Giovan Battista Pellegrini

 

L’agro di Iulium Carnicum e le iscrizioni confinarie su roccia [1]

 

Non può sfuggire all’attenzione dei cultori di storia antica e di archeologia il volume di Placida M. Moro: Iulium Carnicum (Zuglio), «L’Erma» di Bretschneider, Roma, 1956 (in «Pubblicazioni dell’Istituto di Storia antica» dell’Università di Padova vol. Ii), di pp. 271; tanto più a chi si occupa dell’area alpina ed in particolare dell’Italia nord-orientale ove il diligente esame complessivo di vari problemi connessi con la nascita, lo sviluppo ed il tramonto di un tipico municipio alpino (poi colonia) costituisce un prezioso modello di illustrazione che varca certamente l’interesse locale.

Per i lettori dell’Archivio il significato e l’importanza della suddetta ricerca è molteplice, tanto per le numerose analogie nello sviluppo storico tra il Friuli e la contigua area bellunese, quanto – e soprattutto – per la ragionevole inclusione nella trattazione della Moro del territorio cadorino, spettante all’agro di Iulium Carnicum (come è stato accertato da alcuni anni). Il volume è uscito in elegante veste editoriale ed è corredato da numerosissime riproduzioni fotografiche, da tavole, schizzi, rilievi (spesso in policromia) che completano ed illustrano efficacemente i vari capitoli del testo. L’informazione bibliografica è sempre eccellente (vedi l’elenco finale alle pp. 265-271); l’esposizione ordinata e quasi sempre precisa (con frequenti rinvii) ed i comodi e ricchissimi indici dei nomi di persona e di luogo, delle cose notevoli e la tavola delle corrispondenze per le iscrizioni (pp. 241-259) permettono una rapida consultazione dell’opera.

La Moro non ha trascurato alcun aspetto che potesse esser utile per la ricostruzione della storia della città e del suo agro (assai esteso), ed il sommario può dare un’idea delle questioni trattate nella sua monografia.

 

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[1] «Archivio Storico di Belluno, Feltre e Cadore», a. XXVIII (1957), n. 141, pp. 121-131.