Libero Maso di Coi

 

 

Archivio Storico

 

Appunti spirituali del seminarista

Giovanni Zuanelli (1952-1953)

 

     Il seminarista Giovanni Zuanelli, originario di Goima di Zoldo, divenne sacerdote e fu primo parroco di Roe di Sedico. Nella primavera del 2002, riordinando l’archivio parrocchiale, si ritenne necessario togliere il materiale non d’ufficio, ma personale di don Zuanelli. Un atto di cortesia del parroco di allora, don Francesco Cassol, ha così permesso di avere, fra alcune altre carte e fotografie (di minor valore), un quaderno di appunti stesi durante gli esercizi spirituali del 1952, e 1953 e nei ritiri di quest’ultimo anno.

     Allora Zuanelli era in terza liceo e, poi, in prima teologia. Gli esercizi si svolsero dal 15 al 20 dicembre 1952 e dal 1° all’8 dicembre 1953; i ritiri il 28-29 gennaio, 25-26 febbraio, 30-31 marzo, 6-7 maggio, 25-26 giugno, 6-7 agosto, 21-22 agosto, 17-18 ottobre e il 4-5 novembre.

     Il quaderno ci offre una interessante documentazione della spiritualità allora sostenuta e divulgata nel Seminario diocesano, le problematiche interiori e le speranze di un seminarista e i punti cardinali della spiritualità del presbitero quale allora erano intesi e, con indubbia chiarezza, proposti.

 

Santi Esercizi del 15-20 dicembre 1952

 

Predicati dal Rev.do Gesuita padre… [1]

 

Primo giorno

 

PREMESSA. Riconoscere l’importanza degli esercizi. Creare l’ambiente attorno a noi. Isolamento. Buone disposizioni. Lavoro personale. Preghiera. – Veramente ritengo questi Santi Esercizi di somma importanza per il mio avvenire. L’ultimo anno di Liceo deve essere decisivo per il passaggio alla teologia. Ho estremo bisogno di prender coscienza della mia situazione personale per quanto riguarda lo spirito. - Titubanza, incertezza, vanità, orgoglio, ipercritica, impazienza, attaccamento alle cose materiali, pietà talvolta superficiale, invidia, amor proprio, sfiducia nei disegni della Divina Provvidenza, dissipazione, perditempo, indelicatezze per quanto riguarda la modestia, ecc. Il campo per le mie riflessioni è quanto mai vasto. Avrò una somma fiducia nei benefici e negli effetti della Grazia Divina. - Io dovrò cercare la vera pace dell’animo mio. Dopo i Santi Esercizi dovrò sentirmi illuminato dalla viva luce di Dio, contento di seguire il mio grandioso ideale del sacerdozio, libero da ogni affetto disordinato, pronto ad un’intensa vita interiore e soprattutto padrone di me stesso per quanto riguarda la purezza.

 

DIO CREATORE. Sono convinto che tutto ha origine da Dio? Riconosco perciò la sua assoluta padronanza sulle creature e perciò anche su di me? Non devo quindi lamentarmi nel dolore e nel sacrificio, non devo neppure giudicare gli altri. Dio è il padrone assoluto. Quindi ciò che riversa su di noi è frutto della sua onnipotenza, sapienza, bontà infinita. – Sì, o Signore, credo alla tua presenza. Non ho bisogno di ricorrere a delle prove filosofiche per garantirmi della tua presenza e dei tuoi attributi. Credo, perché me l’hai detto tu e continuamente me lo ripeti attraverso le manifestazioni della natura e di tutte le creature. Il meraviglioso congegno dell’universo esige la tua esistenza, la tua onnipotenza, la tua provvidenza. – Ma perché, o Dio, la mia fede in te non mi fa vivere i miei giorni alla tua presenza? Perché passo delle intere giornate senza neppur una volta sola innalzare il pensiero a te, mio Creatore, mio Signore? Tu sei il mio Padrone. A te devo tutto. Ero un nulla e sono diventato un qualche cosa. Anzi sono diventato un tuo eletto. E’ tanta la ma riconoscenza verso di te, o Signore, che non posso fare a meno di ripetere il mio Credo. – Poiché nell’Universo tutto è armonia, tutto è a tua glorificazione, anche il fine dell’uomo dev’essere senza dubbio la tua glorificazione. Ma l’uomo, a differenza delle altre creature, si allontana dal suo fine. Lui, la creatura più meravigliosa, vien meno col peccato. – Non sono stato forse anch’io, nella mia giovinezza, una nota stonata? Un egoista?

 

Secondo giorno

 

IL PECCATO, causa della disarmonia: Il mondo non crede al peccato. C’è stato colui che ha affermato, circa il peccato: «Infame concezione della Chiesa Cattolica». – Il peccato non può essere paragonato agli schiaffetti che il bambino dà alla mamma, che vengono poi ricambiati da essa in tanti baci. Non si può concepire il peccato in questa maniera. – Il peccato è un atto di ribellione della creatura verso il Creatore. E’ un atto della libera volontà.

 

L’INFERNO, come conseguenza del peccato: Il mondo ride di fronte all’Inferno «dei preti». C’è poco da ridere. L’Inferno non è un’affermazione buttata lì, senza prove, senza argomentazioni. Cristo Gesù lo nomina ben per venti volte nel Santo Evangelo. E la ragione non ci offre forse delle prove schiaccianti circa l’esistenza dell’Inferno? In questo mondo c’è l’ingiustizia. I buoni soffrono, i cattivi godono. Ci dev’essere una sanzione, per salvare la Somma Giustizia di Dio. Altrimenti si dovrebbe concepire Dio come un burattino. – Nell’Inferno ci sarà la pena terribile del danno. Il dannato ha perduto il suo bene e ne rimarrà senza per tutta l’eternità. – Il mondo, come una valanga, precipita nell’abisso infernale. Noi, futuri sacerdoti, se così piacerà a Dio, ci dobbiamo preparare a salvarlo da questo terribile e fatale castigo.

 

Secondo giorno, e terzo e quarto

 

LA TERRIBILE REALTA’ DELLA MORTE. Non ci sono dubbi a riguardo. Per noi, la morte non dovrà apparirci come un castigo, ma come un premio, dopo una vita spesa nel sacrificio, nella sofferenza per la maggior gloria di Dio e per la santificazione nostra e delle anime. – Quanti muoiono improvvisamente, senza sacramenti, senza i conforti religiosi! Morte terribile. Quanti muoiono d’una morte serena, in pace con Dio! Saranno benedetti per tutta l’eternità. «Venite a me, benedetti. Il Padre mio vi ha preparato un posto tra i beati», dirà Cristo Giudice. – La morte è certa. La morte è pure incerta. Chi sa il quando, il come, il dove? Nessuno. – La morte è distruzione. Tutto ciò che per l’istinto è stato in vita piacere, consolazione, dono, grazia fisica, ecc.; tutto in un attimo scompare. Lo stesso cadavere subirà una distruzione spaventosa.

 

LA PUREZZA. Lettura Spirituale: «Videte vocationem vestram» del Card. Elia Dalla Costa. Se vi sentirete, o miei cari seminaristi e chierici, portati alla sensualità troppo violentemente, lasciate, vi scongiuro, la via del Sacerdozio. Non è per voi!! – Dio mio, che terribile sentenza. Tremo, sono turbato, mi vien spontanea la voglia di piangere il mio passato e piangerò. Aiutami, quondam magna est misericordia tua. – La misericordia di Dio è sovrumana. Dio farà più festa in Cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti, che non hanno bisogno di penitenza. – E’ vero. Il peccato è il più grande delitto. Meriterà nel Giudizio Finale la maledizione di Dio. Ma il peccatore che ha fatto dinanzi a Dio la sua ritrattazione, non sarà maledetto. Sarà il novello figliuol prodigo. Dio, padre, gli tende le braccia. Gesù è il Buon Pastore, è colui che ha perdonato a Pietro, alla Maddalena, all’adultera: «Donna, nessuno ti ha condannata? Ebbene, neppure io ti condannerò. Va’ e non peccare più». – Quale sublime monito ci fa il Signore Benedetto. – Guai mancare di fiducia. Per questa mancanza, Giuda ha subito una spaventosa sorte.

 

LA CONFESSIONE. Non è un’invenzione dei preti, come si va dicendo da certi sciagurati. Quale vantaggio, umanamente, traggono i preti da questa loro invenzione? Penitenza, disgusto, ecc. Si sarebbero creati una croce pesantissima. La Confessione è un dono di Cristo: «Andate… rimetterete i peccati…». – La Confessione è un bisogno del cuore umano. Tutti i popoli, vorremmo dire, in qualche modo ammettono una forma di confessione. Il solo estrinsecare le proprie miserie, riesce un sollievo del cuore. Chi può misurare la gioia di colui che ha appena fatto la sua confessione? E’ una gioia che non ha pari. – La mia preghiera: «O Gesù Benedetto, o Madonna Santissima: o sacerdote santo o niente. Un buon cristiano, piuttosto. O Maria, ascoltate, ve ne supplico, la preghiera d’un vostro servo, d’un figlio vostro, che, dopo Dio, in voi ripone tutta la sua fiducia. Di voi è scritto nel Santo Vangelo che custodivate la Santa parola nel vostro Cuore Santissimo. Anche a me pare d’aver udito la voce del Signore, che mi chiama a servirlo nello Stato Sacerdotale. Anch’io desidero conservare questa vocazione santa e bramo corrispondervi fedelmente. Ma, voi sapete, o Madre mia Santissima, quanti pericoli mi circondano, quanti nemici m’insidiano. Più sicuro rifugio io non so trovare che nel nascondermi sotto il vostro manto, sotto la vostra protezione, supplicandovi di custodire in me il dono prezioso della Divina Chiamata e di ottenermi tutte le grazie necessarie perch’io diventi un Purissimo e Santo Sacerdote, tutto di Dio e delle Anime. Impetratemi sì bella grazia, o madre mia Santissima, ed io propongo in ricambio di rendervi più onore, procurando che meglio vi conoscano le anime ricomprate col Sangue Preziosissimo del vostro Divin Figlio Gesù».

