Articoli e studi di Don Floriano Pellegrini

 

«Il Gazzettino», edizione di Belluno, 31 dicembre 2000, p. 2

 

Al passaggio del nuovo millennio

 

Si nataleggia, con un non so che di sbiadita rassegnazione. Lampadine che brillano svogliate. Il panettone è così buono che non se ne può più, ma c’è ancora la visita alla zia e le fette da trangugiare si cancellano dal calendario mentale, ad una ad una, come gli ultimi giorni della naia.

Eppure, per un po’ di giorni, i paesi brillano sui pendii delle campagne come grappoli silenziosi, crocchi di pastori al fuoco di improbabili veglie; e nel cuore di ognuno par risvegliarsi un canto, il desiderio di ninnolarsi dell’infanzia.

Ed è pace, compiuta e misteriosa pace!

Tra nebbie insistenti e sprazzi di sole, si avvicina il nuovo capodanno, il natale del mondo. Fossimo nell’Ottocento, qualche poeta malinconico scriverebbe il suo «Ei fu»; ma siamo alla fine del secolo successivo e bisognerà spiegare ai cristiani tiepidi che quello non è propriamente l’inno di chiusura del giubileo e, a qualche studentello distratto, che non è neppure il canto mesto della verginità perduta.

Qualche Valerio Da Pos piangerà la sua Fillide traditrice, questo è vero; i Babbi Natale di turno continueranno ad estrarre dal saccone i doni un po’ a casaccio; ci sarà chi impreca perché l’abito non è di flanella e chi perché non ha alcun abito; il bestiame umano continuerà a viaggiare in carrozze distinte e Caino a trovare insopportabile Abele.

Che faremo di questo nuovo millennio, di questo tempo bambino? Lo feriremo di nuova violenza? Gli ruberemo i sogni e la speranza? Gli sporcheremo il corpo e il cuore?

Lungo lo stradone alberato di una vecchia carreggiata di campagna, sulle Roe Alte di Sedico, ho visto due ragazzini avanzare in bicicletta, fianco a fianco, chiacchierando del più e del meno, le voci attutite dalla nebbia circostante. Io auguro al nuovo millennio di insegnarci ad andare avanti così, affiancati come loro.