Libero Maso di Coi

 

 

Archivio Storico

 

Parere del 2002 sulla proprietà

della colonia di Mareson

 

Don Floriano Pellegrini è stato invitato ad esprimere un parere sull’oggetto indicato. Il che ha fatto, con lettera del 2 dicembre 2002 al sindaco di Zoldo Alto. Essa è qui riportata in modo integrale.

 

Documenti consultati

 

Giovedì 28 novembre c.a. ho ricevuto dal sig. Sergio Balestra, a nome del Comitato promotore delle Regole di Zoldo Alto, fotocopia dei seguenti documenti:

1)     Deliberazione del podestà di Zoldo Alto, 6.02.28, n. 171, ff. 2;

2)     Procura del presidente nazionale dell’ Assoc. Nazionale Combattenti, in atti notaio N. Varcasia di Roma, al pres. della Federazione prov. di Venezia della stessa associazione, 18.05.28, ff. 3;

3)     Deliberazione del podestà di Zoldo Alto, 16.06.28, n. 192, pp. 2, la seconda recante l’approvazione da parte della G.P.A. di Belluno, 5.07.28.

4)     Convenzione tra il Comune di Zoldo Alto e la Federazione prov. di Venezia dell’A.N.C., in atti notaio O. Chiarelli, 13.07.28, ff. 4;

5)     Copia della deliberazione e della approvazione di cui al doc. 3, in atti notaio O. Chiarelli di Belluno, 13.07.28, ff. 6, entrambe rilasciate in copia autentica dall’Archivio Notarile di Belluno, 23.02.01, f. 1;

6)     Deliberazione del commissario prefettizio di Zoldo Alto, 3.02.30, n. 1, ff. 2;

7)     Deliberazione del podestà di Zoldo Alto, 13.06.30, n. 136, ff. 2;

8)     Accordo tra il Comune di Zoldo Alto e la Federazione prov. dell’A.N.C. di Venezia, 13.04.33, ff. 1;

9)     Atto di transazione tra il Comune di Zoldo Alto e la Federazione prov. dell’A.N.C. di Venezia, in atti del notaio G. Voltolina di Venezia, 27.06.33, ff. 15;

10) Lettera del notaio G. Voltolina, 6.11.33, ff. 1;

11) Relazione di confinazione del geom. R. Balestra, 24.09.65, ff. 2;

12) Lettera del geom. G. Scorla, 13.07.73, ff. 3;

13) Lettera del sindaco di Zoldo Alto, 26.05.77, n. 1435, ff. 1;

14) Lettera del sindaco di Zoldo Alto, 7.09.77, n. 2533, ff. 1;

15) Lettera della Federazione prov. dell’A.N.C.R. di Venezia, 20.09.77, ff. 1;

16) Lettera della Federazione prov. dell’A.N.C.R. di Venezia, 16.06.00, ff. 1 (inviata tramite fax);

17) La stessa inviata per posta ordinaria, ff. 1;

18) Lettera del sindaco di Zoldo Alto, 20.06.00, ff. 1;

19) Lettera della Federazione prov. dell’A.N.C.R. di Venezia, 22.06.00, ff. 1;

20) Certificazioni dell’Ufficio tecnico di Zoldo Alto, s.d., ff. 2;

21) Pagina iniziale di fax del Comune di Zoldo Alto, 4.07.00, ff. 1 (manca il testo del fax).

 

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Valutazione generale

Il fatto che i documenti forniti siano, a quanto vien detto, gli unici (sinora) reperiti e, quasi tutti, in fotocopia fornita dalla Federazione prov. dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Venezia, e non presso l’archivio del comune di Zoldo Alto, come sarebbe da attendersi, evidenziano la gestione estremamente carente di questo servizio comunale. E’ fuori dubbio, infatti, che ci debbano essere altri documenti, che testimoniano dei rapporti, quantomeno fiscali, tra il Comune e la Federazione; ed è tanto più sconcertante non siano stati rintracciati, considerando che il «problema» della colonia è sorto ancora decenni fa.