 

LA VOCAZIONE esige una completa dedizione a Dio. Quindi il cuore, l’intelletto, la volontà, l’attività, il sacrificio, ecc.: tutto di Gesù. – Riguardo al cuore: se non mi basta il tabernacolo, non dovrò farmi sacerdote. Gesù è lì, realmente presente nella Santissima Eucaristia, mi attende in affettuoso colloquio. Farò forse opposizione alla sua Grazia? «No, o Gesù. Piuttosto, ti supplico: adiuva incredulitatem meam, affinché io riconosca in te l’unico amore». – Ravviverò la mia fede, contemplando Gesù fanciullo nella casetta di Nazareth. Crescebat in sapientia, in aetate, in gratia dinanzi a Dio e agli uomini. – Gesù è un re, buono, bello, santo. Chiama i suoi soldati e dice: «Dobbiamo sostenere una guerra inevitabile. Però è ormai certo che la vittoria sarà nostra, il bottino sarà nostro. Io combatterò in prima linea». Ci sarà forse un soldato che rilucente [=riluttante] rifiuterà di combattere con tale re [?] – Gesù benedetto è il re buono, d’una infinita bontà; bello, il più bello dei figli degli uomini; santo, sommamente, la fonte d’ogni santità. – I nemici? Concupiscentia carnis, concupiscentia oculorum, superbia vitae. Nemici terribili, contro cui combatté, e combatté in prima linea, il Figlio di Dio. La sua nascita ne è la conferma. Ha voluto una madre vergine, un giaciglio e, poi, una casetta poverissima; la visita di alcuni pastori, dei Magi: gente straniera. Ha dovuto fuggire, perché cercato a morte. E nella sua vita privata? Dio mio, trent’anni di vita povera e stentata. Trent’anni di nascondimento. – E nella sua Passione? «Fammi piangere, o Gesù, perché ho il cuore di pietra, ho la mente ottenebrata, ho l’anima arida. O Gesù, ti vedo in quell’orto, agonizzante, spasimante nel sangue, baciato da un amico traditore, con le manette ai polsi; tu, l’Onnipotente, che, con un solo atto di volontà, avresti potuto annientare la ciurmaglia. O Gesù, ti vedo dinanzi ai tribunali, rinnegato da Pietro, abbandonato dai tuoi discepoli, schiaffeggiato, coperto di sputi, flagellato terribilmente. Ti vedo sul Calvario, nel più crudo dolore della tua crocifissione, dinanzi alla madre tua benedetta. O re divino, bello e santo, sconvolgi questo mio cuore di pietra e fa’ ch’io mediti il tuo Tremendo Dramma, ravvivi il mio cuore verso di te e pianga le mie colpe. C.C. – C.O. – S.V. [abbreviazioni di parole non comprese] ».

MEZZI [PER LA] PUREZZA. Il mio cuore è sensibilissimo; può essere pericolosissimo. Il mio passato è stato triste; il mio avvenire lo voglio radioso. [A:] Coltivando intensamente la mia vita interiore; durante la giornata sarò in grado di richiamare spesso l’oggetto della mia Meditazione; comunione; esame particolare. – [B:] Bisogna ch’io preghi meglio durante la giornata; confessione settimanale; grande devozione alla Madonna Santissima. – [C:] Il mio cuore dev’essere tutto di Gesù; perché talora vado in cerca di altri amori? Perché, soprattutto, fisso i miei occhi in volti piacevoli, anche femminili? – [D:] Io mi devo innamorare di Gesù; non devo assolutamente cercare altri amori. Dio non voglia! Sarebbe miglior cosa cambiar strada. – Ecco dunque mio proposito: l’innamoramento in Gesù esige da me: 1) Occhi: Attenzione agli occhi, riservatezza; 2) Cuore: Attenzione al cuore, mi devo sentir portato ad amare sommamente Gesù nella Santissima Eucaristia; 3) Fantasia: Attenzione alla fantasia, questo per me è forse il più grande pericolo; 4) Lingua: Attenzione alla lingua, basta banalità.

 

PROGRAMMA [FINALE] .Programma di amore. Riconosciuta Volontà di Dio la mia Vocazione al Sacerdozio, ne conseguono i doveri: 1) Se i giovani nel mondo danno il loro cuore ad una creatura, io, giovane consacrato a Dio, devo donare interamente il mio cuore soltanto a Gesù. Soltanto a Gesù. 2) Siccome sono facile a sentir degli affetti per le creature e magari a passare interi periodi con il cuore in preda a quello che i Santi Padri chiamano «tormentum», è necessario ch’io scopra i mezzi per sfuggire a codesta incatenazione. Inoltre, la virtù della purezza in me non è affatto solida. E’ debole e facile a delle omissioni; tanto più trattandosi che il mio carattere talvolta è oppresso da una tetra malinconia; in conseguenza, il mio cuore cerca il piacere, cerca di piacere, urta i cattivi istinti.

Quindi eccoci: 1) Per Amor di Gesù io devo sentire una grande devozione alla madonna Purissima; I2) Per Amor di Gesù io devo nutrirmi delle sue Sante Carni Immacolate; 3) Per Amor di Gesù io devo usufruire dei grandi mezzi che mi offre la Pietà; quindi: a) Confessione settimanale; b) Più costanza nei miei propositi; c) Più fedeltà all’esame particolare.

Gesù mi vuole Giglio: «Eccomi, o Signore. Vigilerò sulla mia fantasia vivace, sul mio cuore, sui miei occhi, sulla mia lingua. Voglio inoltre essere obbediente, come lo sei stato tu, o Gesù. Sono sempre stato un criticone, anzi talvolta un ipercritico. Non lo sarò più in avvenire. Con S. Teresina: O Gesù mio, per vivere un atto di amore perfetto, mi offro incessantemente come vittima di olocausto al vostro Amore Misericordioso, supplicandovi di lasciar traboccare nell’animo mio le onde di tenerezza racchiuse in voi, perché divenga così martire del vostro Amore. Che questo martirio, dopo avermi preparato a comparire dinanzi a voi, mi faccia finalmente morire e l’anima mia si lanci senza indugio nell’eterno amplesso del vostro Amore misericordioso. Voglio, o mio dilettissimo, ad ogni battito del cuor mio rinnovarvi quest’affetto un numero infinito di volte, finché, dissipate le ombre di morte, io possa ridirvi il mio amore in eterno. Così sia».

L’idea dominante della mia vita spirituale: l’Amore vivo di Gesù benedetto, ch’io cercherò di ravvivare sotto il sorriso materno della Madre Santissima. La Madonna dev’essere la mia guida soave in quest’amore, verso il suo Gesù. – Per questi due amore, in concreto: 1) Purezza di cuore, di occhi, di lingua, di fantasia; 2) Generosità nell’obbedienza alle mie regole; non più critica ed ipercritica; 3) Vita interiore curata durante la mia giornata. Quindi il mio pensiero a Gesù Eucaristico, all’oggetto del mio esame particolare, al proposito della S. Meditazione.

 

PICCOLI SPUNTI.

Mi mancassero un giorno tutte le prerogative d’un sacerdote in cura d’anime, ed avessi una grande pietà, sarei lo stesso eminentemente sacerdote. Se non mi propongo di essere un uomo di preghiera, vani saranno tutti i miei propositi. Unico mezzo per ottenere le grazie di Dio, per la mia santificazione e per la mia salvezza, è certamente la preghiera. Verità di fede (sant’Alfonso): «Chi prega si salva; chi non prega, non è certo di salvarsi».

La passione di Gesù mi deve commuovere fino alle lacrime. Non devo essere insensibile al terribile dramma della Passione di Nostro Signore. Guai se lascio passare un solo giorno senza assistere coscientemente e con compunzione al Divino Sacrificio della S. Messa.

E per il Sacro Cuore? 1) Reciterò spesso durante la giornata il sublime atto di amore di Santa Teresina del Bambino Gesù, mia amata sorella, da cui spero tante grazie riguardo alla mia vocazione ed alla mia purezza; 2) Farò ogni giorno, anche durante le Vacanze, l’offerta riparatrice prescritta agli associati dell’Apostolato della Preghiera; 3) A cominciare da gennaio dell’anno prossimo, voglio cominciare a condurre a termine piamente la pratica dei nove primi venerdì del mese.

Per la Madonna? 1) Durante la giornata reciterò con devozione la mia preghiera prima d’ogni mia azione; 2) Ogni occasione, ogni momento propizio dev’essere oggetto d’un ricordo, d’un breve trattenimento con la Madre di Dio; 3) Soprattutto mi sforzerò di recitare bene il mio Rosario; 4) Alla Madre mia consacrerò ogni sabato, particolarmente i primi sabati del mese; 5) Mi sforzerò di celebrare bene le sue feste e di rinnovarle spesso, come atti filiali di generosità, qualche bella promessa. – Alla Madonna il mio cuore e la mia vocazione. Il giorno più felice per me sarebbe quello in cui mi riconoscessi un vero e profondo devoto della Madonna Santissima.

Non dimenticherò i miei Santi Protettori: Santa Teresina del Bambino Gesù, San Giovanni Battista, San Luigi, il mio Angelo Custode. La mia piccola Teresina sarà la mia Santina prediletta; la «Storia d’un anima» per me è un oracolo. Possa anch’io divenire simile a lei, ossia un serafino d’amore per Gesù Benedetto e per le sue anime. Ho somma fiducia che la cara santa saprà rinfrancare la mia vocazione e, volesse il Cielo, per sua intercessione, abbracciare la vocazione missionaria. Però non pretendo. Soltanto il divenire un umile ma santo prete: il mio ideale sarebbe raggiunto. «O sorella cara, non negarmi questa grazia. Voglio essere tutto di Gesù e per Gesù soltanto!».

 

Al termine dei Santi Esercizi il mio cuore esulta quanto mai. Gesù è il Dio delle consolazioni. Dopo la passione, la risurrezione; dopo il dolore, il gaudio; dopo una vita consumata nel sacrificio, il beato Paradiso. «O Gesù, non importa se faccio fatica nel mio studio, se la mia santificazione mi costa, se mi vedo stretto ovunque dalla croce. Verrà certamente anche il giorno del gaudio. Cor Iesu, in te confido. Madre mia, fiducia mia».

Intenzioni particolari: 1) La pace nella famiglia; 2) Giorni lieti e sereni per la mamma; 3) La santificazione della sorella religiosa, cara sorella; 4) Il ritorno a Dio d’un mio zio incredulo; 5) La beata eternità per un mio fratello estinto; 6) La propagazione della fede; 7) La conv[ersione] dei poveri peccatori; 8) Speciali grazie per i miei sacerdoti e per i miei benefattori. – Altre intenzioni, secondo particolari circostanze. La Madonna Santissima mi conceda la santa grazia d’essere tanto generoso nelle mie promesse e di divenire un suo prediletto.

 

4 gennaio 1953: Compilazione riveduta. Due particolari intenzioni: 1) Parlerò la lingua italiana; 2) Ogni due o tre settimane rivedrò questo quadernetto.

 

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Ritiro del 28-29 gennaio 1953

Predicato dal Rev.o Sig. Vicerettore.

 

PRIMA MEDITAZIONE: Il Paradiso; seconda Meditazione: la Preghiera.

