbero fieri di avere», aggiungevano ogni giorno
le mamme e i papà dell’Oltrepiave. Noi, suoi amici, pensavamo: «L’amico, che
tutti vorremmo aver la fortuna di incontrare». L’amico che non dovrebbe mai
mancare in un gruppo allegro e serio, di quell’allegria sana che contagia e
invita a mille iniziative. E quando, alla sera o al mattino, secondo i
programmi, il gruppo si scioglie e ognuno (e ognuna) torna alla propria
abitazione, si sente non solo appagato, ma migliore.
Non si può mettere sotto terra un fiore! Non
si può!
Era generoso Massimo, come sanno esserlo solo
le anime buone. Lavoratore, sportivo, entusiasta, innamorato della vita; fresco
come l’aria di un mattino di primavera: nel sorriso, nello sguardo, nella
stretta di mano. E forse il sole pensava a lui quando, mattina dopo mattina,
decideva di riapparire all’orizzonte di questa misera Terra; perché un po’ di
sole mattiniero era rimasto, a riflettersi, nei suoi occhi limpidi.
Silenzio, ora, assordante silenzio della
tomba, nel mormorare del vento, sull’alto colle della chiesa. Tutto tace? Non
tutto. Quel vento parla di eterno e alle mani dell’Eterno creatore della vita
tutto è affidato, per un presente senza più tramonto.
Io so che quel sole che qui scompare
all’orizzonte ha, su un altro orizzonte, ove non giunge ancora il mio sguardo,
la sua nuova alba. Sulla soglia dell’Autore della vita, assieme a molte persone
care, Massimo ci attende. Ma com’è dolorosa questa notte di attesa, com’è
misteriosa! «E infinite lacrime scendono a intiepidire la fredda terra che ti
avvolge, Massimo».