«L’Eco di San Nicolò» di Fusine di
Zoldo, ottobre 1998, p. 2
Meditazione di tarda sera
Ogni tanto vedo don Giorgio. Succede, un po’
casualmente, quando ritorno a Coi, per una giornata di vacanza. Se lo vedo
poco, lo penso comunque di frequente e lo immagino correre da un villaggio
all’altro, per la celebrazione della messa o per un’opera di apostolato. Le
distanze sono un problema, ma con l’automobile il problema è risolto abbastanza
presto. A meno di impreviste e abbondanti nevicate, magari fuori stagione, gli
spostamenti sono presto affrontati.
C’è, piuttosto, una distanza che potrei dire
«spirituale», tra villaggio e villaggio; fors’anche tra casa e casa del
medesimo paese. Penso che a don Giorgio questi distacchi creino sofferenza,
anche se, in genere, non lo dà a vedere, e chiude cristianamente le sue
preoccupazioni di parroco dietro un volto sereno, in più di un caso disponibile
allo scherzo, alla «chiacchierata» fraterna.
Poi arrivano i giorni e i mesi (un po’
corti) del pienone turistico: le chiese si affollano, è un piacere celebrare la
messa e fare l’omelia per le persone e non per i banchi; con la collaborazione
di questa e quella associazione di volontariato, vengono organizzate feste,
giochi, sagre; e sono tutte, nel loro piccolo e non piccolo, buone occasioni
per socializzare, per imparare quella collaborazione gioiosa senza della quale
una comunità è destinata a una irrimediabile situazione di vecchiezza. A meno
che, al posto dei locali, inattivi, non giungano forze vive da fuori valle: ma
è quello che vogliamo?
La collaborazione è una virtù necessaria. Fa
parte del comandamento dell’amore, che, prima di essere legge promulgata da
Cristo, è legge scritta da Dio Padre nell’ordine della natura stessa,
nell’ordine del vivere e, se non osservata, del morire.
Queste cose ho pensato quest’oggi, prima di
coricarmi; e sono ormai quasi le ore 10. E’ buio, fuori; l’ospedale è
silenzioso, ma non so se arriverò all’alba senza una chiamata improvvisa, al
capezzale di un morente. La mia missione, un po’ triste ma preziosa, è questa,
e la faccio con intima persuasione del valore di fronte a Dio. Ma il pensiero
vaga, cerca nella memoria il volto delle persone e dei luoghi cari. E il cuore
vorrebbe che la propria valle nativa fosse felice; e lo sarà, quando solo ci
aiuteremo vicendevolmente qualcosina più di adesso.