Alcuni pensieri. «Non hic manentem civitatem sed futura inquirimus» (S. Paolo). E’ un fatto che noi pensiamo troppo poco al Paradiso. Eppure questo pensiero per un cristiano, e quindi tanto più per un eletto del Signore, dovrebbe essere alla base della vita quotidiana, piena di preoccupazioni, di amarezze, di incomprensioni e di croci. Il Paradiso è il fine ultimo e noi siamo qui per raggiungere questo luminoso scopo. In questa terra d’esilio noi siamo degli ospiti, dei forestieri, dei pellegrini. Un’altra patria ci attende, a cui noi dobbiamo aspirare. Sembrerebbe quasi assurdo vivere senza contemplare spesso questa verità. La sacra Scrittura ha dei mirabili accenni al Paradiso. E noi li dobbiamo meditare, considerare, La liturgia, poi, è un continuo richiamo al Cielo. – Nella vita di Seminario, così monotona e piena di preoccupazioni morali e fisiche, il pensiero del Paradiso ci dev’essere di sollievo e di grande aiuto. Viviamo di speranza e con il filiale abbandono nelle mani di Dio e della Vergine Santissima.

Riguardo poi alla preghiera sono convinto di essere ancora molto lontano dal vero spirito. Sulla necessità della preghiera non si [riflette] mai abbastanza. Mi devo convincere che prima d’ogni altra conquista è necessario ch’io mi sforzi di raggiungere il vero spirito di preghiera. Non so pregare. Ho una fantasia sbrigliata, una fede languida, un’aridità di spirito preoccupante. Non mi preparo alla preghiera. Nei momenti di silenzio non sono capace di elevare il mio spirito. Non riesco a santificare, con un po’ più di vita interiore, la mia giornata.

Programma per il mese di febbraio: 1) Confessione settimanale; 2) Esame particolare sullo spirito di preghiera. Propongo di rinfrancare la mia vita interiore: a) Col ricorrere durante la giornata a frequenti giaculatorie; b) Con la recita devota delle preghiere brevi; c) Col prepararmi alle pratiche di pietà. – Bisogna ch’io abbracci con più entusiasmo la devozione alla Madre di Dio, recitando con più senso [=sentimento] il S. Rosario e ricordandomi spesso di lei durante la mia giornata. E la S. Comunione?! – N.B. Non dimenticherò di rivedere spesso quanto riguarda ai Santi Esercizi fatti. – Anche lo studio, lo abbraccerò con più calma, fiducioso nell’aiuto di Dio e della Vergine Santissima e di Santa Teresina.

 

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Ritiro del 25-26 febbraio 1953

 

Predicato dal M. Rev.do Don Nilo Tiezza.

 

PRIMA MEDITAZIONE. Sono stato preconosciuto, predeterminato, creato, chiamato, giustificato, glorificato da Dio (Lettera di San Paolo).

Preconosciuto: Dio fin dall’eternità conosceva me, proprio me, distinto da tutte quante le altre creature; quello che sarei stato, quello che avrei fatto, ecc.

Predeterminato: Dio fin dall’eternità ha determinato la mia esistenza, preferendola ad innumerevoli possibili esistenze.

Creato: : Ha voluto ch’io, proprio io, partecipassi al suo soffio divino e mi rivelassi a sua immagine e somiglianza.

Chiamato: alla Fede, a preferenza di tante altre creature, la cui vita è avvolta nelle tenebre e nell’errore.

Giustificato: Tutta la mia vita, per la morte di Cristo, può riuscire un’oblazione a Dio, in virtù della Grazia Santificante. Cristo mi ha redento e mi ha messo, a preferenza di tante altre anime, nella possibilità di guadagnarmi la patria dei giusti.

Glorificato: E non soltanto mi offre una glorificazione finale, ma anche una glorificazione attuale, la chiamata al Sacerdozio, la più bella glorificazione che Dio possa dare alle sue creature. E le innumerevoli grazie che, come giusto rimuneratore, come Divina Provvidenza, mi elargisce ad ogni istante!

 

SECONDA MEDITAZIONE, Rapporto tra il modello Cristo e la copia che siamo noi. Gesù nella sua vita terrena ha trascorso la più parte dei suoi giorni in piccole azioni, che sembrerebbero inezie. Soltanto in alcuni giorni ha compiuto cose straordinarie. Quelle semplici azioni, quell’agire di Gesù fuori dello straordinario, quale misterioso incanto racchiudono. E’ il figlio di Dio che agisce in unione col Padre, che conforma la sua volontà a quella del Padre. E’ Cristo uomo-Dio. Quelle che sembrerebbero inezie, nella vita di Gesù sono capolavori della Natura Divina. – E la nostra vita ha forse dello straordinario, del glorioso? No, i giorni passano, passano gli istanti nella monotonia. Eppure, come diventano preziose le nostre piccole azioni in virtù della Grazia di Dio, della vita divina che c’è in noi. Sono tutti capolavori. – Ci sono anche per noi, come per Gesù, giorni straordinari di dinamismo. – Questo dinamismo, però, dev’essere sotto l’influsso della volontà di Dio, dev’essere moderato, dev’essere costante. Mi stanno dinanzi alti ideali, ch’io non potrò raggiungere senza conformarmi ai voleri divini, senza procedere istante per istante con moderazione, senza precipitare, senza calcare i disegni che Dio ha sopra di me con costanza. Non mi devo scoraggiare di fronte all’insuccesso e neppure fantasticare quando le cose vanno bene. La melanconia, lo scoraggiamento, il fantasticare sono indice d’uno spirito mediocre, che ancora non ha assaporato le sublimi realtà dello spirito. La mia vita deve procedere istante per istante  con sottomissione, con moderazione, con perseveranza. – Certamente su questo punto mi devo profondamente esaminare e prendere provvedimenti.

 

TERZA MEDITAZIONE. La figura di Cristo, Cristòs e àntropos, Gesù-uomo, amante degli uomini. Anche il futuro sacerdote, il sacerdote, deve portare scolpito nel suo carattere questa dote, che è la più bella fra tutte per un apostolo, per un conquistatore. Bontà nel giudicare gli altri, «Non giudicate e non sarete giudicati», ricordando che il giudicare gli altri è la cosa più difficile che ci sia. – Con la bontà si convertono le anime e non col sarcasmo. La carità, secondo Gesù e i santi, è tutto, specialmente trattandosi di apostoli del Signore. – Fatto psicologico: Quello che si giudica degli altri, di male, facilmente è qualcosa che appartiene a noi stessi. Il ladro non si fida di nessuno, perché è ladro; il bugiardo pure, il corrotto pure. Seppure ciò non fosse [.?.] che colui che giudica cada dal suo piedistallo, per non sembrare il malevolo.

 

PROPOSITI: 1) Critica: non voglio criticare né superiori, né compagni; 2) Lamento: non mi lamenterò del cibo; 3) Vita interiore: mi propongo soprattutto di coltivare il pensiero di Dio durante la mia giornata; 4) Confessione settimanale; 5) Grande spirito di Fede e Fiducia nella Santissima Eucaristia, nella devozione alla Madonna, nella Divina Provvidenza. - «Gesù, Maria, siate la salvezza dell’anima mia!».

 

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Ritiro del 30-31 marzo 1953

 

Predicato dal Rev.mo Mons. Don Antonio dal Covolo.

 

PRIMA MEDITAZIONE: Gesù e la Samaritana. - «Si scires donum Dei! Dammi da bere! Io ti darò un’acqua, bevuta la quale non avrai più sete in eterno». L’acqua viva di Cristo non è quella della cisterna screpolata. E’ un’acqua che fluisce sempre da Dio all’anima, dall’anima a Dio. La vita interiore, la grazia. – E’ necessario creare un deserto attorno a noi, per lasciar parlare soltanto Dio. C’in noi il desiderio vivo di amare e di essere amati. Ebbene, Gesù soltanto dev’essere il nostro amore. Anche la Samaritana sentì, percepì quest’amore, ma, ohimè disgraziata, si è data alla colpa, all’impurità. Gesù soltanto può darci la vera vita, la vera felicità, la piena soddisfazione del nostro spirito. Non le creature, le quali ammagliano tutte le nostre energie, per poi lasciarci delusi, insoddisfatti, infelici. - «Si scires donum Dei»: Soltanto il dono di Dio, la vita intima in lui sulla terra, il godimento eterno in Paradiso devono segnare la nostra conquista. In una parola: l’Amore. Nell’Amore devo vivere, vincere, fortificarmi ed inchinarmi. «O Gesù, fammi conoscere il tuo dono, voglio amarti con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, con tutte le forze. Gesù, ti amo!».

 

SECONDA E TERZA MEDITAZIONE: Umiltà. – sublime e profondo di Cristo: «factus oboediens usque ad mortem, humiliavit semetipsum». – L’umile è sereno. L’umile irradia anche sugli altri la serenità del suo spirito. L’umile è obbediente e mansueto, avvicina tutti, dice bene di tutti, non disprezza alcuno, non parla mai di se stesso, non va in cerca delle lodi, non si rattrista negli insuccessi; non esulta smoderatamente nel successo, nella prosperità. – Noi siamo talora dei deliranti per la nostra superbia, per il nostro orgoglio. Abbiamo bisogno d’un calmante, d’un farmaco. Sono le umiliazioni. «Eamus et nos et moriamus cum illo ; andiamo anche noi e moriamo con lui».

 

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Ritiro del 6-7 maggio 1953

 

Predicato dal Padre Spirituale.

 

PRIMA MEDITAZIONE: Gesù entra nel Cenacolo a porte chiuse. Gesù aspettò che gli apostoli si fossero ritirati nella solitudine, lontano dai rumori del mondo, prima di comunicare loro il suo mandato, insieme all’annuncio della sua risurrezione.

A porte chiuse. «Pax vobis [.?.]». Gesù parla nel silenzio e nella solitudine. E’ necessario conservare sempre la pace del cuore. Quindi fuggire la melanconia, lottare contro ogni forma di superbia, tener lontano letture che possono turbare lo spirito, accettare con animo sereno le umiliazioni, riconoscere con umiltà i propri difetti, senza scusarli con falsa ipocrisia; la gioia dev’essere propria dell’anima che ama sinceramente Dio e che accetta tutto dalle sue mani, con profonda rassegnazione. – L’episodio di San Tommaso ci può suggerire degli avvertimenti importantissimi per la vita spirituale. Combattere la superbia, l’ostinazione, la incredulità. Ravvivare la propria fede con profondi atti di amore, sottomettersi con generosità agli inviti della grazia. – Grande stima della propria vocazione, la più bella e la più meravigliosa di tutte. – Grande stima della confessione, come sorgente di infinita grazia.

