«Il Gazzettino», edizione di
Belluno, 8 marzo 1998, p. 18
Quali aiuti all’agricoltura montana?
Non ho scelto di fare l’agricoltore, perché
ho ritenuto fosse mia vocazione essere sacerdote. Ma l’agricoltura: la terra,
le piante da frutto, il sole intenso, il sudore sano, l’aria libera, in altre
parole l’ambiente fisico in cui lavorano uomini e donne, ragazzi, giovani e
anziani, hanno sempre suscitato in me un particolare fascino. Forse perché
questo è il mondo della mia infanzia. In ogni caso per la gioia di lavorare con
ritmi umani, di essere padroni di sé stessi e del proprio lavoro.
Ammiro quanti, come gli avi, continuano a
dedicarsi a tale preziosa attività, anche se non offre loro, da sola, neppure
di che vivere. Per l’agricoltura montana l’eutanasia è già stata approvata!
Una sera mi trovavo alla stazione
ferroviaria di Padova; era il periodo degli scioperi degli agricoltori, qualche
mese fa. Quanto perbenismo, quanti insulti ai coltivatori diretti, quanti
paragoni con le bestie che allevano, per il bene di tutti! Non mi hanno stupito
particolarmente i giovani, quanto gli anziani che, pure, dovrebbero avere un
maggiore senso della civiltà agricola.
Mi consolo, però, quando vedo l’entusiasmo e
la precisione con i quali mio padre e mia madre, di oltre settant’anni, si
dedicano alla coltivazione della terra, al piccolo allevamento del bestiame e
alla fantasiosa ricerca di nuove piante da fiore per il giardino domestico.