            Il vuoto di documentazione è totale dal 1933 (tre documenti) al 1965 (un doc.), per giungere al 1973 (un doc.) e al 1977 (tre docc.) e terminare con il 2000 (sei docc., dei quali uno copia di altro e l’ultimo incompleto); poi altri due anni di «buio» archivistico.

            Ciò nonostante, non trattandosi qui di fare la storia della colonia e dei suoi rapporti con il Comune di Zoldo Alto, ma di definire il titolo di proprietà a riguardo della stessa, il materiale fornito è più che sufficiente per giungere ad una conclusione certa.

 

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Analisi dei documenti - I

 

Dal catasto urbano di Zoldo Alto risulta che l’Associazione Nazionale Combattenti di Venezia (Piazza San Marco, Palazzo Reale) è intestataria della unità immobiliare situata in Via Mareson, al foglio 18, n. 14 di mappale, di metri cubi 8.463 e con rendita dichiarata di lire 16.926.000.

La corrispondenza del 2000 testimonia il desiderio di vendita della colonia, ad opera della Federazione veneziana dell’A.N.C.R., che la definisce «nostra proprietà». La lettera del 16 giugno, dai toni cortesi ma piuttosto impositivi, a firma del presidente «Dr. Prof. Giorgio Dissera Bragadin», chiede «formalmente se siete interessati o meno all’acquisto dell’immobile», perché «il 30 giugno dobbiamo riferire al Consiglio Direttivo Nazionale». Si ricorda una visita «in loco, già il 28 gennaio» e si accenna a non meglio precisate «indicazioni del Commissariato degli Usi Civici di Venezia», segno che già allora era stata toccata la questione della servitù d’uso civico. La risposta del sindaco Mario Rizzardini è interlocutoria ma possibilista: dichiara che l’Amministrazione Comunale è perplessa, in quanto «non ha avuto ancora modo di definire i diritti degli usi civici incombenti sull’immobile ed inoltre ha delle perplessità sulla validità del titolo di proprietà effettuato in epoca di regime». E’ però disponibile: «venga comunicato l’importo di trattativa» e «se l’importo richiesto risulterà economicamente sostenibile, si potrà concludere l’annosa questione». Il 22 il Dissera Bragadin risponde, sempre in termini piuttosto impositivi, chiedendo sia il Comune a fissare la cifra. Da questa corrispondenza si evince il dubbio, da parte del Comune, sulla possibilità di procedere all’acquisto, non essendo certo, sia per quanto riguarda il terreno che il fabbricato, e nonostante l’intestazione catastale, del titolo di proprietà sostenuto dall’A.N.C.R.

La corrispondenza precedente tra il Comune e l’A.N.C.R. da noi visionata risale a ben 23 anni prima. Apprendiamo che, ai primi del settembre 1977, «in attesa dell’inizio dei lavori di riattazione della scuola elementare di Fusine» il Comune era nella «necessità di adattare tre locali più servizi al piano terra della Colonia», facendo una «occupazione temporanea dei locali». E tale autorizzazione era già stata chiesta nel settembre 1976, dal sindaco Egidio Rizzardini, ed essa era stata «accordata verbalmente». In cambio di tale utilizzazione, il Comune s’era impegnato a fare alcuni lavori, «e precisamente: sistemazione dell’alza bandiera; riparazione del tetto al fine di eliminare le infiltrazioni d’acqua, disinfezione completa dei locali; pulizia dei servizi igienici». Inoltre, poiché il fabbricato era stato dato in uso dall’A.N.C.R. (per quanto al 20 settembre 1977 «ancora in carenza di rapporto contrattuale») all’Azione Cattolica della Diocesi di Vittorio Veneto, il sindaco prometteva: «Per quanto riguarda l’impianto di riscaldamento concorderemo con l’Azione Cattolica la possibilità di adattare l’impianto esistente alle esigenze della Colonia, sempre che la spesa non risulti eccessiva per le possibilità di questa Amministrazione». Sia nel tono della richiesta delle autorizzazioni, come con l’esplicita affermazione «Colonia di vostra proprietà», l’allora sindaco si mostrava, dunque, dotato di una convinzione che il suo successore del 2000 non avrebbe più avuto.

