Libero Maso di Coi
Archivio Storico
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Lettere di
Luciani a Longiarù
Nota previa
Accogliendo un mio desiderio, espressogli mentre lo
aiutavo a riordinare il suo archivio personale, il pievano di Vigo di Cadore mons.
Giovanni Maria Longiarù, di cui allora ero cooperatore, non volle eliminare,
come quasi tutto il resto, le lettere che gli aveva indirizzate, in varie date,
il Servo di Dio mons. Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, nel 1978.
Egli si rendeva conto che, forse, non era opportuno
eliminarle, ma non sapeva che farne; ad ogni modo, voleva separare il suo
materiale da quello della parrocchia. Il piccolo coraggio di chiedergliele, è
stato ricompensato dalla sua grande cortesia, non disgiunta dalla fiducia che
altre volte mi aveva dimostrato, e di cui gli sarò sempre grato.
Sono pagine che, oltre alla loro preziosità
materiale, costituiscono la testimonianza di una amicizia sacerdotale, cosa
purtroppo non sempre scontata, anche tra persone con diversità di caratteri e
di ruoli istituzionali. Qua e là, documentano la delicatezza di tratto e la
paura di mancare nella carità, che erano proprie dello stile del loro illustre
mittente.
Le lettere
N. 1 [1] [Belluno,] 14 maggio 1942
Caro Longiarù, ho letto le tue «Divagazioni» e i tuoi
«Asterischi». Li ho gustati molto, e sento il bisogno di congratularmi
sinceramente, augurando ampliora. Aff.mo.
D. Albino Luciani
N. 2 [2]
– Belluno, 22 maggio 1942
Caro Longiarù, aderisco ben volentieri al tuo
desiderio. Del tuo libro avevo già parlato ai chierici; alcuni avevano già
espresso il desiderio di comperarlo. Fammi sapere il prezzo a cui lo cedi loro,
e a chi devo rivolgermi per l’acquisto: se a te o ad altri.
Rinnovati auguri. Ricordami al Signore. Aff.mo.
D. Albino
N. 3 [3]
– Belluno, 27 maggio 1942
Carissimo Don Giovanni, mandami 54 copie
dell’opuscolo. Non potrai dire che non t’ho propagandato. Il detto numero
rappresenta la totalità dei chierici hic et nunc presenti in Seminario.
Aff.mo.
D. A. Luciani
N. 4 [4]
– [Belluno, 9 giugno 1942]
Ti mando 189 lire per le 54 copie inviatemi. I
chierici sono rimasti contenti e del libro e dello sconto. Per conto mio, ti
ringrazio della copia-omaggio e di nuovo mi congratulo, anche per le belle
recensioni che t’hanno fatto sull’«Amico» e sull’«Avvenire». Manda una doppia
copia alla «Civiltà Cattolica». Auguri. Aff.mo.
D. Albino Luciani
N. 5 [5]
- Belluno, 14 settembre 1942
Carissimo D. Giovanni, «…confiteor! …mea culpa».
Sinceramente entusiasta del tuo lavoretto, avendo qualche relazione con
scrittori della «Civiltà Cattolica», mi son permesso di passar loro il tuo
libro, perché ti facessero una recensione. Intendevo una recensione benevola.
Ora mi si scrive che la recensione verrà, ma non s’è potuto far a meno di
notare – per amore di verità – qualche difetto: «Troppo difficile per
lavoratori (e d’altra parte un libro per loro ora specialmente è atteso e
riscontrerebbe un gran successo), troppo spiritoso qualche volta; qualche
altra, certe espressioni che imitano Papini in ciò che ha di meno bello».
Se la cosa mi fosse andata perfettamente liscia, non
avresti mai saputo chi passava i tuoi libri alla «Civiltà». Ma stando le cose
così, sento il mio dovere avvisarti. Non ho ancora visto la recensione; credo
che ti farà anche delle lodi. Non vorrei che ti avessi a scoraggiare. Mi è
stato scritto che ti esorti «a continuare a pubblicare».
