«Il Libro Aperto», pro
manuscripto, 15 giugno 1998, p. 310
Piccola vita del martire Floriano
Floriano era un soldato romano posto a guardia
dei confini nord-orientali dell’impero, spesso attraversati clandestinamente
dagli extracomunitari di allora. Aveva il grado di princeps officinorum,
era cioè un ufficiale.
Ritiratosi a vita privata, coltivava la
fattoria a Mantem, nell’attuale Austria settentrionale, una specie di maso, che
aveva ricevuto come salario, paga e premio del servizio militare.
Nel 304 scoppiò il dramma. In esecuzione
degli ordini dell’imperatore Diocleziano, ostile ai cristiani, il suo
rappresentante, il proconsole Aquilino (che risiedeva nella vicina Lorch), fece
arrestare quaranta cristiani.
Floriano cercò di raggiungerli per essere
loro utile, ma invano, perché lungo la strada venne riconosciuto da alcuni
commilitoni, non cristiani, e arrestato egli pure. Venne condotto davanti al
proconsole e invitato a compiere un sacrificio rituale in onore degli dei
pagani. Il princeps officinorum rifiutò. Allora venne denudato e
flagellato, ossia torturato. Gli venne comandato, un’altra volta, di compiere
il rito sacro pagano, e di nuovo oppose il suo rifiuto. Allora fu condannato a
morte.
Gli venne posta una macina da mulino al
collo, con una corda, e venne gettato nell’acqua del fiume Enns, ove morì
annegato. Era il 4 maggio, il giorno che, da allora, sarebbe stato la sua
festa. La nascita al Cielo nel martirio, per un cristiano e, infatti, festa
dell’amore vittorioso fino al dono dell’esistenza terrena, per amore di Cristo,
sommamente amato.
La tradizione racconta che il corpo senza
vita di Floriano venne trascinato dalla corrente dell’acqua, nonostante il peso
della mola, che gli era legata al collo. Di lì ad alcuni giorni, esso venne
trovato, arenato fra le sterpaglie della sponda. A scoprirlo fu certa Valeria,
una signora romana che pure era cristiana, ma di nascosto; lo rivestì,
pietosamente, e lo sepolte.
Sul luogo del martirio di Floriano, da prima
tenuto segreto per timore della persecuzione, sorge ora un imponente monastero
di Agostiniani.