Una lettera del geom. Giorgio Scorla, di Mestre, del 1973, ci informa che, essendo stati eseguiti lavori di allargamento stradale nel tratto a sud della colonia con l’occupazione di parte del sedime della stessa, l’allora commissario prefettizio di Zoldo Alto aveva fatto «gradita richiesta» di indicare con «disegno il terreno che il Comune suddetto vorrà gentilmente cedere a titolo prettamente gratuito all’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Federazione Prov. di Venezia, in permuta di quello spogliato». Questa lettera faceva seguito ad altra del Scorla, qui richiamata, con la quale chiedeva «1) Ripristino dei confini; 2) Abbattimento dell’attuale recinzione, e recinzione della proprietà in base a quanto è possibile riscontrare dai documenti dell’U.T.E. di Belluno, oltre al terreno ove insistono i due fabbricati». Sono possibili due osservazioni.

Il geometra contattato e il commissario prefettizio danno per scontata la legittimità della permuta a seguito dell’allargamento stradale, secondo il principio che la proprietà catastale dell’A.N.C.R. non potesse essere espropriata, mentre quella amministrata dal Comune poteva essere liberamente ceduta; non si riesce a credere che, dopo la transazione del 1935 e la sentenza del Commissario per gli Usi Civici di Trento del 1946, un commissario prefettizio di Zoldo Alto potesse in buona fede ignorare l’esistenza a Zoldo Alto di terre di uso civico.

Il geometra ammette onestamente che la recinzione della colonia comprende un’area che non le è pertinente.

Cos’era avvenuto? Una incredibile, errata intestazione catastale, ai danni del patrimonio collettivo, che il geom. Rodolfo Balestra aveva segnalato al Comune ancora nel 1965. Ecco le sue precise parole: «Il terreno ceduto, in base alla nota voltura del 19 gennaio 1934, era censito nel vecchio catasto terreni nel censuario di Mareson al mapp. 485/f ed aveva una superficie di are 100,00 e rendita di £ 7.00. – Nel nuovo catasto terreni risulta invece censito al mapp. n. 14 del foglio 18 di Zoldo Alto ed ha una superficie di are 188,40. Tra il vecchio e il nuovo catasto si ha quindi una differenza di superficie di circa mq. 9.000».

Non si ha notizia di ulteriori cessioni da parte del Comune e, dunque, come si giustifica tutto cio? La vicenda della colonia era iniziata agli inizi del 1928, sesto dell’era fascista.

Il 5 febbraio di quell’anno il podestà di Zoldo Alto, Pietro Scarzanella, era stato convocato «nell’Ufficio del sig. ingegnere capo del Genio Civile di Belluno» (parole della sua deliberazione del 6 febbraio), allora in via San Lucano n. 18, dove aveva avuto «trattative e accordi» con «S.E. il Generale Giuriati benemerito Presidente della Federazione ideatore della Colonia». Più che di accordi, si deve essere trattato di una presa d’atto della volontà altrui, dato che lo stesso Scarzanella scrive: «La Federazione ha stabilito di costruire (…) in una località del bosco Fertazze, di proprietà del Comune…». Con tanto entusiasmo, perché «la colonia sarà un vasto fabbricato di oltre 50 metri di facciata, capace di contenere circa 150 bambini oltre il personale di servizio», attuazione di uno «scopo altamente patriottico ed umanitario, con la quale si estrinseca il programma del Duce nei riguardi della protezione dell’infanzia». Il podestà, pertanto, il giorno seguente deliberava di… cedere!:

a)     «di cedere gratuitamente l’area necessaria»;

b)     «di cedere gratuitamente il legname necessario alla costruzione e cioè: travature, pavimenti, tavole per i serramenti e pali per la conduttura della luce elettrica»;

c)      «di consegnare detto legname lavorato a piè d’opera»;

d)     «di non pretendere diritti di cava per la raccolta di pietrame e per la sabbia»;

e)     «di non pretendere indennizzo per la costruzione dell’acquedotto»;

f)        «di agevolare in tutti i modi l’opera della Colonia Alpina, la quale in ogni caso non avrà dal Comune un contributo inferiore al valore di lire centomila».