Perché sono melanconico molte volte? La scuola è andata male? I compagni mi prendono in giro perché ho un buon naso, schiacciato, grosso e poco ben lavorato. Ho l’impressione di essere antipatico a tutti, forse per il mio modo di fare, per la mia brutta fisionomia, per la mia loquela tante volte insulsa, pettegola, per il mio linguaggio spesso illogico e poco sostanzioso. Sono addolorato perché i miei compagni sono più bravi di me a scuola, nella pietà, nella vita disciplinare. Spesso perché sono più stimati dalla gente, dai Superiori, e quindi mi sento rodere dall’invidia, perché vedo negli altri qualità che non esistono in me. Sono profondamente melanconico quando non sono compreso ed ammirato nelle mie bravure scolastiche ed extrascolastiche. In vacanza faccio in modo di comparire in pubblico elegante, ben vestito, con piacevole andatura, quasi fossi un giovanotto qualunque che vuol farsi ammirare da qualche ecc. Perché quando parlo non guardo mai in viso alle persone?Perché sono pieno di magagne nei miei lineamenti! Perché durante le vacanze, sapendo di essere difettoso fisicamente, vado in cerca di chi mi possa guardare? Che incoerenza! Mio Dio, la spiegazione di tutti questi fenomeni e di tanti altri che ho trascurato, sta nella superbia e nell’egoismo. Un pochino alla volta è necessario ch’io mi sforzi di togliere tutto questo marciume, che viene a sconvolgere la tranquillità del mio spirito, la mia vita interiore. Soprattutto mi devo liberare del triste difetto, notato specialmente in vacanza, di dover studiare qualche tempo prima di comparire in pubblico o in qualche chiesa. – Voglio procedere con semplicità, senza sospettare di essere sì o no simpatico agli altri, se attiro l’attenzione coi miei difetti fisici. – Guarderò in viso alle persone che mi parlano con disinvoltura, prescindendo da qualsiasi sospetto. In questa maniera inizierò la mia campagna contro la Superbia, il mio difetto predominante. Potrò così coltivare meglio la mia vita interiore; richiamare poi spesso durante il giorno il pensiero di Dio e delle mie particolari risoluzioni. Conserverò così la mia pace, compiendo bene il mio dovere; cercherò di essere delicatissimo per quanto riguarda la purezza e la dissipazione interiore.

 

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Ritiro del 25-26 giugno 1953

 

LINGUA. Per natura portato a chiacchierare con facilità, è necessario ch’io sorvegli bene la lingua. Non mi fermerò fino a tarda ora, alla sera, in conversazioni inutili. Neppure farò l’oratore sulla pubblica via, in pubbliche conversazioni. «Buon giorno» e «buona sera» a tutti. In qualsiasi relazione, molta riservatezza.

CARITA’.  Non mi lascerò portare a facili mormorazioni contro i Superiori e Compagni e gente del paese. O dir bene o tacere. La carità è una delle più belle e consolanti virtù. Non metterò le mani addosso, per qualunque motivo, a bambino o a bambine. In passato sono stato poco prudente su questo punto.

Di nuovo dir bene o tacere, mai parlar male. Guardare (se è necessario), ma non fissare. Un po’ di studio, per quanto mi sarà possibile. In famiglia: sopportare, tacere, esortare. Non andrò in cerca di popolarità. Il mio dovere in tutto sarà la mia predica. Stanco per il lavoro e per l’andamento in famiglia, non farò ricorso allo scoraggiamento e alla melanconia, ma a Gesù Eucaristico, alla Madonna, alla musica, al canto, a qualche nota di allegria.

PROPOSITI: 1) Pazienza in famiglia; 2) Meditazione prima della Messa; 3) Attenzione agli sguadi, ai pensieri, alle immaginazioni cattive. – Dovrò ritornare in Seminario contento della mia vocazione, pronto al sacrificio e generoso verso Gesù Eucaristico e la Madonna Santissima. – Metto le mie vacanze sotto la protezione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, di Santa Teresina del Bambin Gesù, di San Giovanni Battista e del mio angelo custode. Madre mia, fiducia mia; Regina Apostolorum, ora pro nobis.

 

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Ritiro del 6-7 agosto 1953

 

Venti giorni di Seminario, durante i quali approfitterò per intensificare il mio fervore. Mi sforzerò di agire sempre con rettitudine d’intenzione, cercando di richiamare spesso durante il giorno il pensiero della presenza di Dio, rinnovando nel medesimo tempo i miei propositi. In questa maniera mi sarà possibile redimere la mia situazione spirituale, avendo un serio impegno pure in tutti quanti i miei doveri. Sorveglianza degli occhi: guardare, se è necessario, ma non fissare.

 

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Ritiro del 21-22 agosto 1953

Presunzione e pazienza, i due argomenti principali delle due prime trattazioni. – San Pietro presuntuoso, Cristo paziente. Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

E’ necessario ch’io mi riprometta di vigilare circa la mia presunzione in fatto di purezza. Indubbiamente mi macchio di tale deficienza quando faccio girare i miei occhi dovunque, magari fissando. «Dio mio, Madre mia, insegnatemi la prudenza!». La mia fantasia mi potrebbe tradire. Non dovrò mai confidare troppo in me stesso, specialmente in fatto di occhi. «Vicino ad entrare in Teologia, o Madre mia, sento che in fatto di mortificazione sono troppo debole. Sono convinto però che, col vostro aiuto e con la buona volontà, l’ideale della sublime purezza potrò raggiungerlo. Mater purissima, ora pro nobis».

La pazienza, poi, deve essere sempre il mio programma. In famiglia mi si presentano dolorose croci. Guai s’io non sapessi abbracciarle. «O Gesù, so che mi vuoi bene, anche se per il passato non ti ho amato. Sei tanto buono, o Signore. Benedetto in eterno, Cristo Sofferente. Aiutatemi, o Dio, o Vergine Santissima Addolorata, a sopportare con rassegnazione i disagi, le contrarietà, ad approfittare nella vita spirituale, anche se faticosa. Potrò così riparare il mio passato, preparandomi, nello spirito di sacrificio, ad un radioso avvenire di santità e di fecondo apostolato. Gesù, eterno sacerdote; Madre mia, beneditemi».

S’affaccia, in una terza trattazione, il problema della purezza. L’ultima parte delle vacanze esige una più sicura ed impegnativa sorveglianza degli occhi e della fantasia. Il cuore, poi, tristemente invoca la più assoluta custodia, lamentandosi di essere stato in passato intaccato dal male affettivo. «Dio mio, da questo problema dipende la mia vocazione, la mia corrispondenza alla grazia, la mia santità». La Madre mia Santissima non m’abbandonerà; «Mater me, fiducia mea».

 

PROPOSITI: 1) Pietà: mi sforzerò di fare bene la mia meditazione ogni giorno, prima della S. Messa; confessione settimanale. 2) Purezza: mortificazione degli occhi; guardare, se è necessario, ma non fissare mai e poi mai: l’esperienza mi deve essere ormai maestra. 3) Pazienza: In famiglia non mi lamenterò se non del male e delle offese che si fanno a Dio; sopporterò generosamente le croci, in riparazione dei miei peccati e per la conversione dei poveri peccatori.

 

OSSERVAZIONE: il mio buon padre spirituale ha saputo.

 

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Primo ritiro anno scolastico 1953-54:  – 17-18 ottobre 1953

 

PRIMA MEDITAZIONE: La morte. – Chi sa come, quando, dove la nostra vita verrà meno? Tremende incertezze della morte! Che cos’è la vita di fronte all’eternità: «Parum tanquam nihil». Vana superbia, stolte preoccupazioni, eccessivamente intese circa il nostro brevissimo soggiorno d’esilio. Prepariamoci al grande momento, alla luce delle grandi verità che ci attendono.

 

SECONDA MEDITAZIONE: La santità sacerdotale. – Della necessità d’una marcata santità del sacerdote non discutiamo. Basta il principio «medice, cura teipsum». La santità del sacerdote non può essere lacunosa; in tal caso egli sarebbe, simbolicamente, una gallina, incapace di grandi voli. C’è una santità cosiddetta media, che il sacerdote è in obbligo di raggiungere, senza escludere però ch’egli non abbia da rivelare una speciale tendenza alla santità eccezionale, dei santi, rappresentata dal volo dell’aquila. O sacerdote santo, o cittadino buono. Si esclude a priori la mediocrità nel sacerdote; sarebbe la nota biasimevole che verrebbe a compromettere la grande missione sacerdotale. Coraggio, dunque, all’opera!

 

TERZA MEDITAZIONE: Mezzi di santificazione: 1) Obbedienza; 2) Preghiera; 3) Pratiche di pietà; 4) Serenità e gioia nel servizio del Signore.

 

PROPOSITI: 1) Raccoglimento in tempo di silenzio; 2) Rettitudine d’intenzione; 3) Nessuna parola di critica e di mormorazione.

 

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Ritiro del 4-5 novembre [1953]

 

Predicato dal Professor Don Angelo Secolini.

 

«Convergere omnia in Christo», «Omnia bona vestra sunt, vos estis Christi, Christus autem Dei». Ogni uomo converge la propria esistenza attorno ad un asse. Per il cristiano, per il sacerdote l’asse centrale, attorno cui convergeranno le proprie attività, sarà Cristo. Attenzione: all’esteriorismo, al dilettantismo nelle pratiche di pietà e nelle relazioni implicite ed esplicite con Dio e con le cose sante. Il nemico numero uno per la nostra formazione spirituale è la superbia. «Deus superbis resistit, humilibus dat gratiam». Uno dei più gravi sintomi di superbia è lo scoraggiamento. L’obbedienza è un meraviglioso mezzo per un efficace progresso nella via della santità. Attenzione alla malattia dell’ebreo errante, male del secolo.

 

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Santi Esercizi del 1-8 dicembre 1953

 

Predicati da mons. Landucci, padre spirituale del Pontificio Seminario Romano.

 

Primo giorno

 

PREDICA DI APERTURA: Luce. La furiosa battaglia prima della guerra. Sovrumanità sacerdotale: 1) Ricchezze infinite; 2) Amore divino; 3) Amore universale. – La scalata al monte dell’Everest.

 

PRIMA MEDITAZIONE: La divina chiamata. Origine (famiglia, mezzi, [mezzi] favorevoli); giovane (doti fisiche, intellettuali, morali; volontà; [verifica del] Padre Spirituale [perché le doti siano] adeguate [e la volontà per il] sì; vescovo, [che dà il suo] giudizio sui mezzi favorevoli, le doti adeguate e il sì, [inoltre valuta il] bisogno della diocesi e [formula o meno l’]accettazione. – Il sacerdote è lo strano, l’eccentrico, l’eccezionale per antonomasia. Gesù nel S. Tabernacolo dev’essere l’unico tesoro per il Sacerdote. Altri tesori: Maria Santissima, le anime. Ma questi diventano tali come conseguenza del primo. – Siccome il sacerdote deve nutrirsi e sfamarsi di beni insensibili, quali l’Amore di Dio, l’Eucaristia, ecc., è necessario ch’egli raggiunga una condizione spirituale sovrumana. – Ecco quindi che fin dai suoi primi anni di Seminario egli deve intraprendere con energia la scalata alla vetta della perfezione. L’energia dev’essere tale al principio come alla fine. – Pericolo grave per un chierico [è l’essere] portato alla melanconia, ossia la tendenza a cibarsi di beni sensibili per vincere il suo stato di [melanconia]. Siccome i beni sensibili non sono di diritto, ma sono gratuiti, per elargizione da parte di Dio, non sempre sono alla portata del chierico melanconico. Ecco quindi il pericolo per tale chierico di diventare divoratore di beni sensibili e magari venir meno alla virtù della purezza. Pericoloso il ricorrere a confessori secondari, per confessare certi fatti che senz’altro dovrebbero essere conosciuti dal Padre Spirituale, per il giudizio sulla vocazione. Sarebbe un tradimento. O sono chiamato o non lo sono. – Positivamente? Si deve corrispondere fedelmente alla Grazia Divina. Negativamente? Fuori, se non vuoi essere un ladro, un traditore. Sincerità, lealtà col tuo Padre Spirituale. Devi farti prete di tua volontà, naturalmente, con rettitudine d’intenzione.