Spero che mi perdonerai. Intanto, affettuosamente ti
saluto.
D. Albino
N. 6 [6]
- «Civiltà Cattolica», 19 dicembre 1942
Ti mando, insieme alla famosa (ormai) recensione
anche i miei auguri sentiti. Aff.mo.
Don Albino
N. 7 [7]
– Belluno, 19 maggio 1954
Carissimo D. Giovanni, tardo a rispondere alla tua
circa la moda estiva e le eventuali iniziative, perché ho voluto parlare e
consigliarmi.
Circa un po’ di campagna preventiva sul giornale, si
comincerà nel prossimo numero con una poesia ad hoc. Continueremo con
qualche articolo.
Mons. Dal Covolo venendo al ritiro è incaricato di
parlarti per una eventuale conferenza sulla moralità della moda, da tenersi ad
un pubblico scelto di gente responsabile. La conferenza è già stata tenuta a
Feltre con esito buono.
Circa le autorità comunali ed i carabinieri in
specie, le esperienze mie non danno a sperare gran che: al momento di
intervenire tutti si lavano le mani, anche se si tratta di cose assai gravi.
Ho parlato e parlerò di nuovo al Vescovo per vedere
di concertare un’azione più precisa da parte dei pastori d’anime. Se si potesse
effettuare un’adunanza per la conferenza [di] dal Covolo, si avrebbe occasione
di precisare idee e indirizzi.
Con osservanza, aff.mo.
A. Luciani
N. 8 [8]
– Belluno, 3 gennaio 1955
Caro don Giovanni, Letta la tua e sentito il nuovo
caso, dichiaro senz’altro che la cosa mi dispiace e mi addolora. Comunque anche
che sarebbe opportuno cercare un rimedio. Ma quale? Allo stato presente delle
cose, non lo vedo. Posso assicurarti che, presentandosi l’occasione, non
mancherò di sollecitare un conveniente collocamento.
Gradisci, coi saluti, i miei più cordiali auguri, aff.mo.
Luciani
N. 9 [9]
- Belluno, 13 luglio 1955
Caro don Giovanni, ricordo che in un convegno, delle
Suore, non mi sovviene quali, riferirono sulla difficoltà che provavano per far
attuare alla porte gli ordini del parroco circa la moda.
Nel rispondere devo aver ammesso che, così come le
cose erano presentate, non conveniva che le Suore stessero alle porte. Non
fu data disposizione generale.
Con cordiali saluti, aff.mo.
Luciani
N. 10 [10]
– Belluno, 7 gennaio 1956
Caro Pievano, a S.E. Mr. Vescovo è stata prospettata
come via di uscita, per aiutare economicamente il mansionario di Vigo, la
erezione di una Vicaria Curata con congrua del Governo. Ho l’incarico di
preparare la pratica. Ci sono però dei punti che vorrei prima chiarire
personalmente con te e pertanto mi faresti vivo piacere di venire a conferire,
fissando magari prima il giorno e l’ora.
Con cordiali saluti ed auguri, aff.mo.
Sac. A. Luciani V. G.
N. 11 [11]
– Belluno, 14 giugno 1956
Carissimo D. Giovanni, situazioni simili alla tua
(sindaci uscenti che se la prendono pubblicamente contro il parroco) sono
parecchie. Cito (tra i casi riferitimi dai parroci interessati) Pieve d’Alpago,
Pieve di Zoldo, Alleghe, La Valle. C’è qualche episodio più spiacevole del tuo.
E’ difficile consigliare a distanza, senza conoscere
l carattere delle persone e l’eco reale prodotta sulla gente dagli episodi.
In genere, si tratta di effervescenze elettorali che
danno giù col tempo. I «propinanti» (chiamiamoli così) sono magari i primi a
pentirsi di certe prese di posizione ridicole nei loro confronti.
