«Il Gazzettino», edizione di
Belluno, 8 dicembre, p. 2
Mucche
pazze. Chiedo scusa a questi animali
Confesso d’aver trascurato il caso delle povere
mucche pazze. Ma ho una scusante: sono un pastore d’anime. E, poi, da giovane
studente, feci il mandriano e, delle miti vacche che avrei dovuto custodire,
m’ero formato un’idea se non bucolica almeno romantica. A scuola mi venne
insegnato che l’uomo è un animale raziocinante, il principe per intelligenza
tra gli animali, nonostante le smentite della storia, coi suoi fatti ben poco
smentibili.
E’ per questo che mi sono deciso a un atto
di ammenda. Si tratta di un piccolo biglietto: «Egregie mucche pazze, mi avete
deluso! Noi, esseri intelligenti, vi avevamo educato a mangiare un po’ di
tutto, dalle nostre pattumiere cittadine. E voi, per gratitudine, vi ammalate e
ci fate ammalare! Non fermatevi ai dettagli, per giustificarvi, non venite a raccontarci
la storia che siete degli erbivori e non dei carnivori. Modernizzatevi, se
volete stare al passo con i tempi; noi, esseri intelligenti, l’abbiamo sempre
fatto.
«Di una cosa, però, voglio chiedervi scusa:
d’avervi fatto saltare la siepe che separa la natura dal laboratorio
d’ingegneria genetica; d’aver preteso che, facendovi trangugiare schifezze, ne
derivassero buone bistecche; d’avervi fatto produrre latte a tempo di musica;
di ingannarvi sugli orari in cui il sole sorge e tramonta; di non avervi mai condotte
nei pascoli d’alta montagna, a distendervi, ben pasciute, accanto ai vostri
vitellini. Vi domando scusa per la demenza nostra, di cui vi abbiamo dichiarate
colpevoli, del cinismo, della cieca pazzia con la quale facciamo del male a voi
e a voi».