Gli stessi concetti e impegni vennero ribaditi dal podestà quattro mesi dopo, nella deliberazione 16 giugno 1928: «S.E. il Generale di Corpo d’Armata Giuriati Gr. Uff. Giuseppe (…) ha stabilito di costruire (…) in località già prescelta (…) di proprietà del Comune (…); – Presa visione del progetto compilato dall’Ufficio del Corpo Reale del Genio Civile di Belluno  e constatato che trattasi di un vasto fabbricato (…) secondo la più perfetta regola d’arte e secondo le più moderne regole di igiene e di comodità; – Tenuto presente lo scopo altamente patriottico ed umanitario della grandiosa opera con la quale si viene a sviluppare la parte più simpatica e sapiente del programma del Duce (…); – delibera di approvare la convenzione che dovrà essere stipulata…». Essa, stando alla deliberazione del podestà, prevede «i seguenti reciproci impegni:

«La Federazione Provinciale di Venezia, in nome della Associazione Nazionale Combattenti, assume formale impegno di costruire in Zoldo Alto nella località disegnata del bosco Fretazze, uno stabile Colonia Alpina conforme al progetto in atti».

«Il Comune di Zoldo Alto si obbliga di contribuire nella costruzione: a) con la concessione gratuita nella località predetta di un appezzamento di terreno della superficie di ettari uno distinto sullo apposito estratto di mappa col n. 485 E del Censuario di Mareson; b) con la cessione a piè d’opera dei materiali precisati nel progetto tecnico compilato dal Genio Civile di Belluno».

«In corrispettivo del concorso di cui al n. 2 la Federazione Provinciale di Venezia della Associazione Nazionale Combattenti si impegna di provvedere ogni anno alla retta per 20 bambini poveri del Comune di Zoldo Alto abbisognevoli di cure marine».

La Giunta Provinciale Amministrativa approvò la deliberazione il 5 luglio 1928 (n. 9962 II – 911) con queste clausole: «Che l’accoglimento dei bambini alle cure marine in perpetuo, non sia inferiore per ciascun anno alla durata di un mese. – L’obbligo dell’accoglimento alle cure marine venga assunto dalla Associazione Combattenti per sé ed eventuali aventi causa, riservato però al Comune di Zoldo Alto il diritto di concedere ed ottenere l’affrancazione della prestazione mediante la concessione di una somma capitale nel caso di sostituzione dell’obbligo o di alienazione del fabbricato. – Sia riservato al Comune di Zoldo Alto il diritto di prelazione in caso di vendita del fabbricato». Come si vede, la stessa G.P.A. sentì la necessità di frenare gli entusiasmi del podestà, imponendogli di chiedere maggiori garanzie, in cambio delle concessioni; gli impose cioè di chiedere (cose che, neppure queste, avrebbe chiesto in cambio): 1. Che il periodo marino fosse di almeno un mese, 2. Che l’obbligo fosse a carico della Associazione come pure di eventuali aventi causa, 3. Che al Comune fosse riservato il diritto di concedere l’affrancazione da tale obbligo, 3. Che al Comune fosse riservato il diritto di prelazione in caso di vendita del fabbricato.

Il 13 luglio venne sottoscritta la convenzione, il cui testo integrale è il seguente.

 

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Convenzione

 

(Su carta bollata da lire 3, ff. 4)

N. 12684/8974 di Repertorio notarile. CONVENZIONE  - Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia – L’anno 1928 = millenovecentoventiotto = VI = addì 13 = tredici = del mese di Luglio – In Belluno, nell’Ufficio del Genio Civile in Via S. Lucano N. 18. Dinanzi a me Onorato Chiarelli notaio residente in Belluno iscritto presso il Collegio Notarile di Belluno – Sono comparsi i Signori:

Generale Comm. Giuseppe Giuriati fu Domenico nato a Torino e dimorante a Venezia, che nella sua veste di Presidente della Federazione Provinciale di Venezia, interviene in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Combattenti, con sede in Roma, ad uopo autorizzato con Mandato 18 Maggio 1928 Ricevuto dal Notaio D.r Nicola Varcasia di Roma sotto il Rep. N. 6091 qui allegato sotto la lettera A