Nel tuo caso, lascerei passare la vanteria del voto
dato al Pievano.
L’accenno alla «celere» potrebbe, invece, offrire uno
spunto pel Bollettino parrocchiale. Ma spunto sereno, senza fiele, che prende
la cosa piuttosto in ridere, senza ironia a carico di chi ha parlato.
Considero che le frasi dette dall’ex Sindaco, dato il
prestigio di cui godi, più che a te devono aver fatto male a lui che le ha
dette. Faccio pertanto fatica a immaginare una vera «diffamazione». Lascerei
correre, fatta eccezione, se ammodo, dello spunto summenzionato.
Cordiali saluti.
Luciani
N. 12 [12]
– Belluno, 2 agosto 1957
Caro Don Giovanni, nn vedo difficoltà per la
tumulazione di cui la tua del 30 sc[aduto mese].
Per quanto riguarda l’articolo, farò intendere a
mons. De Lotto essere opportuno il consenso dell’autore prima di usare un
articolo pel giornale. Lui, con tutta probabilità, riteneva fare cosa gradita.
Più difficile, il terzo punto. Probabilmente le
ragazze sono assunte dalla Amministrazione rossa di Rovigo senza e anche contro
le Suore, che si trovano – penso, conoscendo casi analoghi – esautorate davanti
ad esse. Il Vescovo di Rovigo avrà poca probabilità di influire, se interviene,
e per non dover confessare la sua impotenza, preferisce non riscontrare la tua.
Conoscendolo un po’, cercherò di esporgli a voce –
per non dargli lo imbarazzo di scrivermi che non sa come fare – della cosa.
Spero che ti sii rimesso dello esaurimento di
quest’inverno e abbia potuto riprendere il lavoro.
Con saluti e auguri affettuosi.
Luciani
N. 13 [13]
– Belluno, 7 settembre 1957
Caro Don Giovanni, invio il chiesto celebret e
preciso che nell’altra mia non intendevo far notare un tuo mancato riscontro,
ma solo sentire della salute e sapere, se avevi potuto provvedere il vic[ario]
sostituto.
Rinnovo auguri pel viaggio di Lourdes e per un
completo ristabilimento. Aff.mo.
Luciani
N. 14 [14]
– Belluno, 14 ottobre 1957
Carissimo, da parecchio tempo ci manca qualsiasi
notizia di D. Luigi da Rin Puppel. Potresti – con tatto e prudenza – esplorare,
se la famiglia ha per caso l’indirizzo e inviarmelo. O, almeno, qualche
notizia.
Da Padova, ancora nessuna risposta, perché il Vescovo
– l’ho appreso oggi – è a Roma.
Cordiali auguri.
Luciani
N. 15 [15]
- Belluno, 16 ottobre 1957
Caro Don Giovanni, sono dolente notificarti che a
mezzo il Vic[ario] G[enerale], Mons. Bortignon mi fa sapere che gli è
impossibile darti un aiuto.
Ho cercato colla mente altre soluzioni, ma –
purtroppo – devo confessare di non vederne alcuna, almeno pel momento.
Con l’augurio che supplisca il Signore col concederti
subito pronta guarigione, affettuosam[ente].
Luciani
N. 16 [16]
– Belluno, 20 novembre 1958
Caro Monsignore, ho fatto cercare la pratica relativa
al taglio: hai ragione tu; era a posto ed il nostro Ufficio è incorso in una
dimenticanza.
Scusa e credimi aff.mo.
Luciani
N. 17 [17]–
[Vittorio Veneto,] 25 novembre 1969
Ringrazia vivamente, complimentandosi e
beneaugurando.
N. 18 [18]
- Venezia, 24 maggio 1971
Ringrazia, complimentandosi vivamente.
+ A. Luciani
[1] Biglietto
da visita intestato «Sac. Albino Luciani – Vicerettore del Seminario Gregoriano
– Belluno». Il testo è sul retro.
