«Il Gazzettino», edizione di
Belluno, 1° settembre 2000, p. 2
Costumi sessuali e influenza della società
Vita affettiva e sessuale, senza la quale nessuno
di noi sarebbe a questo mondo. Ma quanti condizionamenti culturali! Ne
evidenzio alcuni, per mostrare come bisogna essere cauti nel sentenziare «è
bene, è male» una determinata cosa.
1) Fonte certissima riferisce che in
Amazzonia «le ragazze hanno il loro primo bambino a 15 anni, a 30-35 sono
nonne, a 50-55, se ci arrivano, sono bisnonne» e che «ci sono figli di 10-11
anni che convivono matrimonialmente con l’approvazione dei genitori».
2) In una situazione sociale, nel Bellunese,
dove un tempo era abbastanza frequente il caso di ragazze-madri, una di esse,
ormai anziana, mi parlava di sé come «più brava», perché aveva saputo allevare
da sola due figli; nessun senso di imbarazzo morale per non essersi sposata. In
altri posti sarebbe stata segnata a dito.
3) Si va diffondendo in Italia l’abitudine
dei figli di restare in famiglia anche dopo la maggiore età; nei paesi
anglosassoni è piuttosto frequente il contrario: i genitori si sentono in
dovere di allontanare i figli
maggiorenni, ché imparino a fare la loro vita.
4) Non solo fino al 1600-1700 i genitori
condizionavano la scelta del compagno di vita (e dello stato di vita) dei
figli, ma, come ho letto con sorpresa, si insegnava che era obbligo morale dei
genitori occuparsi dello sposo-sposa dei figli e che era obbligo dei figli
obbedire.
5) Dobbiamo alla penna dell’illustre Antonio
de Torquemada, ancora nel 1500, un libretto in cui si dimostra l’esistenza di
«fantasmi, visioni, folletti, incantatori, stregoni, et ciurmatori» e
l’affermazione: «E’ materia tanto comune, et il mondo tutto sa, che nascono
molti uomini con due nature, l’una d’huomo, et l’altra di donna».
Non vorrei, in definitiva, che, al di là di
una apparente disinvoltura (soprattutto di immagini televisive), nella nostra
società paure e complessi fossero tutt’altro che superati.