Scarzanella Pietro fu Angelo, possidente, nato e domiciliato a Zoldo Alto che, nella sua qualità di Podestà, interviene in rappresentanza del Comune di Zoldo Alto, all’uopo autorizzato con sua Deliberazione 16 Giugno 1928 approvata dalla Giunta Provinciale Amministrativa di Belluno in seduta 5 Luglio 1928 qui allegata sub B

I comparsi stessi, della cui identità personale sono certo, rinunciando all’intervento dei testimoni, mi richiesero di ricevere in miei Rogiti l’atto seguente con cui stipulano e convengono quanto segue:

1. L’Associazione Nazionale Combattenti con sede in Roma, come sopra rappresentata, assume formale impegno di costruire in Zoldo Alto nel terreno qui sotto designato facente parte del bosco denominato Fertazze, di proprietà del Comune di Zoldo Alto, uno stabile Colonia Alpina conforme al Progetto in data 20 Marzo 1928 VI compilato dall’Ufficio del Corpo Reale del Genio Civile di Belluno.

2. Il Comune di Zoldo Alto, come sopra rappresentato, si obbliga di contribuire nella costruzione relativa: a) con la cessione gratuita nella località predetta di un appezzamento di terreno così descritto in Catasto: In Comune Amministrativo di Zoldo Alto censuario di Mareson Mappale N. 485 f Pascolo boscato forte di Ettari uno colla rendita censuaria di Lire 7,00. – cessione che viene fatta e formalmente accettata coll’atto presente in assoluta proprietà all’Associazione Nazionale Combattenti; - b) Con la cessione a piè d’opera del materiale precisato nel Progetto tecnico compilato dal Genio Civile di Belluno.

3. In corrispettivo del concorso di cui al N. 2, l’Associazione Nazionale Combattenti, con sede in Roma, si impegna di provvedere ogni anno ed in perpetuo alla retta per N. 20 = venti = bambini poveri del Comune di Zoldo Alto abbisognevoli di cure marine e da designarsi anno per anno dal Podestà del Comune di Zoldo Alto. – La durata di tale accoglimento di bambini sarà per ciascun anno di almeno un mese. – L’obbligo dell’accoglimento alle cure marine viene assunto dall’Associazione Nazionale Combattenti per sé ed eventuali aventi causa, riservato però al Comune di Zoldo Alto il diritto di concedere ed ottenere l’affrancazione della prestazione mediante la corresponsione di una somma capitale nel caso di sostituzione dell’obbligato o di alienazione del costruendo fabbricato.

4. E’ riservato al Comune di Zoldo Alto il diritto di prelazione in caso di vendita del fabbricato in parola.

5. L’Associazione Nazionale Combattenti resta fin d’ora ammessa nel possesso e godimento del terreno suindicato e resta autorizzata a far trascrivere e volturare alla sua Ditta l’atto presente.

6. Il Comune di Zoldo Alto, debitamente autorizzato dalla Giunta Provinciale Amministrativa, dichiara di rinunciare come rinuncia all’ipoteca legale, che gli aspetterebbe per questo titolo, esonerando il Conservatore delle Ipoteche di Belluno da ogni conseguente responsabilità.

7. All’effetto della tassazione di questo atto si dichiara il valore del terreno ceduto in Lire 500,00 = cinquecento =. Le spese di questo atto e conseguenti sono a carico del Comune e dell’Associazione in ragione di metà per ciascuno.

Richiesto io Notaio ho ricevuto e scritto sopra quattro facciate di mio pugno questo atto del quale ho data lettura in presenza dei Comparsi, che, da me interpellati, lo hanno dichiarato conforme alla loro volontà, hanno rinunciato alla lettura delli allegati e meco si sottoscrivono.

Giuseppe Giuriati fu Domenico – Pietro Scarzanella fu Angelo – Onorato Chiarelli notaio Belluno

Specifica spese: (…) totale £ 3427,55 – Trascritto il 10 agosto 1928.