 

SECONDA MEDITAZIONE: L’oppio di Satana, il mondo sensibile (che provoca l’addormentamento nel chierico, nel sacerdote). – Fede: Dio, Gesù, Chiesa.

L’esistenza di Dio. Una cellula, un filo d’erba postulano il Divino Artefice, con certezza umanamente maggiore di quella con cui un orologio postula l’orologiaio (quanto le cellule ecc. superano immensamente la complicazione e perfezione dell’orologio e di qualsiasi più mirabile costruzione umana. Nell’ipotesi (falsa) evoluzionista il prodigio del risultato finale sarebbe ancor più grande e proporzionatamente maggiore la necessità dell’artefice sommo.

Gesù uomo Dio. [Anzitutto:] Morte certa (fatti, testimonianze) e risurrezione (il sepolcro vuolto, le apparizioni). Si è (progressivamente) proclamato tale (esplicitamente): Mt 11, 27; 21, 37-39; 25, 63-66; Lc 22, 70; Gv 3, 16-18; 5, 17-19, ecc. – La santità della sua vita. – Le profezie. – I miracoli; basterebbe la risurrezione di Gesù. – La risurrezione: Il sepolcro vuoto; le apparizioni: forse una suggestione comune negli apostoli e nelle pie donne? Ma erano tutti miscredenti.

Chiesa infallibile. «Ite et docete omnes gentes; chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato». – Gesù non poteva fare a meno di depositare la verità in un organismo infallibile. Sarebbe avvenuto che la verità sarebbe stata soggetta a delle alterazioni. Comuni facendo attraverso i secoli queste alterazioni, si sarebbero succedute magari fino ad un completo travisamento. Gesù ha voluto la Chiesa Cattolica depositaria della verità in modo infallibile. E’ infatti la sola uscita dalle braccia del Cristo e che attraverso i secoli non ha subito interruzione. E’ la Chiesa Cattolica il filo conduttore che ha (essa) principio da mille anni fa sulla Palestina e che si prolunga nel secolo nostro e nei secoli in avvenire. La Chiesa protestante e quella scismatica sono iniziate molto tempo dopo. Obiezione: Ma Lutero è intervenuto perché il filo conduttore s’era guastato. Si risponde: Non è possibile questo, perché se Gesù ha affidato la verità ad un organismo infallibile, questo attraverso i secoli non avrebbe potuto subire alterazioni.

 

TERZA MEDITAZIONE: Occhio radioscopico (vedere dietro la pelle; Padre nostro…). – Dio: 1) Sorgente: creatore, redentore. 2) Presente: creatore, incarnato, sacramentato, ospite. 3) Polo: A.M.D.G., due presenze morali (prossimo, superiori), fine supremo, il solo fine. 4) Fine: Dio, polo di attrazione; legge cosmica: A.M.D.G. («santificetur nomen tuum»); le creature di fronte all’uomo, «tanto quanto». 5) Dio-via (passo divino), regola cosmica della divina volontà («fiat voluntas tua»); vocazione divina dell’«istante presente»; il «sì» della santità eroica (taumaturgica: guarigioni; clamorosa: grandi opere; definita: canonizzati; nascosta: la santità d’ognuno); vocazione universale: salvifica, santifica. - «O Dio, quanta luce, tu sei il mio creatore, tu il mio salvatore, tu il mio padre!». – La meravigliosa presenza di Dio in mezzo agli uomini. La creazione continua da parte di Dio. Dio è la ragione dell’essere delle creature. Dio è presente in ogni essere con la sua azione. L’azione di Dio si identifica con la sua essenza. Le creature irrazionali, inanimate, che circondano l’uomo danno gloria a Dio in quanto uomo, all’uomo per richiamare Dio stesso. Tutte le creature devono dare gloria a Dio. La legge cosmica esiste per tutti gli esseri. Ma esiste una regola cosmica propria dell’uomo, in quanto deve conoscere, amare, adorare Dio, ed è quella.

 

Secondo giorno

 

PRIMA MEDITAZIONE: Giudizio, proiezione eterna dell’istante presente. La volontà divina è triplice: di precetto grave, di precetto leggero, di desiderio, [cui corrispondono tre tipi di mancanza, cioè:] peccato mortale, peccato veniale, imperfezione. – La volontà divina si manifesta attraverso: la legge divina (volontà scritta), la Provvidenza divina (v. scolpita), l’obbedienza (v. parlata), le ispirazioni (v. ispirata). – Il Giudizio di Dio dopo la morte riguarderà un solo fatto e precisamente se ho operato secondo o contro la Divina Volontà nella mia vita. Sul libro del giudizio troverò proiettati tutti gli istanti della mia vita passata; questi istanti saranno buoni o cattivi. Nella volontà di desiderio di Dio è inclusa l’osservanza della regola, la corrispondenza alla vocazione, ecc. – Si discute circa la vocazione: secondo alcuni anche se un angelo recasse ad un giovane con certezza la nuova ch’egli è chiamato al sacerdozio da Dio, il giovane può aderire o non aderire, senza commettere peccato. Non è obbligato ad aderire appunto perché tale vocazione è sovrumana. Secondo altri esiste l’obbligatorietà a rispondere affermativamente. Il difficile per noi è il saper scegliere tra più azioni quella improntata dal volere divino.

 

SECONDA MEDITAZIONE: La legge divina è la volontà divina scritta, la Provvidenza divina è la volontà divina parlata. La divina Provvidenza (Volontà Divina9 [può essere] positiva o permissiva, [e quest’ultima richiedere] una conformità passiva o una conformità attiva. – Vedere in tutti gli eventi il volere della Divina Provvidenza, immediato-positivo o mediato positivo-pemissivo. Volere immediato sarebbe, ad esempio, una disgrazia, un evento sfortunato, ecc. – In simili casi quale dev’essere il nostro comportamento? Senz’altro dobbiamo conservare sempre la fiducia nella Divina Provvidenza, e quindi serenità e gioia, anche nei casi più dolorosi, come sarebbe la morte d’una persona cara. Ora, nel caso ch’io avessi ricevuto un’offesa da parte di un amico, devo riconoscere in questo la volontà immediata di Dio? Dio non può volere il male; certissimo; però lo può permettere, in vista d’un fine buono. Dio ha forse voluto direttamente il bacio di Giuda? No, indubbiamente. L’ha permesso, però, in vista  d’un motivo positivo che sarebbe stata l’immensa gloria, gli immensi benefici della Redenzione di Cristo, della testimonianza eroica della Chiesa. – Dio poteva impedire il bacio di Giuda, ma non volle, permettendolo in vista d’un motivo positivo. Anche nella volontà permissiva di Dio c’è il suo intervento positivo provvidente. – L’uomo da parte sua deve conformarsi agli eventi secondo la divina volontà. – Ci sono degli eventi che esigono una conformità passiva, come ad esempio l’esercizio della pazienza, della sopportazione, ecc. Ci sono eventi, invece, che rappresentano ostacoli che noi dobbiamo senz’altro superare. Dio pone dinanzi a noi eventi permissivi, che richiedono da parte nostra una grande forza di volontà, una grande generosità per vincerli. I comunisti, i peccatori sono in mezzo a noi per divina permissione, affinché ci adopriamo alla loro conversione. Spirito d’iniziativa, quindi, che ci rende intraprendenti, decisi nel superamento degli ostacoli. Gli avversari posseggono altamente questo spirito. E noi? Ci dobbiamo accontentare di vivacchiare?

 

TERZA MEDITAZIONE: L’obbedienza alla volontà divina parlata attraverso i Superiori. Noi dobbiamo vedere i Superiori come Rappresentanti di Dio. E di questo dobbiamo essere assolutamente convinti. E’ verità di Fede, la Sacra Scrittura ne parla in varie circostanze, es. «Non est potestas nisi a Deo» (San Paolo). Quando il nostro superiore è giuridicamente legittimo, è nostro dovere sottometterci. Unico caso in cui non si esige l’obbedienza, ossia qualora il Superiore obbligasse al peccato (caso rarissimo). L’obbedienza non deve sprigionare dalla considerazione delle buone qualità di un individuo, fisiche e spirituali, ma dalla constatazione della sua superiorità giuridicamente legittima. La regola, come manifestazione della volontà del Superiore, rappresentante di Dio, esige la stretta osservanza. Ad essa dobbiamo sottometterci con convinzioni profonde. Obbedienza di esecuzione: l’eseguire una detta azione; di volontà: eseguirla con amore; di giudizio: credere al giudizio del Superiore, perché: a) possiede maggior saggezza, b) possiede le grazie di stato, c) soprattutto perché conosce i motivi, per cui si verifica che i vecchi talora debbono obbedire a giovani meno esperienti. Non devo credere al giudizio del Superiore qualora ci fosse in me l’evidenza interiore del contrario. Da notare: se il suddito è umile raramente trova errato il giudizio del superiore; se invece è superbo, molto facilmente. Quello che più importa è la nostra seria convinzione di essere dei sudditi, che hanno lo stretto dovere di sottostare al volere dei legittimi superiori.

