Approfondimenti
Articolo tratto da: «L’Eco
di San Nicolò», bollettino parrocchiale di Fusine, a. 73°, n. 2, 1997, p. 6.
Ripubblicato pro manuscripto, Centro culturale «Amicizia e Libertà»,
novembre 2001. Ripubblicato, infine, nell’opuscolo su Nicolò del 2004
Valerio Mardegan
Momenti
magici alla latteria di Coi
Caro Don Giorgio, sono uno dei tanti villeggianti
che nei mesi estivi vengono a popolare le vostre montagne, per ritrovare un po’
di tranquillità, pace, serenità e svago, dopo un anno di impegnativo lavoro.
Da tre anni ormai, con la mia famiglia veniamo a
Pecol, nel mese di luglio. La tranquillità della vallata e le passeggiate
salutari che essa sa offrire, confortano e soddisfano davvero molto. Ma tra le
tante cose belle, abbiamo scoperto anche qualcos’altro; un qualcosa d’antico ma
che, quasi per magia, continua ancor oggi, nonostante il tempo, nonostante non
ne valga molto la pena; eppure… Eppure Nicolò Pellegrini non si arrende ancora.
Giorno dopo giorno adempie alla sua antica missione di casaro, intatta, come
una volta. E’ rimasto solo, molto probabilmente l’ultimo della vallata, ho
sentito dire addirittura l’ultimo del Bellunese. Non lo so, spero proprio di
no. Ma, se così fosse, ancor di più merita di essere conosciuto, lui ed il suo
lavoro; un lavoro che tutti apprezzano, ma che nessuno vuole fare più, in quel
modo così artigianale.
La mia passione per la fotografia, di tipo
amatoriale, me lo ha fatto conoscere abbastanza a fondo; prima lui, Nicolò,
uomo di poche parole, ma sagge e vive come l’acqua di sorgente; poi il suo
lavoro, la sua passione, identica da chissà quanti decenni.
Sono andato a trovarlo due volte a Coi,
nell’oscurità della sua casetta un po’ diroccata, durante la mia vacanza di
luglio ’96. Vi sono rimasto dalle 6 fino alle 10 del mattino, seguendo tutta la
fase del lavoro, dall’arrivo dei contadini con il latte, al burro, alla
cagliata, alla salatura, al formaggio vero e proprio.
Con più di un centinaio di foto ho immortalato ogni
fase, ogni gesto di Nicolò, ogni sua pausa con la sigaretta fatta da sé, il suo
breve ristoro con latte e fave, vicino alla finestra.
Ogn’istante mi pareva magico, ad ogni scatto
pregustavo la gioia della fotografia, l’immagine che avrebbe reso duraturo ogni
ricordo, ogni testimonianza di un lavoro che fra poco non ci sarà più.
Sono stato un fortunato e quasi non lo ritengo
giusto. La sapienza di Nicolò non può essere dispersa nel nulla. Magari a
livello di breve testimonianza, ma il suo lavoro deve rimanere
conosciuto. Dalla sua gente, ed anche dai distratti villeggianti moderni.
Io suggerisco un’idea: dedicargli almeno una pagina
del suo bel giornaletto, che trovo in chiesa nel periodo estivo e che spesso
contiene notizie e fatti che meritano di essere ricordati da tutti. Io Le
allego alcune piccole ma significative e suggestive foto di Nicolò intento al
lavoro; Lei potrebbe illustrarle un pochino, con una introduzione che trae
spunto da queste mie righe.
Mi pare un buon servizio per la gente di Zoldo, una
iniziativa da apprezzare, per noi villeggianti estivi. Mi auguro che questa idea
possa trovare il Suo consenso e la Sua collaborazione. La saluto con molta
cordialità, pregandoLa di estendere i miei più rispettosi saluti anche al buon
Nicolò.