Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Il Gazzettino», edizione di Belluno, 8 dicembre, p. 2

 

Mucche pazze. Chiedo scusa a questi animali

 

Confesso d’aver trascurato il caso delle povere mucche pazze. Ma ho una scusante: sono un pastore d’anime. E, poi, da giovane studente, feci il mandriano e, delle miti vacche che avrei dovuto custodire, m’ero formato un’idea se non bucolica almeno romantica. A scuola mi venne insegnato che l’uomo è un animale raziocinante, il principe per intelligenza tra gli animali, nonostante le smentite della storia, coi suoi fatti ben poco smentibili.

E’ per questo che mi sono deciso a un atto di ammenda. Si tratta di un piccolo biglietto: «Egregie mucche pazze, mi avete deluso! Noi, esseri intelligenti, vi avevamo educato a mangiare un po’ di tutto, dalle nostre pattumiere cittadine. E voi, per gratitudine, vi ammalate e ci fate ammalare! Non fermatevi ai dettagli, per giustificarvi, non venite a raccontarci la storia che siete degli erbivori e non dei carnivori. Modernizzatevi, se volete stare al passo con i tempi; noi, esseri intelligenti, l’abbiamo sempre fatto.

«Di una cosa, però, voglio chiedervi scusa: d’avervi fatto saltare la siepe che separa la natura dal laboratorio d’ingegneria genetica; d’aver preteso che, facendovi trangugiare schifezze, ne derivassero buone bistecche; d’avervi fatto produrre latte a tempo di musica; di ingannarvi sugli orari in cui il sole sorge e tramonta; di non avervi mai condotte nei pascoli d’alta montagna, a distendervi, ben pasciute, accanto ai vostri vitellini. Vi domando scusa per la demenza nostra, di cui vi abbiamo dichiarate colpevoli, del cinismo, della cieca pazzia con la quale facciamo del male a voi e a voi».