Approfondimenti

 

Articolo tratto da: «Le nuove del Pais», bollettino del decanato di Livinallongo,

ottobre-dicembre 2003, p. 9. L’articolo viene riportato perché il saudàm,

per quanto quasi nessuno lo ricordi, era utilizzato anche in Zoldo

 

Franco Deltedesco

 

El saudàm

                       

Siamo verso gli anni ’40-’50. Nella tetra cucina scoppietta il fuoco, sul tavolo accenna a rompere l’oscurità un lume a petrolio. Nella pentola cuoce la minestra d’orzo, nel paiolo le patate, la «fana da la jufa» è pronta, qualche padella attende.

Pochi utensili, sempre gli stessi che, giorno dopo giorno, diventano più opachi, assumono un colore scuro. E’ Santa Maria Maiou, gran festa della gente: ha terminato i lavori della fienagione in alta montagna; stanca ma soddisfatta, fa ritorno al paese, alla propria casa.

Un momento! Non è ancora possibile partire! Le donne hanno un compito importante da svolgere! Un barattolo, una paletta e via! E’ necessario raccogliere il «saudàm», per lucidare pentole e padelle. Non è facile trovarlo, ma loro sanno dove cercare.

Il barattolo si riempie. Si può dare l’addio alla montagna […]. [Il «saudàm» sarà conservato] «sun fégolé» [= sul focolare].