 

QUARTA MEDITAZIONE: Impieghi delle creature, per conoscenza, per uso, per sacrificio. Divine ispirazioni, volontà divina ispirata. – Studiare non per la scuola o per le note, ma per Gesù. Meglio un 9 per Gesù che un 10 per amor proprio. Fare il proprio dovere e poi affrontare interrogazioni, esami, ecc., con serenità. Eventuali fiaschi, umiliazioni, non dovrebbero neppur impressionarci. Fedeltà al dovere e serenità gioconda e gioiosa in Gesù. – Pericolosa la cultura letteraria, che può portarci in campi nefasti, compromettenti, addirittura fatali moralmente. Lo studio della filosofia dev’essere appassionato, meditativo, fondamentale per l’approfondimento delle materie teologiche. – Il tipo sportivo d’un chierico è vergognoso. Non si può concepire un entusiasmo, magari eccessivo, per una partita di calcio seguito da una visita intima a Gesù Sacramentato od una dedizione apostolica, piena di zelo, profondamente sentita e vissuta nei campi della spiritualità. Lo sport potrà essere sostenuto in vista del bene spirituale che può apportare alle anime, alla Chiesa, alla causa di Dio. – La politica è pericolosissima. Un sacerdote politico per natura non può indubbiamente esercitare efficacemente la sua missione. Diventerà un disertore, un fallito. La politica deve interessare in quanto legata alle sorti della Santa Religione, della Chiesa Cattolica. Creare quindi il nesso spirituale e morale tra gli eventi umani e la causa di Dio. – Sacrificare volentieri le proprie doti, magari anche eminenti, per rispondere generosamente all’appello dell’obbedienza. Essere sempre pronti a fare la volontà di Dio, in qualunque circostanza, anche se considerata estremamente contro i nostri desideri, contro le nostre intime aspirazioni. Impiego per sacrificio, questo è il punto capitale, incompreso dai giovani. Gesù ha adottato tutti e tre questi impieghi: per conoscenza, ma la sua dottrina era ammirabile; per uso, ma ha fatto il taumaturgo in modo sovrumano. Dottrina e miracoli hanno salvato il mondo, hanno deciso la Redenzione? No, la redenzione è dovuta al suo doloroso sacrificio. Benedetto Gesù, che ci ha insegnato sapientemente la via.

Volontà di Dio ispirata è il sostegno e la spiegazione delle altre tre. Difatti le divine ispirazioni accompagnano i miei atti. Se io corrispondo ad esse, allora la mia coscienza agisce con convinzione. Ogni genere di obbedienza in questo caso diventa norma di convinzione. Esempio: ubbidisci alle leggi, alle norme liturgiche perché in questa maniera puoi servire Gesù (ispirazione). Esempio: ubbidisci alla regola, al Superiore perché rappresenta Dio (ispirazione). Esempio: accetta volentieri quella croce perché è Gesù che te la manda, per il tuo bene (ispirazione).

 

Terzo giorno

 

PRIMA MEDITAZIONE: l’anti… Il trionfo di Satana: peccato mortale (misteriosa e fondamentale verità del Cristianesimo). Enormità: a) Il crollo supremo; b) L’abisso supremo (psicologia infernale); c) Il deicidio, peggio di Giuda. Moltiplicazione: a) Nell’ecclesiastico; b) Negli altri: scandalo, influsso nascosto.

Irrimediabilità (per sé): un morto non può risorgere da sé; un peccatore non può risorgere dal peccato da solo, ma necessita della Grazia di Dio. – Si è tentato e si tenta anche oggigiorno di togliere in mezzo ai fedeli il timore del peccato mortale, considerato come uno spauracchio inculcato dal Cristianesimo. Col peccato mortale crolla tutto l’edificio della Grazia e subentra nell’anima uno stato infernale. Conseguenza spaventosa. Satana prende possesso dell’anima e ne fa una cloaca d’iniquità. – L’Incarnazione e la Redenzione spiega in modo chiarissimo l’abisso supremo della colpa. Basti considerare che Cristo sarebbe venuto al mondo anche per salvare la mia anima soltanto. Logicissima la deduzione. Se la colpa mortale è un’offesa infinita, necessariamente, per superarla, sarebbe stata necessaria una riparazione infinita. Se invece la colpa mortale è un’offesa finita, neppure considerandola in vari milioni di uomini, moltiplicandola quindi, da finita può passare a infinita. Un errore finito, per quanto moltiplicato, non diventa mai infinito. A finito per x casi = infinito: non si verifica. Ecco quindi come un solo peccato mortale, da me commesso, avrebbe richiesto la Redenzione, per la mia riabilitazione. – Il peccato mortale si presenta come il supremo abisso, in cui si sprofonda l’edificio meraviglioso edificato dall’opera della Grazia. Obiezione: Ma io, commettendo quel peccato non intendevo esplicitamente perdere il mio tesoro, accumulato con la Grazia,. [Risposta:] Non esplicitamente, ma implicitamente in qualche modo, certo.

Psicologia infernale. Se un angelo si presentasse sulla porta dell’Inferno e dicesse ai dannati: «Uscite fuori, per ordine di Dio», i dannati non uscirebbero. I dannati, non bisogna immaginarli pentiti e riparanti contro la loro passata malvagità, ma piuttosto incrudeliti nel loro odio contro Dio. Soffrono, sanno di soffrire terribilmente, ma vogliono ancora soffrire. E’ così la psicologia del peccatore e del sacrilego, i quali non ignorano la loro situazione tremenda, ma non hanno la forza e non riconoscono di dover uscire dal loro labirinto, perché ormai hanno familiarizzato con la colpa. Tremenda verità, che ci mette dinanzi la situazione di tanti giovani chierici ed anche sacerdoti, quelli per la Comunione quotidiana, questi per la Comunione e la  S. Messa.

Influsso nascosto. Conseguenza del Corpo Mistico della Chiesa. Un parroco in peccato mortale esercita influssi malefici sul suo gregge. Così pure un chierico sui suoi compagni. Responsabilità tremenda, che mi deve aprire gli occhi. – Un nostro peccato mortale è peggiore del deicidio di Giuda. Giuda, infatti, ha compiuto il suo tradimento prima della Pentecoste, quando gli apostoli erano tutt’altro che [.?.]. Noi invece siamo nella luce e nella luce ci professiamo traditori.

 

SECONDA MEDITAZIONE: L’avanzata di Satana, il peccato veniale. Paralisi del Paradiso, paralisi progressiva (aumenta il peso delle passioni, diminuisce la resistenza, annebbiamento della coscienza, minori grazie, mistero delle inefficaci Comunioni. «Ecce homo»: Cuor di Gesù: offesa dell’Ospite ed Amico, in quanto tale; suo lamento. Speciale responsabilità dell’esempio. Moltiplicazione: nell’ecclesiastico, negli altri: influsso nascosto, scandalo.

Con la ripetizione di peccati veniali si verifica nell’anima nostra il caso di paralisi progressiva e maligna. Non diminuisce la Grazia Santificante. Però viene a togliere un pochino alla volta tutti gli impulsi e le grazie attuali, per cui facilmente l’anima cade nell’abisso supremo. – Le venialità acuiscono le passioni, come frequenti bicchieri di vino accendono una spietata bramosia nell’ubriaco. All’anima, poi, vengono meno le speciali grazie di sostentamento, le divine ispirazioni diminuiscono, gli influssi della Grazia vengono atrofizzati, neutralizzati e inconsciamente si giunge alla catastrofe finale.

Comunioni inefficaci, dovute appunto a questo processo di paralisi. Attraverso la Comunione l’anima s’ingrassa, cresce cioè la Grazia Santificante. Ma ecco che il ripetersi di colpe veniali genera il rafforzamento delle passioni, la diminuzione della resistenza dovuta all’annebbiamento della coscienza ed alle diminuzione di grazie, per cui ci si prepara inevitabilmente alla colpa grave. L’esempio di quel paralitico, di paralisi progressiva, che mentre c’era in lui uno sviluppo di forze e di dimensioni da una parte, dall’altra cresceva progressivamente la paralisi, fino alla morte. – Tremenda realtà del peccato veniale ripetuto, che ci mette in uno stato miserando di indifferenza, di tiepidezza. E’ l’anima che offende l’Amico e l’Ospite Divino, in quanto tale. Con«Gesù, non ti voglio scacciare da me col peccato grave ma, pur offendendoti, voglio che tu resti in me». La tiepidezza nel sacerdote è motivo di scandalo per gli altri. Non è detto che il popolo debba esigere dal sacerdote la santità. Il popolo potrebbe accontentarsi d’imparare la santità dal suo ministro. Però, praticamente, la responsabilità del sacerdote di fronte al popolo assume proporzioni colossali, qualora si trovi in uno stato di tiepidezza. La dottrina del buon esempio è chiara e inscusabile. Il cristiano non è scusato di aver fatto il male, per il cattivo esempio del sacerdote. Esempio: il peso sulla mano e la siringa a doppio ago. – Facilità per i sacerdoti di immergersi in uno stato di tiepidezza. Quest’atteggiamento influisce grandemente sulle anime, sia attraverso il cattivo esempio, come per la questione del Corpo Mistico. – Convinzioni profonde circa la posizione d’un chierico, d’un seminarista tiepido di fronte all’Amico Divino. Posizione ingrata, ingiusta, incoerente, addirittura riprovevole. Orrore al peccato veniale. Piuttosto morire che indulgere al peccato veniale fino al punto di atrofizzare gli influssi e i benefici immensi della Grazia Santificante e delle Grazie attuali. Odio alla tiepidezza, incondizionato.

 

TERZA MEDITAZIONE: Ricominciare sempre meglio (segreto per trarre incoraggiamento dalle sconfitte). Il Cuore mistico di Gesù chiama alla riparazione trionfatrice. Tre generi di riparazione: 1) Cancellatrice: toglie le macchie; 2) Ricostruttrice: ridona la integra santità; 3) Trionfatrice: la supera. – Nessun dubbio sulla permanente chiamata alla santità. – Perché a santità maggiore: 1) Misericordia di Dio, svelata dalla redenzione, «Amò l’uomo talmente da dare il suo Figlio unigenito»; 2) Misericordia di Gesù: parabole, personaggi evangelici, S. Cuore. – Dovere dell’offensore: riparare. Il sacerdote [anche] per i peccati altrui.

 

QUARTA MEDITAZIONE: L’inganno di Satana: «Che c’è di male?». Risposta: «Licet sed non expedit». Cercando solo di evitare il peccato: 1) Paralisi del Paradiso; 2) Paralisi progressiva: il giogo senza le ali dell’amore è insopportabile, manca il rinnegamento dell’io, manca il vero amore (non si ama uno, solo perché non lo si offende); 3) Santità: sostanziale (fuga del peccato mortale), perfetta (fuga del peccato veniale), strumentale (expedit).

Uno che non commette peccati mortali e veniali, può dirsi veramente conforme alla volontà di Dio? Ma c’è anche una volontà di desiderio in Dio. Bisogna appagare anche quella. Tanto più che ad essa appartiene anche la nostra vocazione e la corrispondenza alle divine ispirazioni. Esempio: un chierico è forzato da un sacerdote a fumare una sigaretta, il quale di fronte all’atteggiamento negativo dell’altro soggiunge impaziente: «Ma che c’è di male?». Ecco il tremendo presupposto, quanto mai erroneo, d’essere convinti di amare una persona quando non la si offende. Sbagliato. Un’azione che è per se stessa lecita, può appartenere alla volontà divina di desiderio, per cui se tu ami veramente il Signore devi non farla. – Non si può praticamente tenersi sulla linea del puro obbligo. La vita diverrebbe insopportabile. E’ necessario l’orientamento verso l’expedit, ossia un’azione licet sed non expedit, non conviene. Corrispondere alla volontà divina di desiderio equivale a rendere soave il giogo della legge e lieve il suo peso. – L’amore è la chiave di volta della santità. L’amore mi deve illuminare nell’ordine operativo. Se trascuro l’expedit, un pochino alla volta le mie imperfezioni m’inoltrano in una caterva di peccati veniali e conseguentemente la mia paralisi diventa progressiva, fino alla colpa grave.