[2] Cartolina
postale da 30 centesimi, indirizzata: «M. Rev. Signore – Sig. D. Gio. Maria Longiarù
– Parroco a – Selva di Cadore – (Belluno)». Timbro postale di Belluno del 22 e
di Selva di Cadore del 23.
[3] Cartolina
postale come la precedente, con timbro postale di Belluno del 27 e di Selva del
28.
[4] Tagliando
di un vaglia postale con timbro del 9 giugno 1942. La data si ricava da tale timbro.
[5] Lettera
scritta sui due lati. La busta è indirizzata: «M. Rev. Signore – Sig. Don Gio.
Maria Longiarù – Parroco a – Selva di Cadore – (Belluno)» e reca il timbro
postale di Belluno del 19 e quello di Selva del 21.
[6] Ritaglio
di giornale, accompagnato da scritto autografo di Luciani. Il ritaglio ha la
seguente recensione: «D. GIOVANNI M. LONGIARÙ, Saggi apologetici.
Divagazioni e asterischi. Belluno, Istituto Veneto di Arti Grafiche, 1942,
in 8°, pp. 72, £ 5 – L’A. si indirizza “ai soldati e ai lavoratori nostri, che
con armi diverse, ma identico spirito lottano per un avvenire migliore”: ma
confida di essere utile anche a persone di maggior levatura intellettuale.
Premesso che la propria esperienza gli ha fatto avvertire nella gente di
montagna – tra cui vive – un certo scetticismo per le cose della fede, svolge
apologeticamente la dimostrazione di Dio, di Gesù Cristo, della Chiesa. – Un
ragionamento semplice traspare di sotto agli “asterischi”, spunti, esempi,
botte e risposte, periodi brevi, staccati, saltellanti e luccicanti. Questo
evidente sforzo di briosità e stringatezza rende però il pensiero od il
riferimento a cose storiche un po’ oscuri e non accettabili – ci pare – al vero
popolo. D’altra parte sarebbe tanto opportuno un facile e popolare lavoro
apologetico, composto da chi, allo studio dei libri proseguito con amore nella
pace d’una pieve alpina, unisce quella penetrazione dell’anima montanara che
gli è permessa dal quotidiano contatto sacerdotale. Siamo certi che una tale
opera, in formato più maneggevole, con una esposizione più ampia e riposata e
alleggerita di qualche spiritosità, incontrerebbe un vero favore ed opererebbe
del gran bene».
[7] Foglio
intestato della «Curia Vescovile di Belluno» e, a differenza delle precedenti
lettere, dattiloscritta.
[8] Foglio
come il precedente, ma autografo.
[9] Foglio
come il precedente, autografato.
[10] Foglio
come il precedente, ma dattiloscritto. Vi è unito un biglietto autografo del
vescovo Muccin: «14 gennaio 1956. Rev.mo Pievano, la Persona che ha fatto la
proposta di costituire in beneficio curato la mansioneria di Laggio s’è detta
incaricata dei maggiorenti del Villaggio, con un consenso almeno presunto del
Pievano, con la garanzia che ecclesiasticamente non si chiede innovazione
alcuna e mossa dal desiderio di migliorare la condizione economica del buon
Mansionario. In seguito però al Suo intervento, sulla proposta mettiamo una
pietra di sepoltura. Va bene? BenedicendoLa. - + Gioacchino Muccin – Vescovo».
[11] Foglio
come il precedente e dattiloscritto.
[12] Foglio
come il precedente, ma scritto a mano.
[13] Foglio
come il precedente, manoscritto.
[14] Foglio
come il precedente, manoscritto.
[15] Foglio
come il precedente, manoscritto.
[16] Foglio
come il precedente, ma nell’intestazione compare anche l’espressione «Il
Vicario Generale». Manoscritto.
[17] Biglietto
da visita, intestato «Albino Luciani – Vescovo di Vittorio Veneto».
[18] Biglietto
intestato «Il Patriarca di Venezia».