 

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Analisi dei documenti – II

 

Dal confronto tra il testo della deliberazione podestarile e quello effettivamente firmato appaiono alcune piccole differenze letterarie: nella deliberazione è scritto per sbaglio «terreno disegnato» anziché «designato», «Fretazze» anziché «Fertazze», «Mappale n. 485 E» anziché «485 f». Tali piccoli sbagli possono sembrare insignificanti e forse lo sarebbero, se a farli fosse stato il rappresentante della Federazione, perché solo una persona poco pratica della toponomastica locale poteva essere incerta tra «Fertazze» e «Fretazze»; possiamo intuire, cioè, che il testo venne scritto da altri che dal podestà (molto probabilmente il segretario comunale) e con una certa fretta.

Dai documenti del 1930 apprendiamo che il Comune aveva dato alla ditta Deon di Bribano, per i lavori alla colonia, 245 tavoloni di larice, 221 cimali, altre 56 piante, 8 stangoni e 10 remi, per un valore complessivo di lire 4.734,20. Ma questa non era che una delle «varie ditte» (deliberazione 13 giugno 1930, n. 136), che al principio dell’estate, avendo terminato «i lavori puntualmente ed a perfetta regola d’arte», chiedevano di essere saldate. Sulle vicende dal 1930 a fine 1932 la documentazione fornitaci è carente. Apprendiamo, comunque, che una delle ditte creditrici, la falegnameria «L. Costa & C.», di Rutorbol, era stata posta in liquidazione e i liquidatori («Cav. Gerardo Dal Mas, Rag. Paride Furlan, Reverendo D. Antonio Arnoldo»)  sul chiudere del 1932 avevano «citato in giudizio l’Associazione Combattenti nonché il Comune di Zoldo Alto per udirne la condanna in solido o alternativamente al pagamento della somma di Lire 34.727,28». L’Associazione aveva deciso «che giova resistere nel giudizio medesimo, dando le necessarie facoltà al nuove presidente della Federazione veneziana, l’avv. Giuseppe Valtorta. La citazione in giudizio aveva creato una lite tra Federazione e Comune, in quanto né l’una né l’altro si riteneva in obbligo di soddisfare le richieste dei creditori.

Tale lite venne composta il 13 aprile 1933, con una transazione tra il commissario prefettizio di Zoldo Alto, Costantino Balestra, e l’avv. Giuseppe Valtorta, «nel Gabinetto di S.E. il Prefetto della Provincia, intervenuto personalmente quale arbitro ed amichevole compositore». Si era trattato di «lunghe e laboriose trattative», nelle quali, a detta del podestà,  «S.E. il Prefetto e l’Ill.mo Signor Comm. Dott. Carlo Riva Viceprefetto (avevano) profferto il loro prezioso e necessario intervento», sicché il Balestra esprimeva loro «i più profondi ringraziamenti». La transazione dice:

«La Federazione Provinciale dei Combattenti di Venezia, a prescindere dalle spese già direttamente da essa sostenute per la costruzione della Colonia pagherà al Comune di Zoldo Alto la somma di lire 38 mila (trentottomila) per mettere in grado il Comune stesso di soddisfare e tacitare definitivamente tutti i creditori in dipendenza di lavori o di farciture effettuate per la costruzione della Colonia e non ancora pagate»;

«Il Comune mentre accetta tale pagamento per lo scopo indicato riconosce il suo obbligo di soddisfare i detti creditori esonerando espressamente la Federazione di ogni e qualsiasi ulteriore contestazione in merito a tali pagamenti e da qualsiasi altra pretesa di creditori stessi e di altri»;

«Il Comune rinuncia inoltre al beneficio derivantegli dalla convenzione dell’invio di venti bambini al mare a spese della Federazione suddetta».

