«Il Gazzettino», edizione di
Belluno, 26 agosto 2000, p. 2
E’ bene superare il muro di silenzio sulla
pedofilia
Sono molto soddisfatto del crescente interesse
pubblico e dell’affermarsi di una volontà generale di superare il muro di
silenzio che avvolge la pedofilia. Sono particolarmente grato al dottor Otto
Pallabazzer, direttore dei servizi sociali dell’Uls di Belluno, per aver
ricordato che «il colpevole nella maggior parte dei casi è un parente», un
genitore o nonno, uno zio, eccetera. E’ una verità dolorosa, che è difficile
persino pronunciare, ma che ad un certo momento è necessario dire, pena il
diventare moralmente complici.
E’ una verità che avevo scritto ancora tre
anni fa nel libro «Maschilità/femminilità nella cultura storica di una Valle
alpina», che ha suscitato le ire di un confratello, che scaraventò il libro
dalla finestra. Poi andò a recuperarlo, «solo perché non finisse in mani innocenti.
Ma per te non finirà così!».
E’ un libro difficile da leggere, lo
ammetto, ma perché sono difficili da pronunciare certe verità. E spiegavo: «E’
sorta spontanea anche in me una forma di ribellione davanti alla crudezza di
certe espressioni. Vorrei invitare a non cadere in un atteggiamento di
doppiezza… Tale ambiguo silenzio sarebbe un grande pericolo per la promozione
umana e la presente ricerca potrà contribuire a cercare di evitarlo o di
scioglierlo. Lo spero con tutto me stesso…».
Lo spero ancora, nonostante ire e calunnie
di chi è troppo amante del suo quieto vivere.