 

Quarto giorno

 

PRIMA MEDITAZIONE: I consigli evangelici, circa la povertà, l’abnegazione, ecc., sono genericamente prospettati. Si presentano in un genere di vita comune. La volontà di desiderio che c’è in Dio è invece proporzionata al carattere, alle virtù, alla vocazione di ciascuno. – Il desiderio di Dio respinto è un desiderio di Satana attuato. E così, per il peccato mortale e veniale. Questa alternativa non ci abbandona mai. Ma Dio è pretenzioso! Se gli do il dito mignolo, lui vuole la mano; se gli do la mano, vuole il braccio; ecc. Verissimo. Riconosci, però, che il dito, la mano, il braccio, o lo dai a Dio o a Satana! Saresti incerto nella scelta? – Ma la vita diventa pesante! Non è forse il segreto dell’expedit, quello di rendere il giogo soave e il peso lieve? – Ma il mio agire diventa affannoso! La mia decisione dev’essere illuminata dal buon senso, da un sano equilibrio. Se c’è ansietà nell’attuare quella tal azione, dobbiamo riconoscere che l’ansietà non è desiderio di Dio. Secondo le note individuali, di ciascuno, c’è anche la volontà di desiderio. I caratteri fondamentali: orientamento verso la mortificazione, il sacrificio imposto e liberamente voluto. Desiderio di Gesù frequentemente espresso nel S. Vangelo: Mc 8, 27, Lc 9,43, Lc 10, 40.

Perché dobbiamo orientarci verso la Croce?

Gesù, nostro maestro, è il Crocifisso. Egli ha amato la Croce, attraverso la quale ha operato la Redenzione. Noi siamo cooperatori ex officio di  Gesù nella salvezza del mondo e, perciò, dobbiamo essere orientati verso l’esemplare maestro. Partecipazione al Divino Sacerdozio. Vedere l’ultimo discorso pubblico di Gesù.

Per dimostrare il nostro amore. Quando veramente si ama, ci si sacrifica per la persona amata. Tendenza a rassomigliare in tutto la persona amata.

L’assimilarsi alla persona amata.

Gesù l’ha detto esplicitamente: «Qui [quis] vult venire post me, abneget semetipsum, tollet crucem suam quotidie e sequat me».

Senza l’inclinazione verso la croce, non si combina nulla nel campo della virtù e della vita spirituale.

Il male di oggi è appunto il comodiamo, che esiste anche in certi Seminari. Tradimento contro l’abneget. Il principio deve restare, anche se cambia il tenore di vita. Generosità nell’expedit.

 

SECONDA MEDITAZIONE: Il segreto del sacerdozio felice. – Fondamentale orientamento dell’expedit. 1) Croce, eletta: l’esemplare divino, prova di amore, assimilazione all’amato, divino insegnamento: «Si quis vult…», condizione della virtù; Regole: a) Permanente moderazione nel piacere; b) Elezione di mortificazione. 2) Antimodernità (Giac. 4, 4): gelosia e fierezza delle idee; il progressivo; contegno esterno coerente.

[Mortificazioni] intensive: grandi penitenze. Mons. Canovai, ecc. Però niente di eccezionale senza il permesso del Padre Spirituale. Intensive: per tutti, penitenze afflittive, la gioia della fatica. Come è bello vedere il prete che si ammala nel lavoro apostolico (moto, auto, ecc., devono essere moltiplicatori di attività, non di comodità).

Antimodernità – Il mondo è diviso in due schieramenti, capeggiati da Cristo e da Satana. Ci può essere una conciliazione tra questi due viali? No. Il nostro ideale dev’essere quello di voler vincere il mondo in nome di Cristo. Amare le anime, ma odiare la peste che le imprigiona. San Giacomo chiama adulteri coloro che amoreggiano con lo spirito del mondo. San Paolo (Corinti 4, 4) definisce Satana «il dio di questo secolo, Deus huius speculi et caecavit mentes infidelium». – Fierezza antimondana. – Ma nel mondo non ci dobbiamo andare? «Il mondo è un malato da curare e un nemico da fuggire» (Card. Siri). Gesù non ha mai pregato per il mondo, cioè non ha mai avvalorato la malvagità di Satana, che domina il mondo.

Progresso – Attenzione a questa parola. Ai nostri giorni non c’è vero progresso. Il progresso scientifico non è vero progresso, è soltanto progresso tecnico. E’ una macchina che ingigantisce, per la progressiva aggiunta di nuovi brevetti. La scienza va avanti sempre. Ma questo non è avanzamento di vita morale-religiosa-sociale, che costituisce il vero progresso. In questo c’è oggi una retrocessione. – Noi dobbiamo proclamarci fieri della concezione di Cristo circa il progresso. Oggi c’è una contaminazione di idee. Si confonde l’umano col tecnico. – Convinzione profonda, chiara consapevolezza della superiorità della Chiesa nel campo della verità. – Dobbiamo sventolare il nostro vessillo, neutralizzando con la nostra coerenza la propaganda infernale del mondo. Il nostro dev’essere un contegno incisivamente diverso da quello dei cristiani fuori. Portare con orgoglio la nostra veste. «L’abito non fa il monaco», ma il monaco suggerisce l’abito. Psicologia interiore circa l’influsso e l’efficacia dell’abito,tanto per colui che lo porta come per coloro che stanno attorno. – La più difficile sincerità per la vocazione è con se stessi. E’ necessario il controcorrente nel piano dell’expedit, per non essere travolti nell’abisso.

 

TERZA MEDITAZIONE: Purezza, tavolo di prova della dignità umana. Celibato ecclesiastico: «sì» d’amore allo sposo celeste (I Cor …, 7). Tre catene d’oro: voto perpetuo di perfetta castità (1300): irrevocabilità; voto pubblico (1321): consacrazione; voto solenne (1072): angelizzazione. Mezzi: 1) Preghiera: Eucaristia, M[essa], Confessione (preventiva).

 

QUARTA MEDITAZIONE: I surrogati. – Scala degli amori secondo il legame: soprannaturale (carità), naturale familiare (sangue), naturale d’amicizia (carattere), sensuale estetico (estetica), carnale matrimoniale (senso), carnale impuro (animalità). – Il surrogato non è sensualità formale, ma è qualche cosa che gira attorno. E’ un fuoco sotto la cenere. E’ un oltraggio fatto all’Ospite Divino. «Che male c’è se mi sono affezionato? Dove sta il male, se non c’è nemmeno un pensiero cattivo? Perché c’è pericolo? E’ impossibile che da questo puro affetto sprigioni un qualche cosa di peccaminoso». – Supponiamo che ci sia soltanto dell’affetto: ma, allora, il celibato è distrutto nella sua principale qualità; lo sposo non è più il Divino Signore- Necessità estrema di difesa. E’ la donna che tenta il prete. Attenzione alla chioma. L’idea di presentarsi come giovanotto invece che come il Cristo mi deve riempire di sdegno. Attenzione alle donne, alle zitellone, che vorrebbero far da mamme ai preti. Attenzione alle suore ingenue, molto ben formate nella purezza, ma non spesso nel cuore. San Bernardo: «Cum mulieribus serius, rigidus et brevis».

Per il prete il surrogato conveniente è la soprannaturale carità. Gli altri sono sconvenienti o pericolosi o addirittura indegni. [Il surrogato] sensuale: [quando è] il senso che percepisce;. [Quello] sensuale estetico: è male [quando] il volto d’una persona, d’una donna tu lo vedi dal punto di vista del sesso; contrasta con la visione radioscopica; la pura estetica naturale è sconveniente al sacerdote (V. Tondi: «Io guardo sempre le donne»; di fronte ad uno che gli chiedeva consigli di mortificazione rispose: «Non essere nichilista»). [Il surrogato] carnale impuro: le medesime sensazioni, i medesimi sentimenti fuori del matrimonio. [Quello] mistico: è uno scherzo del demonio, surrogato di amicizia pericoloso, per il quale si vuol evitare l’isolamento del cuore. [Il surrogato dell’]intelligenza: bramosia di curiosità morbose. [Quello della] musica: attenzione alla radio; certe trasmissioni di musica leggera, con parole talvolta scandalose. [Quello della] famiglia: non dobbiamo essere schiavi dei familiari; in questo caso verrebbe infirmato lo scopo del celibato.

Il nostro è un meraviglioso matrimonio mistico. Speciale forza per combattere i nemici della purezza, la possiamo trovare nella confessione. Attraverso la confessione ci vengono infusi tanti aiuti particolari per vincere. Nell’attacco, o si spegne subito il fiammifero o non c’è più modo di spegnere il pagliaio. Stravincere è più facile che vincere. Tagliare immediatamente la repentina tentazione. Fuga delle occasioni. La modestia è il complesso di accortezze che impedisce la tentazione. Massoneria 1929: nudismo programmatico, che annulli il senso di pudicizia. Inoltre si cerca di favorire la promiscuità sessuale. Femminilità del costume maschile. Se c’è un’epidemia d’immodestia, noi dobbiamo essere sempre più rigorosi. Contro la promiscuità, dobbiamo dire che, perdendo la sensibilità di modestia, ci lasciamo bruciare il piede come Pinocchio. Abituarsi alla rinuncia di cose oneste, per essere capaci di rinunciare alle disoneste. Dottrina del’expedit.

 

Quinto giorno

 

PRIMA MEDITAZIONE: Il mistero della povertà. Il primo esempio di Gesù, il primo insegnamento. Sorprendenti insistenze. Tre malizie: attacco, preoccupazioni (amministrative), comodiamo e orgoglio.

I ricchi sono attaccati alla loro roba. I poveri sono attaccati alla roba che non hanno. Tutti e due i casi pericolosissimi. Quello che importa non è tanto l’avere o il non avere, ma il cuore. «Beati pauperes et c. »: non intendiamo una povertà spirituale, ma piuttosto un distacco del cuore dalle ricchezze. Nel Vangelo troviamo scultoree, incisive insistenze da parte di Gesù Benedetto. – Mondo delle tenebre e mondo della luce, capitanati da Satana e da Cristo. Non si può servire a Dio e nel medesimo tempo alla ricchezza. Satana in questo caso viene identificato con la ricchezza. La parabola del possesso d’un immenso granaio; Vangelo: «Date», Comunisti: «Prendete». Ai confidentibus in pecuniis Gesù minaccia l’eterna dannazione. «Sine saculo, sine pera, sine calceamenta et c.»: l’unico di cui sappiamo con certezza ch’egli sia dannato è un prete, un apostolo avaraccio, Giuda il Traditore.

