Approfondimenti
Articolo tratto da: «Le
nuove del Pais», bollettino del decanato di Livinallongo,
ottobre-dicembre 2003, p. 13. L’articolo viene
riportato perché nell’esperienza dei masi
pusteresi furono coinvolti anche ragazzi di Zoldo
Franco Deltedesco
Il
Sas da la lègrema
Siamo nel 1800 e inizio 1900. Gran parte dei
ragazzi, quando avevano compiuto i 12 anni, venivano condotti in Punteria
presso contadini benestanti, dove si stabilivano e si impegnavano a contratto
annuale. «Intanto imparano il tedesco», si diceva, anche se questi poveri
ragazzi non venivano allontanati da casa solo per questo, ma per necessità. A
quei tempi Livinallongo aveva assai poche risorse: le famiglie erano numerose,
il lavoro mancava: in un modo o nell’altro bisognava provvedere.
Scrive Fortunato Favai: «Questi sarebbero
stati in meno a tavola e in secondo luogo avrebbero avuto il vantaggio di
imparare il tedesco, lingua che allora era provvidenziale sotto il regime
austro-ungarico. Ma i poveri ragazzi erano sottoposti a duri lavori e venivano
assai male retribuiti: di solito ricevevano una retribuzione più che altro in natura,
come vestiario, e poco denaro.
Anche la lingua la imparavano molto male,
poiché in quelle valli si parla un dialetto assai rozzo, che si scosta di molto
dalla lingua pura.
A Santa Maria «Santa Maria dai fogòs» (il 2
febbraio) potevano ritornare per alcuni giorni a casa loro, prima di
ricominciare la dolorosa Via Crucis.
Era questa una festa per essi e non meno per
i loro genitori, i quali potevano riabbracciare i figli dopo un anno intero di
assenza.
Stessa sorte toccò ai ragazzi dei paesi a
noi vicini, come Digonera, Sopracordevole, Laste. Questi venivano accompagnati
dai genitori fino al Passo Campolongo e lì affidati ai contadini pusteresi.
Coloro che partivano da Arabba, imboccavano
la mulattiera, salivano direttamente al Passo; mentre coloro che partivano
dalla parte bassa della valle di Fodom o dai paesi limitrofi, giunti a
Renaz-Alfauro percorrevano un sentiero che li portava a Varda e da lì
proseguivano in direzione del Campolongo.
Lungo la salita, un enorme masso fungeva da
provvidenziale panca per una sosta: era necessario riprendere fiato, ma era
altrettanto necessario rivolgere, da quel punto, un ultimo sguardo alla valle
che, pochi metri dopo, non sarebbe più stato possibile vedere, in quanto
sarebbe stata nascosta dal costone della montagna.
Un ultimo sguardo a quella valle amica… una
lacrima scendeva lungo le guance dei giovanissimi… un addio straziante ma
necessario.
Dagli abitanti dei paesi a noi limitrofi,
quel masso venne chiamato «Sas dal bragé» e dai Fodomi «Sas da la lègrema» […].