 

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Conclusioni

 

Per quanto riguarda il titolo di proprietà del fabbricato: è accertato che esso è della Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, ma gravato da diritto di prelazione, a favore del Comune di Zoldo Alto, in caso di vendita;

Per quanto riguarda l’estensione del titolo di proprietà sull’area di pertinenza della colonia: è accertato, come rilevato dai geometri Balestra e Scorla, che esso titolo non può estendersi all’area ora catastalmente intestata alla colonia, ma riferirsi solo a quella ceduta nel 1928;

Per quanto riguarda il fondamento del titolo di proprietà sull’area ceduta nel 1928: è accertato che il titolo non fu costituito legalmente. In tutti gli atti deliberati o stipulati, sia e soprattutto da parte del podestà, come da parte della Federazione acquirente, è dichiarata la proprietà comunale (il che, in una prima fase d’indagine, potrebbe essere accettato), ma è pur sempre taciuto ciò che da tutti in Zoldo Alto era saputo, cioè che il terreno che stava per essere ceduto faceva (e fa) parte di un più vasto bene immobile, il quale (fosse anche stato, come si è detto ed è stato dichiarato, di proprietà comunale) era pur sempre (ed è ancora) gravato da diritti di uso collettivo, come gli altri pervenuti al Comune a seguito del decreto vicereale 25 novembre 1806, n. 225.

Orbene, anche se non si volesse affermare la natura regoliera di tali beni, come del resto ormai è provato ed esplicitamente affermato dall’art. 5 della L.R. 19 agosto 1996, n. 26, bisognerebbe pur ammettere che non è stato rispettato l’art. 12, comma II, della legge 16 giugno 1927, n. 1766, il quale prescrive: «I Comuni e le associazioni non potranno, senza l’autorizzazione del Ministero dell’economia nazionale alienarli o mutarne la destinazione», ma, come prosegue il comma III, «I diritti delle popolazioni su detti terreni saranno conservati ed esercitati in conformità del piano economico ecc.». Di che terreni si parli è detto al comma I dell’art. 12: «I terreni di cui alla lettera a)» dell’art. 11, ossia i «terreni convenientemente utilizzabili come bosco o come pascolo permanente», tra i quali indubbiamente è da collocare la nostra area, definita al catasto «Pascolo boscato forte», non potendo considerarla area rientrante tra i terreni della categoria b), cioè quelli «convenientemente utilizzabili per la cultura agraria». In mancanza allora di tale autorizzazione del Ministero, l’atto di compravendita, quand’anche nella veste formale di una cessione gratuita ovvero dietro prestazione di un servizio (la cessione gratuita sarebbe stata illegale, in quanto atto contro la più elementare buona amministrazione; venne perciò introdotto il «prezzo» della promessa ospitalità marina, poi venuto meno, col consenso del Comune!) deve ritenersi ancor oggi non autorizzato.

Il non perfezionamento dell’atto, a’ sensi della legge sugli usi civici, va ad incidere anche sul diritto di prelazione dello stabile, esercitato dal Comune di Zoldo Alto, non nel senso che esso sia meno valido, ma nel senso che esso non è esclusivo. Tale diritto di prelazione, infatti, si fonda sul concorso offerto dal Comune medesimo e, come abbiamo visto, in forma assai rilevante, alla costruzione della colonia, tramite proprio la cessione dell’area (nella misura di un ettaro) e del materiale di tutte le infrastrutture lignee. Ora sia l’area che tale materiale risultano essere beni mobili o immobili di proprietà regoliera, dal Comune tenuti, in base al decreto n. 225 del 1806, in semplice amministrazione e che, stando alla Sovrana risoluzione austriaca 16 aprile 1939 (e all’Istruzione governativa 17 giugno 1841, n. 18558-2520, punto 10) il Comune aveva obbligo di amministrare a beneficio esclusivo dei «corpi morali dalle originarie investiture contemplati» che, nel nostro caso, sono chiaramente le Regole. Il diritto di prelazione, cioè, come tutti gli altri di natura amministrativa del Comune, deve essere esercitato secondo la natura su cui si è costituito e, nel caso presente, il Comune avrebbe agito come ora può agire correttamente solo sentendosi amministratore a pro degli amministrati, ossia quel «corpi morali dalle originarie investiture contemplati» che sono, in concreto, le Regole unite di Mareson, Pecol, Fusine e Consorti di Coi e Pianaz.

Né può essere avanzato da parte del, pur reale, proprietario dello stabile un diritto di usucapione, in quanto i beni regolieri sono dichiarati dall’art. 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, «in proprietà collettiva indivisibile ed inusucapibile».