Prima malizia: voracità verso il tesoro in quanto tale, avarizia; «ubi est thesaurus ibi cor vestrum erit». E’ la più grande miseria del cuore umano. Il tesoro materiale sostituisce il tesoro infinito, Gesù Benedetto. Scambio mostruoso di un sacerdote. (Messa più felice per due dollari). Tremenda mostruosità che fa del prete un mercenario inviso al suo gregge. Dramma del prete che si suicida nel buon stipendio. L’umile, il casto, il buono vengono stritolati dalla preoccupazione per il denaro. Il sacerdote secolare ha una vocazione intrinsecamente più forte alla povertà del religioso, legato dal voto. Circa le preoccupazioni amministrative, soltanto una potente visione radioscopica può superare il loro tremendo influsso. Viene pugnalato il dovere di pensare alle anime. – Non c’è obbligo di restituire ai familiari quello che hanno speso per la nostra formazione. - «Ieri sera notte mio zio buon’anima prete ed io siamo passati a miglior vita».

 

SECONDA MEDITAZIONE: Superbia vitae; Tonio e Sempronio; sorgente. Cronica ferita umana. – Tutta la malizia dell’orgoglio: l’orgoglio riempie l’anima del proprio io, rigettando da sé Iddio. L’io diventa un feticcio. Svuòtati dell’io e ti riempirai di Dio! «Imitazione di Cristo»: «Si scires te perfecte evacuare ego debens in te cum magna gratia dare». E’ l’io orgoglioso che va odiato, quando si dice di odiare se stessi. «Humilitas est veritas». L’inganno dell’orgoglio. L’umiltà è subiectata radicaliter in intellectu, formaliter in voluntate. – Metafisica, cioè in quanto io sono creatura di fronte a Dio Creatore. Se Dio sospendesse la conservazione, l’uomo crollerebbe nel nulla, stricte nulla. Logica dell’umiltà: se tu sei nulla, mettiti nel nascondimento. Quando uno cerca il riconoscimento presso gli altri e si innamora di questo, va contro la legge della divina gloria. Il prete dev’essere per professione un glorificatore di Dio e quindi la sua speciale vocazione dev’essere di umiltà profonda. Esempio tipico: San Giovanni Battista: «Ille oportet crescere, me autem minui» [.?.]. Via le preoccupazioni di far brutte figure. Il frutto dell’apostolato è la conversione delle anime. Ed è effetto diretto della Grazia. Noi siamo strumenti imperfetti, che impediscono l’influsso della Grazia a motivo dell’influsso nascosto.

Propositi. 1) Fuggirò la melanconia come fuggirei la peste. – 2) Quando mi accorgerò di propendere verso uno stato di pessimismo o di ottimismo, avrò senz’altro l’avvertenza di equilibrare la situazione richiamando i pericoli nei quali incorrerei qualora mi proponessi ingiuste esagerazioni. – 3) Grande fiducia in Dio, nella sua infinita Provvidenza. – 4) Legge cosmica della Divina Gloria: alla maggior gloria di Dio. Non agirò mai con la smania di farmi vedere. Non parlerò mai più nelle mie conversazioni intorno alla mia famiglia, al mio parroco, al mio paese, se non per estrema necessità. – 5) Mi sforzerò in pratica di mettere in atto la visione radioscopica della vita, sforzandomi di superare nel miglior modo possibile l’ossessione del mondo sensibile. Ad esempio: sono facile a rievocare le mie fatiche, a bramare novità, a fantasticare rarità, a desiderare comodità, a investigare metodi nuovi di vita, ecc.; per quanto mi sarà possibile non mi staccherò dalla realtà delle cose. – 6) Non mi dovrò affannare per le sorti della famiglia, per la sua fama, ma accetterò volentieri la croce, riservandomi di pregare frequentemente e d’invocare dalla Vergine Santissima la pace. – 7) Chiederò ogni giorno a Gesù e da Maria il dono dell’amore intimo; il mio cuore deve riempirsi di amore divino, per il quale mi senta forte abbastanza per combattere l’amore profano e per realizzare in me l’expedit. – 8) Somma importanza alle piccole mortificazioni; sono piccoli atti di amore a Gesù, a Maria, capaci di creare una fitta rete di meriti per l’eterna gloria. – 9) Parlerò con più moderazione, evitando qualsiasi critica. – 10) Procurerò d’esaminarmi spesso nella mia permalosità, purtroppo frequente. Particolare attenzione ai pensieri d’invidia.

 

TERZA MEDITAZIONE: Humilitas est veritas. – Noi siamo: 1) metafisicamente nulla (nascondimento, speciale vocazione del sacerdote: missione, apostolato; studio ed esami); 2) moralmente negativi, luciferini (disprezzo [di sé], responsabilità dell’altrui peccato, permalosità, vendette); 3) fisicamente minimi, [all’]ultimo posto (invidia: «gaudere cum gaudentibus, flere cum flentibus», dimenticarsi; detrazione: degli altri o dir bene o tacere; giudizio: benevolo; [non] pettegolezzo, parviloquio, disobbedienza di giudizio, critica). – Massima ingiustizia attribuirsi l’opera della Grazia. Studiare per divino amore e per il proprio dovere. Il successo è una conseguenza che non si deve desiderare. Via l’amore proprio. – Moralmente: [sono] un peccatore di fronte al giudice. Il peccato mortale è una negazione. Peccato mortale è una realtà che mi dovrebbe precipitare nell’Inferno. Luciferini quindi saremmo, se la Divina Misericordia non ci avesse risollevati. Ci dev’essere in noi una forte tendenza all’umiliazione. – Non volere le umiliazioni è permalosità. Ogni piccolo malumore è vendetta. Il Campanilismo equivale a orgoglio. Il prete ha la vocazione al perdono. – Fisicamente: un rispetto agli altri uomini; sono inferiore agli altri. Nessuno di noi ha il diritto di anteporsi agli altri; reputare sempre superiori gli altri. L’orgoglio deformatore difende sé e disprezza gli altri. Quando uno s’innamora d’una propria dote, si attribuisce più di quello che ha. L’invidia è figlia dell’orgoglio e dell’egoismo. Il dimenticarsi è il presupposto dello spirito apostolico. Il prete deve dimenticare sé e ricordare gli altri. Gesù nell’Orto degli Olivi dimentica sé e ricerca gli altri (gli apostoli). Detrazione [=delazione]: è proibito a me indicare a te una cosa sfavorevole a lui; si potrebbe moralmente [equiparare all’]uccidere. Sarebbe peccato grave. Benignità nel giudizio («Nella maniera [in cui giudicate, sarete giudicate]»). Il pettegolezzo svuota l’anima; «Parlerò per utilità».

 

QUARTA MEDITAZIONE: Il Crocifisso è il mistero più dolce e più incredibile della nostra fede. Il Dio sommo ed eterno abbassatosi ad un’incredibile degnazione. La chiave di questo mistero è lo sconfinato amore di Dio. La croce è la Rivelazione strabiliante dell’infinito amore di Dio per l’uomo. «Infinito» diciamo; misuriamo la parola, se ci è possibile. Con la nota dell’amore, Dio svela la sua infinita misericordia. La miseria infame dell’uomo viene presa in considerazione dal sommo Dio. Mistero che infonde gioia e speranza ineffabili. Cristo crocifisso dev’essere il centro del nostro Sacerdozio.

Avviciniamo la nostra croce a quella di Gesù e sprofondiamoci in un atteggiamento di intimità con Gesù. Gesù quando agonizzava sulla croce vedeva intrinsecamente me, che presenziavo, in questo momento ed in tutti i momenti della mia vita. C’erano in Gesù quattro conoscenze: I) Conoscenza divina; II) Conoscenza beata; III) Conoscenza infusa; IV) Conoscenza sperimentale. Con la [conoscenza] divina Gesù aveva dinanzi [a sé] presente, passato e futuro; non si poteva aggiungere un fatto nuovo alla sua divina conoscenza. – Presenzialità del Divino Crocifisso, che vale per tutti i momenti. Culto dell’istante presente: in ogni momento Dio mi vede, ha una volontà dell’istante presente, mi dà la Grazia perché io possa attuarla. Mi avvicino a raccogliere questa Grazia, per fare questa volontà. – Trilogia dell’istante presente in Cristo crocifisso: mi vede per la presenzialità, vuole ch’io faccia la volontà del Padre e corrisponda ai suoi inviti, mi dà la Grazia attraverso il sacrificio completo di tutto se stesso. Nell’istante presente sono indotto a dire sì o no alle sofferenze, ai gemiti, ai richiami dolenti del Cristo. Il Cristo ha sofferto per ciascuna Grazia. Mirabile intimità di scambio tra me e Dio. Di fronte alla concezione d’un Dio palpitante per me ad ogni istante, avrò ancora il coraggio di darmi al mediocrismo, a rinunciare all’expedit?

Gesù supremamente sensibile nel suo fisico e nel suo cuore.

Ha sofferto veramente con voluttà. Le sofferenze del Cristo non sono successive, ma sovrapposte (la seconda richiede la prima, la terza la prima e la seconda, ecc.). L’agonia dell’Orto non è venuta mai meno fino alla morte del Maestro. Tremenda: 1) Previsione della passio[ne]; 2) Visione tremenda d’un oceano sconfinato di malvagità umana; 3) Visione paurosa di anime che non avrebbero corrisposto al suo invito d’amore.

Chi sono gli aguzzini di Gesù? Soldataglia, Giudei, scalmanati, sacerdoti, Giuda, ecc. Satana nel più estremo furore. Non si sarebbe dato la zappa sul piede? No! Quando Satana vince, è sempre danneggiato. Dimostrazione per assurdo: un’anima va all’Inferno; se Satana godesse, verrebbe con ciò premiato; ciò è contro la Giustizia di Dio. Dimostrazione diretta: sapendo di essere sconfitto, Satana compie i suoi misfatti per il pungolo funesto dell’odio, della rabbia; anche l’uomo nella rabbia danneggia se stesso. – Mi si presenta dinanzi la figura di Cristo sofferente col più atroce spasimo. Mi guarda e mi fa capire il suo strazio angoscioso, quale sia il suo amore per me.

 

Sesto giorno

 

Mi devo decidere a fare un gran passo avanti nella devozione alla madonna. Mistero. La Madonna tocca Dio.

Misura della Devozione alla Madonna. Obb[ligatorio] non togliere troppo alla devozione a Gesù. Senz’altro se nella Devozione alla Madonna ci fosse qualche ele